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Photo by http://www.flickr.com/photos/wmjas/Questo un articolo dell’ANSA di oggi, 6 dicembre 2010.

”Chi punta a governare stia attento alle mafie”. Sono parole del giudice Piergiorgio Morosini, nato a Cattolica ma da 16 anni a Palermo. Il magistrato in un’intervista afferma che ”a Rimini c’e’ un crescente riciclaggio di proventi illegali delle attivita’ mafiose, molto piu’ di Palermo, Enna o Agrigento”.

Morosini poi aggiunge: ”I politici hanno una grande responsabilita’ nelle mani. Mi piacerebbe sapere cosa propongono i candidati alle elezioni per fronteggiare il riciclaggio di denaro sporco”.

Se ne parlava già anni fa, e quando ne parlammo in consiglio provinciale, tutti si affrettarono a smentire, dicendo che volevamo screditare il buon nome degli imprenditori riminesi.

WHEN SKATEBOARDS WILL BE FREE by Said Sayrafiezadeh (Excerpt)

Con un titolo del genere ed un incipit così non potevo non segnalarlo.

Inoltre per rimanere in tema, vi consiglio di leggervi un post che condivido pienamente, scritto col cuore di chi, crisi o non crisi, continua a trovarsi nella stessa situazione.

la crisi per un sacco di gente, soprattutto giovani, c’è da sempre. Da quando siamo usciti dalle superiori non fate che ripeterci che non c’è posto per noi, che siamo in esubero, che abbiamo studiato troppo o troppo poco o comunque cose inutili, che non avremo la pensione, che non avremo la mutua, che non avremo il mutuo, non avremo una casa, non avremo una famiglia.

Ieri Obama sembrava interpretare il profeta sceso dalla montagna in un kolossal di Hollywood.
In Italia invece abbiamo al governo il signore delle locuste.

Non so quanto il nuovo presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, potrà cambiare il mondo.
Di certo viene dalla strada, ha lottato con i denti per arrivare lì, in quel posto dove la strada sembrava già spianata per l’ennesima puntata di una dinastia come quella dei Clinton. Oppure per un nuovo capitolo dell’oscura storia repubblicana, che forse ci avrebbe portato alla terza guerra mondiale (ve lo ricordate l’Iran?).
Spero che riesca a fare quanto ha detto, anche se dovrà lottare prima di tutto contro quelli della sua parte politica. Sarebbe una buona cosa per l’influenza che potrebbe avere su tutto il resto del mondo.

Piccolo parallelo con l’Italia: Barack Obama è giovane, afroamericano, non era certamente ricco o rappresentante di qualche grande azienda, è, per quel che ne sappiamo, una persona onesta; noi abbiamo un presidente vecchio, uno degli uomini più ricchi e potenti d’Italia, a capo di un impero mediatico ed economico, con conflitti d’interesse in svariati campi dell’economia, giudicato per diversi reati (per diversi di questi è stato prosciolto solo per decorrenza dei termini, da una sua legge accorciati), si circonda di uomini processati per collusioni con la mafia.

C’è da essere felici per questo evento, per quello che potenzialmente potrà fare e per le ricadute che queste azioni avranno, ma in Italia non c’è una reale possibilità per un cittadino qualunque di arrivare dove è arrivato Obama.
Non c’è attualmente nessun rappresentante dell’opposizione che sia in grado di suscitare la speranza di poter ribaltare questa situazione.
Lo dico a malincuore, soprattutto in un momento in cui i partiti comunisti in Italia sono al loro minimo storico. Non sono stati in grado (non siamo stati in grado) di controbattere alle offensive delle destre, non siamo stati in grado di parlare del comunismo e di come oggi quei principi su cui si basa sono indispensabili.

“reaffirm that fundamental truth—that out of many, we are one”

ha detto Obama nel suo primo discorso dopo il risultato elettorale.
Ho apprezzato quelle parole. La moltitudine. Obama non è comunista, ma sono quei principi ad essere importanti.
Unità, una parola che significa non lasciare indietro nessuno, ma non sto a menarvela sul capitalismo.
Diversamente da molti miei compagni io potrei lasciarmi alle spalle simboli come falce e martello, definizioni come comunismo, ma solo se questo servisse a far capire alle persone che comunque è di una svolta radicale quello di cui abbiamo bisogno.
Non si tratterebbe di buttare la propria storia, ma di renderla attuale. Sia chiaro, non come dice il Partito Democratico, nè come professa attualmente la sinistra arcobaleno, se ancora esiste.

Questa svolta non la porterà Obama, certo cambieranno molte cose (sempre che non lo facciano fuori), ma almeno di riflesso possiamo sperare di poter cambiare il paese attualmente più conservatore d’Europa.

Il PAZ in piazza Cavour
Ieri mentre a Milano la polizia manganellava gli studenti che protestavano contro la riforma della scuola, a Rimini la scala dell’indice di democrazia del nostro paese è scesa di un ulteriore punto.

E’ stata posta sotto sequesto l’ex Centrale del Latte da poco meno di un mese occupata dalle ragazze e dai ragazzi del Laboratorio PAZ, a seguito dello sgombero forzato della precedente sede del laboratorio in via Montevecchio.
A questo si aggiunge una serie di diffide rivolte ai ragazzi ancora da chiarire che li considera al pari di criminali, come individui pericolosi per l’ordine pubblico: questo succede in un paese in cui se sei un ultrà che distrugge treni o auto in sosta la passi liscia, mentre se metti i bastoni tra le ruote alla politica legata all’imprenditoria, se metti il dito nella piaga in questioni come la difesa dei migranti, dei precari, degli operai lasciati a casa da imprenditori scaltri e intrallazzoni vieni colpito dalla magistratura, che a Rimini è un tutt’uno con la politica di palazzo.

Il dissenso è ormai considerato come pratica criminale, si vuole regolamentare lo sciopero per eliminare l’ultimo strumento a disposizione di chi lavora per far sentire la propria voce, i mezzi di informazione sono il megafono del controllore invece del pungolo nel fianco.

La provincia di Rimini si mostra al mondo come un luogo di divertimenti e piacere di vivere, ma vanta primati sulle morti sul lavoro, sul numero di lavoratori stagionali in nero, sul costo degli affitti.
L’unico spazio per giovani e non, in cui si è cercato di creare qualcosa che non sia preconfezionato e a pagamento, è stato chiuso un’altra volta. E con queste diffide si cerca ora di bloccare ogni futuro a questo movimento.
Spero solo che i più giovani si sveglino e vincano l’apatia con cui cercano di tenerli addormentati.

Scrivo questo pur non facendo parte del collettivo del PAZ, ma da sempre abbiamo portato avanti insieme lotte come quella contro l’inceneritore.
Forza ragazzi, abbiamo sempre più bisogno di voi.