Dust collector

Da quando esiste internet ho sempre cercato di costruirci qualcosa. Ho realizzato e chiuso siti, senza mantenerne copia e memoria, cercando di ricominciare da zero, ora mi verrebbe da dire per cancellare gli errori commessi. Errori di ingenuità sia chiaro, perché più passava il tempo e più capivo che quello che pubblicavo in rete poteva anche permettermi di crearci attorno una professione.

Ci ho provato, poi ho fatto altre scelte. Negli ultimi anni mi sono allontanato sempre più da blog e social network, soprattutto con la chiusura di Friendfeed, ma anche lì negli ultimi due anni ero in galleggiamento.

Soprattutto non sono più riuscito a scrivere online. Ho cominciato a sentire come spiacevole che persone che mi conoscevano ma con cui non ho legami se non professionali, leggessero alcune cose personali mie e me ne parlassero. Sembra strano in un momento in cui in tanti mettono in mostra su Facebook ogni parte della propria vita, magari solo per far sembrare migliore la propria vita agli occhi degli altri e sembrare meno sfigati, come in realtà siamo un po’ tutti, chi più chi meno.

Quindi anche questo blog è stato dimenticato, maltrattato, affossato nelle ricerche di Google, in modo da farlo sparire dalla testa dei risultati nelle ricerche per il mio nome. Ci ho anche messo pubblicità online che Google non apprezza (per via dei link) e per questo declassa il blog nelle proprie ricerche.

Ho pensato anche di chiuderlo. Qualcuno mi ha chiesto se il dominio era in vendita e mi ha anche fatto una proposta.

E’ un momento in cui avrei tanto da scrivere, più per me che per gli altri. Infatti ho ricominciato a scrivere, su un taccuino, ma visto che spesso sono davanti ad uno schermo mi viene molto naturale farlo anche per esprimermi.

Forse dovrei aprire un altro blog, dove non c’è scritto chi sono, dove vivo, cosa faccio e perché scrivo.

La casa

Mai avrei immaginato una giornata come oggi.

Quella che doveva essere una giornata felice è stato invece un concentrato di ansia e paure. Il terrore di aver fatto male i conti e non aver considerato tutti gli aspetti, le spese, gli imprevisti possibili per una scelta a questo punto senza ritorno se non con una rimessa considerevole.

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Google

Che ci piaccia o no, Google rappresenta qualcosa di importante nella storia.

Era un motore di ricerca per cercare e classificare la nascente internet ed ora è qualcosa così grande da non stare più dentro ad una sola società. Google è ora una parte di Alphabet, una holding che oltre a Google controlla tutti quegli altri progetti come la robotica o gli studi sulla longevità umana.

Tutto questo preambolo per dire che Google ha cambiato logo, usando quello che era stato visto nel logo Alphabet. Un’occasione per ripercorrere la storia di G.

5113 giorni dopo

Ero tornato a casa dopo un giorno e mezzo in ospedale. Dopo quattro ore di sonno e una doccia ero ripartito da casa con la felice consapevolezza che quel giorno, di quell’estate così calda, sarei diventato papà di un bambino o di una bambina.

Quando ho acceso la radio sapevo che quel momento sarebbe rimasto nella mia memoria.  Non ricordo la radio che lo trasmetteva ma il brano era questo. Sembra fatto apposta, ma è stato un caso.

Oggi sono passati quattordici anni da quel giorno in cui ci siamo incontrati nel corridoio di fronte alla sala operatoria. Lì ho scoperto che eri una bambina, che ti saresti chiamata Sara, il nome che io e  la mamma avevamo scelto per te se fossi stata una bambina.
Se fossi stata un maschio avresti avuto il nome dei nostri nonni, ma questa è un’altra storia. Come quella che se la mamma avesse avuto una gravidanza più tranquilla, forse un mese prima sarei stato insieme agli altri a Genova nei giorni del G8.

Quel fagottino di due chili e novecento grammi, che mi guardava dall’incubatrice ora è alta quasi come me. Ogni tanto mi fa arrabbiare, come fanno arrabbiare tutti i ragazzi della sua età, più o meno. Però tante volte mi rende orgoglioso, e forse non glielo mostro abbastanza.

Sara,

vorrei che tu fossi più sicura di te, delle tue capacità e della sua sensibilità. Vorrei che tu fossi più dolce con tua sorella. Vorrei vederti meno con quel telefono in mano davanti alla faccia ad ogni ora del giorno. Vorrei vederti serena, più spesso.

Vorrei che non crescessi così in fretta. Ma, ormai, è troppo tardi.

Il tuo babbo.