Quando l’attenzione è in riserva, ovvero dalla dipendenza all’abuso di Twitter

Twitter! Twitter! Twitter! by Gaping Void

Non sono mai stato uno studente modello. I miei genitori durante il pomeriggio non c’erano, i nonni rimanevano al piano di sotto.
Ed allora non c’era nessuno a sgridarmi e dire “adesso basta con questi cartoni animati, finisci i compiti”. Ed invece ci si arrabattava tra Lamù e Trider G7, poi via di zapping a cercare ancora sulle altre reti ,che sparavano qualsiasi serie della golden age degli anime.
E riuscire a fare quei compiti con l’attenzione da un’altra parte era veramente un’impresa.

Twitter ha ormai intrapreso la “via italiana” a tutti gli effetti, snaturandosi e diventando una chat permanente, a tal punto che in certi momenti se voglio combinare qualcosa devo chiudere questo canale di comunicazione: basterebbe che quelli di Twitter introducessero i gruppi, in modo da poter zittire in certi momenti un gruppo di utenti e mantenere attive le notifiche senza che queste si trasformino in un suono ritmico.

Oppure visto che l’acquisizione di Google ha rinnovato l’interesse per Jaiku, che è veramente adatto a questo scopo, con i suoi canali e le risposte ai messaggi, non vedrei male uno spostamento di tutta questa comunicazione “che non si spegne mai” su Jaiku, sperando che qualcuno si dedichi a creare un client decente per questa piattaforma.

E’ un discorso da rompicoglioni? Forse sì, ma ultimamente troppe volte il flusso di Twitter diventa arrembante e quasi inarrestabile. E’ capitato anche a me di fare qualche twit di risposta di troppo, ma ad un certo punto bisogna rendersi conto che si spara quella risposta non solo a quella persona ma a decine o centinaia di persone, che magari stanno lavorando o che seguendo centinaia di utenti, si ritrovano bombardati da una marea di messaggi.

All’inizio parlavo di dipendenza intendevo che era un gioco, a volte anche utile, decisamente appassionante, che ti faceva compagnia quando eri al lavoro in ufficio o nella notte, che con la sua versione da cellulare non ti lasciava virtualmente mai.
Ora per certi versi siamo all’abuso.

Ad esempio nel mondo del CB il canale 13 era quello riservato alle comunicazioni, dove rimanendo all’ascolto potevi sapere quando qualcuno dei tuoi amici accendeva il CB.
Ma c’era sempre qualcuno che ne approfittava per fare poi quattro chiacchiere subito, monopolizzando magari il canale per decine di minuti, senza lasciare spazio tra una voce ed un’altra, impedendo ad altri di inserirsi per le proprie comunicazioni.
Capitava, ma qualcuno, gentilmente o con qualche espressione colorita, ti faceva presente che esistevano almeno altri venti/trenta/x canali su cui parlare.

Dovrò disattivare le notifiche via IM di diverse persone per tornare a quell’uso più poetico di Twitter? Intanto per oggi ho spento.

3 pensieri su “Quando l’attenzione è in riserva, ovvero dalla dipendenza all’abuso di Twitter

  1. Io ammetto che eccedo in ambo i versi. Lo tengo spento per 48 ore oppure sono capace di sparare cazzate ogni 30 secondi, rispondendo a questo o a quel topic.

    L’uso chat l’ ho abolito … ad esempio IRC è sempre spento anche se, quando sono al lavoro, la tentazione di chiedere una mano su un paio di canali è tanta …

    Per quanto riguarda twitter la storia è complessa. come chat mi stressa, ma altrove chi trovo ? o meglio gli username ci sono, gli stessi di twitter, ma come “presenza” non c’è proprio storia.

    La penso come eio, che dice che lui aggiunge gente pensando che qualcuno abbia qualcosa di intelligente da dire.

    Ma il rapporto segnale/rumore è troppo sfavorevole nella sfera italiana e penso che l’unica maniera di risolvere la questione sia quella di rimuoverla alla radice.

    Smettendo di usare Twitter.

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