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Ultimamente si passa il tempo a provare social network, nella speranza, un pò compulsiva, di trovare uno strumento che si adatti alle nostre necessità (e a quelle degli altri, sennò che social network è??).
Ci si registra ovunque e ogni volta si passano giorni in inserimento dati, avatar, contatti, vedere se c’è qualche nostra conoscenza che sta utilizzando questo servizio: insomma la solita storia..

Ultimo in ordine cronologico è Pownce, un misto tra Twitter ed un “istant messenger che vuole fare il social network”: di fronte al moltiplicarsi delle piattaforme possibili da Twitter/Jaiku/Hictu/Pownce, a tutti i social network specifici, Last.fm per la musica, aNobii per i libri, etc, etc, l’unica possibilità al momento sembra quella di integrare il tutto in Facebook, possibilità che comunque non mi appassiona. Meglio Netvibes.

Ho trovato molto interessanti le riflessioni di Dave Winer, Marc Canter e Paolo Valdemarin su come in realtà i social network come Facebook o Twitter sono ancora pensati in buona parte per una utenza non professionale: Pownce con i suoi gruppi e il file sharing è quello che più si avvicina ad una possibile transizione del mondo professionale verso questo tipo di comunicazione.

L’ipotetico Ring (che a me come nome ricordava più il thriller giapponese che “il signore degli anelli”) è un qualcosa che in pratica queste tre persone potrebbero tranquillamente sviluppare, partendo da una base come quella di People Aggregator, e introducendo tante di quelle piccole idee che vengono al vulcanico Winer.

“Identities and social networks”, una riflessione che vi invito a recuperare. Vi ho lasciato alcuni link, da quelli risalite la corrente.

Così come per gli istant messenger si cercava di non integrare le varie reti in modo da tenersi stretti gli utenti, così sta succedendo nei social network, con l’unica eccezione di Twitter che vede molto del traffico sulla sua rete non passare direttamente dalle sue pagine, tra Twittermaps, client come Twitterrific o Twitteroo, Facebook o Netvibes.

Questa domenica, mentre me ne sto a guardare il motomondiale, sto facendo un pò di giri tra i social network a cui sono iscritto.
In questi giorni sembra che molti blogger italiani si siano iscritti a Facebook, complice il lancio della F8 platform e di tutte le applicazioni che sono state create per aggregare i vari social network in una sola pagina: sinceramente sono iscritto da tempo e non mi ha mai emozionato ma dal lancio di F8 sto provando a cercare di capire quale filosofia c’è sotto.

http://www.mashable.com“>Mashable, il blog di Pete Cashmore, vero concorrente di TechCrunch e ultimamente molto più interessante, ha lanciato un proprio social network in cui è possibile raccogliere nella propria pagina gli account dei SN a cui si è iscritti. Una sorta di social ClaimID.

Anobii, il social network dedicato ai libri è molto interessante, ma ultimamente sono talmente impegnato che il tempo dedicato alla lettura di libri è molto poco. Sto aggiungendo qualche libro prendendoli direttamente dagli scaffali degli altri, dove incontro qualche libro che possiedo..so che non è il modo corretto, ma sono veramente attimi rubati nel corso della giornata.

Con la semichiusura di Pandora, quando posso vado su LastFM che raccoglie la musica che ascolto quando sono al computer, purtroppo non sul posto di lavoro dove i miei gusti musicali sembrano non essere apprezzati ( :P ).

Sono molto contento del rilancio di http://www.zooomr.com“>Zooomr ma mi rendo conto di essere molto pigro nel mettere online le mie foto: urge studiare una soluzione automatizzata per effettuare la cosa..ma poi come la metttiamo con Flickr?

Non sono certo uno che viaggia tanto, ma se vi interessa mi trovate anche su Dopplr: mi scoccia che non sia possibile inserire Cattolica come “home” e soprattutto non ho trovato nessuna funzione per cambiare l’impostazione iniziale.

Altro? Sì, tanto altro, ma non voglio annoiarvi…se non ne avete abbastanza guardate su Twitter.

Singolare la scelta da parte del magazine Time che ogni fine anno mette in copertina il personaggio dell’anno.

Nella foto campeggia un computer e sotto la scritta “You”: l’avvento e la diffusione di social networks come YouTube, Facebook, MySpace stanno facendo in modo che il contributo di un singolo individuo possa raggiungere un numero enorme di persone.
Pensate anche a quanti account sono stati creati:
io personalmente penso di essermi iscritto ad un buon 70% dei servizi che sono stati lanciati (escludendo molti cloni mediocri) e non solo, li ho pure usati, caricato materiale, scritto contenuti e segnalazioni.

La domanda che si pone il Times è cosa questo esperimento, il decantato Web2.0, diventerà.
Quello che mi chiedo io è se il giocattolo riuscirà ad evitare la disgregazione dei percorsi alternativi, il miraggio della pubblicità, la concentrazione su alcuni canali preferenziali e il controllo da parte dei grandi gruppi mediatici.

Il pericolo è che si crei un nuovo mondo digitale, che riproduca i modelli di quello attuale, ritornando ad una fruizione passiva, perdendo quella carica innovativa che sta portando: la possibilità di ognuno di portare il proprio contributo e la propria voce.

Certo, una voce in mezzo ad un milione di voci può rischiare di perdersi, aumentando solo il rumore di fondo, e passare inosservata: ma quale alternativa abbiamo al silenzio?

Urgono lezioni private di buddismo zen…