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Basta poco per la felicità

Grazie alla signora Gelmini, nella scuola si lavora sempre meno. Sempre meno progetti sui bambini, sempre meno insegnanti di sostegno, così Monica, finiti i centri estivi, è senza lavoro.
Economicamente quindi non va tanto bene, ma da settembre sembra scattato qualcosa in Sara. Forse è grazie al fatto che Sofia ha iniziato ad andare a scuola ed ora non la sente più come una “privilegiata” che non ha compiti da fare, oppure sono stati i continui scontri tra noi e lei durante la fine dello scorso anno scolastico e durante l’estate.

Oggi sono tornato a casa, ho scoperto che Sara aveva preso un ottimo. Ultimamente fa molte meno storie per fare i compiti e ha scoperto che l’impegno produce risultati tangibili, e non parlo solo di voti. Stiamo tutti meglio.
Siamo andati insieme in piscina a vedere la lezione di nuoto di Sofia, poi abbiamo portato la sdraietta al loro nuovo cuginetto.
Infine abbiamo cenato insieme con una atmosfera veramente singolare, una serenità unica.

Chissà se è stato merito anche della pizza che avevo cucinato.

Coccole

Capita a volte che ti alzi alla mattina e tua figlia, quella più grande che fa la quarta elementare ti faccia, come dire, girare le scatole.
Ti dice che non vuole andare a scuola, che non le piace la scuola. Tu esci di casa che ancora la crisi è in atto, prendi la bici, ti fai una decina di chilometri con un paio di gradi di temperatura ambiente, lotti contro i computer per nove ore, facendo giusto una mezz’ora di pausa e poi verso le cinque e mezza, quando sta tramontando rimetti il caschetto e pedali verso casa.

Appena entrato scopri dalla moglie che la figlia grande ha fatto casino fino a pochi minuti prima di andare a casa, e che ora si trova dalla nonna in ritiro.
Apri il tuo account sul computer di casa, butti un occhio agli scaricamenti, e poi un suono ti avverte che è arrivata una email. Una email dall’indirizzo della nonna, intitolata “coccole”:

Ciao babbo sono la Sara, ti ricordi che io stamattina non volevo
andare a scuola, e guarda caso mi sono divertita più degli altri
giorni la Nadia ci ha divisi in due gruppi, io con il mio gruppo siamo
andati al computer, poi siamo tornati disopra e con la Paola abbiamo
parlato perchè il diciassette si starà a casa e da lì abbiamo
iniziato a parlare di Garibaldi, Nino, ugo ecc…
e anchi dei 150 anni d’ Italia.
Sei il papà migliore di tutto l’ universo.

Ti sciogli, chiami la moglie per farle leggere quelle parole, quando solo pochi minuti prima stavate discutendo di come aiutare quella bimba grande a vivere meglio il suo rapporto con la scuola, la competitività tra compagni, le responsabilità, ma soprattutto la curiosità di scoprire cose nuove ogni giorno.

Per quanto siano brave le maestre la scuola rimane un microuniverso in cui i bambini imparano a confrontarsi con la vita, e spesso è molto dura. Tu come genitore ti metti in discussione continuamente, pensi di aver contribuito oltre ogni modo a quelle insicurezze, memore di tanti infruttuosi studi di psicologia, pensi a come migliorare quella situazione che a volte ti sfugge di mano.

Quelle parole non significano che ti sbagliavi, che sei stato un bravissimo genitore. Nella dura scalata della crescita spesso si scivola, e ci si fa anche male, l’importante però è tenersi alla corda, sicuri che l’altro terrà ben salda quella corda.

Il mappamondo sul comodino

Ieri sera Sara, guardando il mappamondo che gli ha portato la befana, mi ha chiesto dov’era la guerra che ha visto in questi giorni in televisione (nei rari momenti in cui guardiamo i tg in loro presenza).

Poi mi ha chiesto in quali altri posti c’era la guerra. Ad un certo punto, con la voce rotta dai singhiozzi del pianto, mi ha detto “io quando sarò grande voglio comandare il governo, per dare i soldi ai bambini di quei posti, così possono andare a scuola e vivere meglio come noi”.

Se il mondo ascoltasse i bambini sarebbe un posto migliore.
Scusa Sara, è tutta colpa nostra.

Io quelli della Pixar li odio. Son troppo bravi.

Non vi racconto di quanto è bello il nuovo film della Pixar: probabilmente l’avrete già visto o qualcuno vi avrà già detto di andare assolutamente a vederlo.

Dico solo che non riesco ad immaginarmi quale altro passo verso la follia potranno compiere: hanno fatto un paio di film su giocattoli animati che parlano, hanno mostrato i mostri che hanno paura dei bambini; poi sono passati ad un altro livello di difficoltà, prima realizzando un lungometraggio con dei pesci come protagonisti, per poi passare alle auto (i supereroi erano scontatamente semplici) rendendole personaggi credibili e appassionanti.
I primi minuti di Wall-E ti fanno pensare che possano aver compiuto il passo più lungo della gamba, con una scena di diversi minuti senza un dialogo: la prima cosa a cui pensi è “mia figlia apprezzerà queste bellissime scene ricche di poesia e piccole chicche disseminate qua e là?”.
Ed invece quelli della Pixar ti sorprendono ancora e ti fanno appassionare a quel robottino che dice giusto una ventina di parole, a tal punto che alla fine ti ritrovi con le lacrime e a parlare con la tua figlia di sette anni dei tanti episodi di questo ennesimo capolavoro, entrambi entusiasti.

Che fortuna, a me è capitato Wall-E, a mia moglie toccherà High School Musical 3.
E poi, a metà novembre non dovrebbe uscire in Italia, con un ritardo di vent’anni, l’edizione italiana di Totoro?

Senza parole

Mia figlia Sara (6 anni) entra, guarda la televisione e dice “Chi è quello? Me lo confondo con Berlusconi…”. Mia moglie gli risponde “Ma quello è Berlusconi.”.

Sara, tranquilla, risponde “ah, ma dai, me lo ricordavo tutto pelato sopra.”.

Senza parole.