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Milano – Rimini sola andata. Verso la repressione del dissenso

Il PAZ in piazza Cavour
Ieri mentre a Milano la polizia manganellava gli studenti che protestavano contro la riforma della scuola, a Rimini la scala dell’indice di democrazia del nostro paese è scesa di un ulteriore punto.

E’ stata posta sotto sequesto l’ex Centrale del Latte da poco meno di un mese occupata dalle ragazze e dai ragazzi del Laboratorio PAZ, a seguito dello sgombero forzato della precedente sede del laboratorio in via Montevecchio.
A questo si aggiunge una serie di diffide rivolte ai ragazzi ancora da chiarire che li considera al pari di criminali, come individui pericolosi per l’ordine pubblico: questo succede in un paese in cui se sei un ultrà che distrugge treni o auto in sosta la passi liscia, mentre se metti i bastoni tra le ruote alla politica legata all’imprenditoria, se metti il dito nella piaga in questioni come la difesa dei migranti, dei precari, degli operai lasciati a casa da imprenditori scaltri e intrallazzoni vieni colpito dalla magistratura, che a Rimini è un tutt’uno con la politica di palazzo.

Il dissenso è ormai considerato come pratica criminale, si vuole regolamentare lo sciopero per eliminare l’ultimo strumento a disposizione di chi lavora per far sentire la propria voce, i mezzi di informazione sono il megafono del controllore invece del pungolo nel fianco.

La provincia di Rimini si mostra al mondo come un luogo di divertimenti e piacere di vivere, ma vanta primati sulle morti sul lavoro, sul numero di lavoratori stagionali in nero, sul costo degli affitti.
L’unico spazio per giovani e non, in cui si è cercato di creare qualcosa che non sia preconfezionato e a pagamento, è stato chiuso un’altra volta. E con queste diffide si cerca ora di bloccare ogni futuro a questo movimento.
Spero solo che i più giovani si sveglino e vincano l’apatia con cui cercano di tenerli addormentati.

Scrivo questo pur non facendo parte del collettivo del PAZ, ma da sempre abbiamo portato avanti insieme lotte come quella contro l’inceneritore.
Forza ragazzi, abbiamo sempre più bisogno di voi.

Birmania: immagini che ho già visto da qualche parte..

Birmania, sangue sulle strade

Guardo le immagini che ci arrivano dalla Birmania e penso di averle già viste, ma non in un altro paese in cui un colpo di stato dell’esercito reprime le proteste della popolazione.

Vedo la polizia armata, con caschi, scudi, manganelli, lacrimogeni, armi: carica, colpisce, punisce, uccide.
Vedo la polizia che attacca chi cerca di documentare quello che sta succedendo.

Ricordo Genova, e anche lì di fronte alla polizia armata c’era un popolo a mani nude, che chiedeva democrazia, pace, libertà.