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Grazie alla signora Gelmini, nella scuola si lavora sempre meno. Sempre meno progetti sui bambini, sempre meno insegnanti di sostegno, così Monica, finiti i centri estivi, è senza lavoro.
Economicamente quindi non va tanto bene, ma da settembre sembra scattato qualcosa in Sara. Forse è grazie al fatto che Sofia ha iniziato ad andare a scuola ed ora non la sente più come una “privilegiata” che non ha compiti da fare, oppure sono stati i continui scontri tra noi e lei durante la fine dello scorso anno scolastico e durante l’estate.

Oggi sono tornato a casa, ho scoperto che Sara aveva preso un ottimo. Ultimamente fa molte meno storie per fare i compiti e ha scoperto che l’impegno produce risultati tangibili, e non parlo solo di voti. Stiamo tutti meglio.
Siamo andati insieme in piscina a vedere la lezione di nuoto di Sofia, poi abbiamo portato la sdraietta al loro nuovo cuginetto.
Infine abbiamo cenato insieme con una atmosfera veramente singolare, una serenità unica.

Chissà se è stato merito anche della pizza che avevo cucinato.

Ci sono momenti fantastici. Quando ti nasce un figlio, nell’unico attimo di lucidità ti rendi conto che veramente la tua vita è cambiata e una parte di te ora è lì, stretta delicatamente tra le tue braccia.
Puoi vivere momenti laceranti nella tua vita, soprattutto nell’adolescenza, in cui avvengono tante cose a cui non sei preparato: botte tremende, finisci a terra, sconfitto, ginocchia sbucciate, saliva che sa di polvere.
Ogni volta ti sembra di aver fallito una prova determinante, come fosse una sorta di eliminazione dalla possibilità di passare di livello.

Poi ti rialzi, un poco alla volta, e anche se ti rendi conto di portarti dietro tutto nello zaino, senti di avere gambe più buone e che la schiena è tornata dritta.
Ogni volta però sei tu, nel bene o nel male, ma se non sei più solo, l’ennesima sfida potrebbe non vederti come protagonista principale.

Quando alla persona con cui hai costruito il tuo futuro, la vita migliore possibile, capita di avere dei problemi di salute non facilmente comprensibili, e che la lista delle eventuali risposte (che i medici però non ti dicono direttamente) comprende possibilità devastanti, tutto il tuo mondo precedente sembra congelarsi, e l’incubo più grande che inizi a vivere è che tra le decine di possibili scenari che il tuo cervello elabora (mentre vai ad una visita da uno specialista, ad effettuare un esame, o in una notte in pronto soccorso), uno di questi si sostituisca alla realtà.
Preferiresti mille volte essere tu al suo posto. C’è però tanto altro da portare sulle spalle, e questo è il tuo compito immediato.

E’ bello poi scoprire di ritrovarsi tante persone accanto, che offrono il proprio aiuto.
Chi legge queste righe sa che una parte della mia vita è qui, in rete. Fino ad oggi, non ho più scritto nulla in rete. Non avevo voglia né di spiegare, né di essere compatito.

Sono rimasto come alla finestra di una camera d’ospedale, a guardare il mondo fuori che va avanti.

facebookSono diversi anni che la meno con queste storie, quelle che parlano di come il web sia diventato uno strumento realmente sociale e sia passato da qualche anno da collegare i computer a collegare realmente le persone.
Mia moglie più di una volta si è lamentata, pur non comprendendolo completamente, del fatto di come questo universo sociale rapisse una parte della mia attenzione quotidiana.
Per non parlare delle velate accuse condite di gelosia, in merito ai contatti di sesso femminile.

Insomma, ieri, complice la presenza a casa nostra di una amica che “mi segue” su Facebook (dove io in realtà vado poco, più che altro gli status cambiano quando aggiorno Twitter) ho creato un account su Facebook a mia moglie.

E’ stato l’inizio della fine: dopo un iniziale smarrimento, Federica (l’amica) inizia a spiegare a Monica come fare (come dire che io non ero in grado di spiegarglielo con parole comprensibili agli umani).
Ha passato così la sera prima a cercare alcuni amici, prima del periodo delle superiori, poi è passata alla ricerca di amici romani (ha frequentato la facoltà di sociologia alla Sapienza) e caso vuole che ne abbia beccati un paio, con cui ha amichevolmente parlato, sghignazzando per decine di minuti.

Oggi sono tornato a casa dal lavoro e mi ha detto che è stata un’altra ora a chattare su Facebook con un amico che non sentiva da oltre dieci anni, e in quel momento stava disquisendo con un mio amico riminese che l’aveva invitata (me compreso, s’intende) ad una cena per raccogliere fondi per Gaza.

Insomma sono anni che parlo di social network, web 2.0 e affini risultando alieno al 90% delle persone in carne ed ossa che frequento ogni giorno.
Ora mia moglie penso abbia capito una parte di me che non conosceva, ma mi chiedo: ho perso mia moglie? :)
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E’ ufficiale, non riesco ormai più a tenere i ritmi di qualche mese fa, e la mia presenza online è ormai ridotta a qualcosa che rubo ad altri momenti. A questo aggiungo anche un momento in cui sento un sovraccarico che penso potrò superare con una bella dose di ferie. Ferie che però non posso fare, visto che dovrò tenermele per quando finiranno le scuole elementari e dovrò stare a casa con Sara.

Intanto visto che io non riesco più ad essere presente online con costanza, ho deciso di coinvolgere la famiglia: prima ho cercato con successo di coinvolgere mia moglie ad aprire il proprio blog, monica.disordine.com.
Dopo qualche giorno di seguito alla domanda cos’è un blog, fattami da Sara, mi ha chiesto “voglio anch’io il mio blog, “www .it sara .com”…dopo qualche minuto, in cui ho trattato per la mediazione sul dominio, ho messo online anche il blog di mia figlia Sara, sara.disordine.com .

A questo punto mi aspetto solo che Sofia voglia aprire il suo Tumblr… per ora nessuno mi ha fatto richiesta di un account su Twitter. :P