Archivi tag: youtube

Sul canale Youtube della Morinaga, una importante ditta giapponese di dolciumi, si trovano le pubblicità di questa azienda dolciaria, ricette ed altri video inerenti i loro prodotti.

In occasione del centenario di uno dei loro prodotti, la caramella al latte Morinagaè stato pubblicato un piccolo anime realizzato dallo Studio 4℃: il titolo Hitotsubu ni Kawaranu Ai o Komete significa “Trasmettere il nostro incrollabile amore in un singolo morso” e gioca sul fatto che un sapore è in grado di riportarci indietro nel tempo, anche fino alla nostra infanzia.

Il fatto mi ha incuriosito perché in questo periodo in Italia è ripartito Carosello, remake di una trasmissione che è stato un pilastro storico della televisione e della pubblicità in Italia. Ovviamente non è possibile ricreare la particolarità di quel momento storico, ma questa è un’altra storia.

Guardatevi anche altre pubblicità sul canale Youtube della Morinaga. Alcune sono veramente esilaranti.

[via AnimeClick]

Se mi conosci sai che ho una passione viscerale per i Radiohead sin dai tempi di Pablo Honey.

Ti segnalo un interessante video in HD su YouTube, un concerto del 2001, dopo l’uscita di Kid A, per la trasmissione di Jools Holland.

Buon ascolto.

Oggi il Resto del Carlino, nell’edizione locale di Rimini, mette in prima pagina e ben in evidenza negli strilloni fuori delle edicole, la notizia della “folle corsa della nostra gioventù bruciata“.

Prendendo il caffé stamattina ho dato uno sguardo a questo articolo, e come immaginavo parlava proprio di un video che avevo visto almeno diversi mesi fa, facendo alcune ricerche sui video caricati che contenevano la parola “cattolica”, il paese dove vivo.
Quella volta riscontrai che il video, caricato nel mese di marzo, era sì un video girato a Cattolica, si riconosce nel video girato con un cellulare solo l’insegna di un supermercato e il parcheggio di fronte alla scuola di mia figlia, ma l’accento di quelli a bordo della vettura dimostra evidentemente che non si tratta di ragazzi di queste parti.

Non che questa zona sia immune dalla follia di correre ad alta velocità per le vie del paese, anzi, ma mettere in prima pagina un video vecchio di mesi solo perché a livello nazionale si continua a parlare di questo “fenomeno dei video messi su internet”, sembra veramente la necessità di colmare i vuoti di chi non sa cosa scrivere, per riempire quella pagina ogni giorno, senza occuparsi dei veri problemi.

Parlare di “video choc”, di “video dell’assurdo” (che proprietà di linguaggio!) invece che di scempio del territorio, cemetificazione che ormai si è spinta fin dentro il mare, rifiuti, è chiaramente più semplice: ma non preoccupatevi, basta un bel consiglio aperto in cui i cittadini in realtà non possono dire niente, per mettersi a posto la coscienza.

Quando in un consiglio provinciale parlai, in proposito della sicurezza stradale, della necessità di porre maggiori controlli per un utilizzo corretto del casco, mi hanno guardato tutti come un alieno: non so da voi ma qui va di moda tenere questa scodella minuscola mezza slacciata sulla nuca, magari con un berretto a visiera per non scompigliarsi i capelli.
Siamo subito pronti a piangere e a parlare di curva assassina, incrocio killer, senza mai ricordarsi di chiedersi dove sono quei genitori che dovrebbero insegnare ai figli come tenersi cara la pelle ed invece comprano ai figli delle belle auto con tanti cavalli.

Singolare la scelta da parte del magazine Time che ogni fine anno mette in copertina il personaggio dell’anno.

Nella foto campeggia un computer e sotto la scritta “You”: l’avvento e la diffusione di social networks come YouTube, Facebook, MySpace stanno facendo in modo che il contributo di un singolo individuo possa raggiungere un numero enorme di persone.
Pensate anche a quanti account sono stati creati:
io personalmente penso di essermi iscritto ad un buon 70% dei servizi che sono stati lanciati (escludendo molti cloni mediocri) e non solo, li ho pure usati, caricato materiale, scritto contenuti e segnalazioni.

La domanda che si pone il Times è cosa questo esperimento, il decantato Web2.0, diventerà.
Quello che mi chiedo io è se il giocattolo riuscirà ad evitare la disgregazione dei percorsi alternativi, il miraggio della pubblicità, la concentrazione su alcuni canali preferenziali e il controllo da parte dei grandi gruppi mediatici.

Il pericolo è che si crei un nuovo mondo digitale, che riproduca i modelli di quello attuale, ritornando ad una fruizione passiva, perdendo quella carica innovativa che sta portando: la possibilità di ognuno di portare il proprio contributo e la propria voce.

Certo, una voce in mezzo ad un milione di voci può rischiare di perdersi, aumentando solo il rumore di fondo, e passare inosservata: ma quale alternativa abbiamo al silenzio?

Urgono lezioni private di buddismo zen…