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Hackintosh e problemi con le condivisioni di rete

Mio cugino ogni volta che reinstalla una nuova versione di OSX si accorge che ha un problema a connettersi alle cartelle condivise del suo hackintosh da un altro dispositivo.

Ogni volta deve cercare di ricordarsi quale sia il problema, per poi finalmente ricordarsi che su delicious dovrebbe esserci salvato un link ad un articolo con la soluzione.

Visto che è uno smemorato io glielo scrivo anche qui, così non avrà problemi a ricordarselo.

sudo -s
cd /System/Library/Filesystems
rm afpfs.fs
ln -s /System/Library/Filesystems/AppleShare/afpfs.kext afpfs.fs

Pataca!

Lancia i componenti…portatili rotanti!!

Considerando tutto il movimento di persone che si arrabatta per far funzionare OSX sull’hardware più disparato, perché le società che producono laptop non scelgono i componenti in modo da rendere questa operazione più facile?
Sarebbe una grande operazione di marketing: comprarsi un macbook pro alla metà del suo prezzo, certamente non di alluminio, ma la metà di 1500 e passa euro non sono pochi, e secondo me molti li preferirebbero ad altri modelli.

Di che parlo? Visto che a fine aprile dovrò riconsegnare il portatile che ho usato in questi cinque anni, mi sto guardando in giro per capire quale scelta fare.
Certamente se Apple non avesse tolto la firewire dal suo Macbook l’avrei comprato senza problemi (beh, un po’ sì, costicchia!); il Macbook Pro è inarrivabile. Quindi la scelta di un portatile che eventualmente potesse far girare OSX senza troppi problemi o disfunzioni non mi dispiacerebbe.
Il problema è che diversamente dall’hardware di un desktop che puoi scegliere a piacimento, nei portatili non solo non è possibile operare grandi cambiamenti, ma spesso è difficoltoso anche capire di quali componenti è composto e se saranno compatibili.

Prevedo in aumento il numero di connessioni a insanelymac.com.

Costruire un Mac a casa come l’amico di mio cugino

Un amico di mio cugino mi ha detto “mi sono fatto un Mac” e uno pensa che ha tirato fuori dalle tasche un migliaio di euro o forse più e si è comprato qualcosa di plastica bianca (o alluminio e vetro) con una mela morsicata stampigliata sopra.
E invece è un normale pc, su cui funzionano anche Vista e Ubuntu.

Così gli chiedo “da dove sei partito?”. Subito parte e mi dice osx86project.org, dove tutte le informazioni sul fenomeno Hackintosh hanno la loro base: forum (anche in italiano), un wiki che cerca di raccogliere le diverse informazioni in forma organica, un blog sulle ultime novità.
Mi rivela che dopo diverso tempo speso tra le pagine di questo sito ha preso la sua decisione e ha acquistato l’hardware che riteneva più adatto alle proprie necessità e, soprattutto, maggiormente compatibile con il sistema operativo di Apple.

Il suo Hackintosh è basato su una scheda Asus P5K-E Wifi, compatibile con i nuovi processori Intel a 45nm, con un modulo wireless integrato e tante caratteristiche avanzate. Insaziabile gli ha abbinato un processore Intel Core 2 Quad Q6600 2.4Ghz e due banchi di memoria da 2GB l’uno (qui ha un po’ risparmiato scegliendo memorie Kingston); una scheda video basata su nVidia 8400GT, un disco e un masterizzatore Serial Ata completano il piccolo mostro racchiuso in un case CoolerMaster.

“E quali operazioni sono state necessarie per installare OSX?” gli chiedo per andare velocemente al sodo. Continua a leggere

Riflessione sui sistemi operativi: parte uno

Da un paio d’anni sto riflettendo su hardware e sistemi operativi molto più che in passato: il motivo è il desiderio di comprarmi un Mac, cosa che non è ancora diventata realtà in parte perché l’acquisto avrebbe minacciato il mio precario bilancio economico, ed in parte per la riflessione che ogni volta che ci penso riparte.

Ormai lavoro da tempo su sistemi Windows e a casa mi ritrovo poi a continuare ad utilizzare questo sistema operativo, anche per motivi di apprendimento, come nel caso di Vista, sistema operativo che utilizzo sul portatile sin dal rilascio: sul portatile il nuovo OS di casa Microsoft convive con una installazione di XP, che attende di essere ultimata e una installazione di Ubuntu, che uso un po’ per studiarlo, un po’ per una eventuale introduzione nella rete del luogo in cui lavoro.

Proprio questa configurazione mi fa spesso riflettere sul fatto che per buona parte del tempo “vivo” all’interno del browser, Firefox ovviamente, e che passare da Vista a Ubuntu non mi cambia granché per questo, visto che poi i due browser sono configurati in maniera identica.
Dopo aver fatto anche una prova di installazione di OSX, purtroppo senza riuscire a configurare la scheda di rete, mi sono chiesto per quale motivo acquistare ad esempio un Macbook, le cui caratteristiche tecniche sono pari a quelle di un portatile che costa almeno duecento euro di meno.

Sono state troppo rare le occasioni in cui ho potuto provare OSX, mai abbastanza per capire la differenza: un po’ come vedere una bella casa moderna, arredata con uno stile minimalista e con un gusto per il design di infrastrutture e arredi, fare un giro all’interno ma senza abitarci, senza poter capire se quello che consideri bello, di gusto, ha anche un valore aggiunto, qualcosa che sia realmente diverso da quello che lasci alle spalle.
Gli utilizzatori di Apple che conosco parlano di una esperienza di utilizzo sostanzialmente diversa: certamente se penso ai menù del pannello di controllo di Vista, nuovamente rivoluzionati dopo XP, mi rendo conto che alla Microsoft sanno bene come farsi odiare dai propri utenti.

L’aspetto emozionale, che comprende anche il piacere dell’occhio, ha sicuramente un aspetto rilevante in tutto questo, ma è difficile apprezzare quanto, indipendentemente dagli aspetti più propriamente tecnici.
Così ho buttato giù al volo queste righe, pensando che forse qualcun’altro si è posto le stesse domande e forse qualche risposta l’ha già trovata.