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Grazie alla signora Gelmini, nella scuola si lavora sempre meno. Sempre meno progetti sui bambini, sempre meno insegnanti di sostegno, così Monica, finiti i centri estivi, è senza lavoro.
Economicamente quindi non va tanto bene, ma da settembre sembra scattato qualcosa in Sara. Forse è grazie al fatto che Sofia ha iniziato ad andare a scuola ed ora non la sente più come una “privilegiata” che non ha compiti da fare, oppure sono stati i continui scontri tra noi e lei durante la fine dello scorso anno scolastico e durante l’estate.

Oggi sono tornato a casa, ho scoperto che Sara aveva preso un ottimo. Ultimamente fa molte meno storie per fare i compiti e ha scoperto che l’impegno produce risultati tangibili, e non parlo solo di voti. Stiamo tutti meglio.
Siamo andati insieme in piscina a vedere la lezione di nuoto di Sofia, poi abbiamo portato la sdraietta al loro nuovo cuginetto.
Infine abbiamo cenato insieme con una atmosfera veramente singolare, una serenità unica.

Chissà se è stato merito anche della pizza che avevo cucinato.

La mia piccola Sofia ha cinque anni, quasi non ci credo che a settembre uscirà di casa col grembiule per andare in prima elementare.

Sofia, come Sara, ha sempre vissuto in una casa dove i dispositivi elettronici sono una parte integrante della vita quotidiana. A tre anni giocava con il Nintendo DS di Sara, a quattro ha imparato ad usare l’iphone della mamma, usa tranquillamente il mouse, sa scrivere sulla tastiera, inserisce la sua password quando cambia utente, apre Firefox e usa google per trovare i siti dei giochi in flash come giochiperragazze o friv.

Stamattina Sofia è a casa, colpita dal virus intestinale che gira in questi giorni. Questo è quello che mi ha scritto Monica in chat, pochi minuti fa: “ti saluto che lascio il computer a Sofia. Senti la discussione che ho avuto con Sofia.”

Sofia: “voglio scrivere sul mio blog”.
Monica: “tu non hai un blog”.
Sofia: “perchè no?! La Sara c’è l’ha. Lo voglio, mi serve!”
Monica: “La Sara è più grande, perchè ti serve?”
Sofia: “per scrivere quello devo dire!”

Passano un paio di minuti e in chat mi appare questo messaggio:

“sono sofia vorrei un blog <3″

Dopo poco suona il telefono in ufficio: “sono Sofia Conti, mi passi il mio babbo?”. Con la sua vocina più smielata e ruffiana mi ha chiesto “babbo, mi fai un blog?”. “a cosa ti serve?”. “ci scrivo i pensieri”.
Mi passa la mamma che mi dice che era stata Sofia a voler chiamare dopo che aveva scritto quella cosa da sola sulla chat della mamma, perché il babbo non rispondeva.

P.S. Ciao Sofia, il babbo mantiene le promesse.

E’ ufficiale, non riesco ormai più a tenere i ritmi di qualche mese fa, e la mia presenza online è ormai ridotta a qualcosa che rubo ad altri momenti. A questo aggiungo anche un momento in cui sento un sovraccarico che penso potrò superare con una bella dose di ferie. Ferie che però non posso fare, visto che dovrò tenermele per quando finiranno le scuole elementari e dovrò stare a casa con Sara.

Intanto visto che io non riesco più ad essere presente online con costanza, ho deciso di coinvolgere la famiglia: prima ho cercato con successo di coinvolgere mia moglie ad aprire il proprio blog, monica.disordine.com.
Dopo qualche giorno di seguito alla domanda cos’è un blog, fattami da Sara, mi ha chiesto “voglio anch’io il mio blog, “www .it sara .com”…dopo qualche minuto, in cui ho trattato per la mediazione sul dominio, ho messo online anche il blog di mia figlia Sara, sara.disordine.com .

A questo punto mi aspetto solo che Sofia voglia aprire il suo Tumblr… per ora nessuno mi ha fatto richiesta di un account su Twitter. :P