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Comprimere i dischi VHD di Virtual PC

Visto che gli anni passano e la memoria a volte fa cilecca, mi appunto qua una cosa che non conoscevo, che potrebbe tornarmi utile, e forse essere di aiuto anche a qualcun’altro.

Mi hanno passato una macchina virtuale di Virtual PC di Microsoft già preconfigurata con all’interno alcuni file di grandi dimensioni che non mi servivano. Dopo averli cancellati e svuotato il cestino, mi sono accorto che il file .vhd, cioè il disco virtuale della macchina rimaneva nonostante tutto di dimensioni enormi.

E’ bastata una ricerca su google per scoprire che, come avviene per vmware, i file disco possono aumentare di dimensione ma purtroppo il percorso inverso è irto di ostacoli.
Per ovviare a questo problema, su Virtual PC è stato creato un tool che permette di preparare il disco alla compressione: è sufficiente dal menù CD montare la iso che si trova nella directory C:\Programmi\Microsoft Virtual PC\Virtual Machine Additions che si chiama virtualdiskprecompactor.iso.

Una volta lanciato l’eseguibile che si trova al suo interno il file disco verrà preparato alla compressione che poi andrà lanciata dal menù file di Virtual PC, scegliere configurazione guidata disco virtuale -> modifica disco virtuale esistente -> scegliere file disco -> compatta.
A questo punto potrete scegliere se modificare il file originale o crearne uno nuovo. Per sicurezza sceglierei il secondo, se non avete problemi di spazio e poi aggiungerlo al posto di quello originario come disco di avvio della macchina virtuale.

Continuo comunque a preferire VMware.

No more Yahoo?

Yahoo! è stata una delle prime, se non la prima pagina internet che io abbia visto. Quando Google ha iniziato a fornire risultati di ricerca più validi di Yahoo!, Altavista e altri per me è esistita solo la grande G.
Poi a Yahoo! hanno iniziato a cercare e raccogliere persone e progetti innovativi tra le prime startup del web 2.0 e così sono tornati ad essermi simpatici.
Adesso, ma anche l’anno scorso con quel casino sul valore delle azioni nella trattativa con Microsoft, molte menti dietro quei servizi web (Flickr e Delicious su tutti) hanno preso altre strade, e così tutto il potenziale innovativo si è disciolto. E l’ultimo accordo con Microsoft segnerà forse la fine di Yahoo!.
Continuo a temere per la sorte di servizi come i due che ho citato, visto che sono ormai quasi fondamentali per la mia quotidianità.

Le due G: garbino e Google Chrome OS

Oggi pomeriggio sono andato al mare con Sofia. Non che ne avessi voglia, quando è garbino da queste parti ti girano senza motivo, ma quando hai dei figli sarebbe un delitto non portarli al mare soprattutto se abiti a un chilometro dalla spiaggia.

Quando sono tornato avevo la mente un po’ più sgombra di prima, e aprendo il portatile ora sequestrato da mia moglie ho pensato “toh, qui ho installato Chrome, il punto centrale del nuovo Google OS”. E mi sono reso conto che Google non ha ancora rilasciato la versione linux di Chrome, che i netbook attualmente sono pochi rispetto alla quantità di portatili che si vendono (e la cosa qui mi ha fatto pensare), che ancora la filosofia “faccio tutto online” è riservata ad una cerchia ristretta di utenti (pur se in aumento, man mano che gli strumenti aumentano). In breve, tutta questa fatica, per chi e per quanti?

In fondo poi si tratta di una ulteriore versione di Linux e allora tanto valeva investire per creare una distribuzione come fa Shuttleworth con Ubuntu e spingere Linux verso il grande pubblico. Oppure dire “Android gira su qualsiasi computer”. Dovremo aspettare ancora un po’ per avere altri dettagli. Ci penso, metto nelle mie supposizioni le persone che conosco: alcuni non vedrebbero bene tutto questo (non funziona Office, Photoshop, eMule..); altri che di computer non capiscono granché, sarebbero ben felici di questo passaggio del computer da strumento poco comprensibile a una sua versione simile ad un cellulare. Ad alcuni basta che si possa aprire Facebook oppure il sito della Gazzetta dello Sport.

Sembra in definitiva che le scelte di Google siano orientate alla demolizione dell’avversario: Google Docs vs Office, Gmail vs Exchange, Android vs Windows Mobile, e ora Google Os vs Windows. Tra poco infatti Microsoft presenterà Windows 7 e quindi questo annuncio sembra datato apposta per provocare un attacco di cuore al povero Ballmer, pronto a ballare nuovamente e a dirci quanto è bello 7, così come era bello Vista. (sia ben inteso, ho provato Win7, un miglioramento da Vista, ma dopo anni non ci siamo spostati troppo da XP).

Mah, comincio a non capire Google. Sicuramente mi sbaglierò, ma forse tutte quelle caramelle gratis, stanno iniziando a dare problemi a chi prende decisioni a Mountain View. Troppi zuccheri.

Il sistema operativo di Google: per molti ma non per tutti

Con Google che annuncia il lancio del proprio sistema operativo, il Google Chrome OS, cosa dobbiamo aspettarci nel prossimo futuro?

Si tratterà di un sistema operativo basato su Linux e di un sistema a finestre in cui il punto nevralgico sarà il browser, dove ormai ruota buona parte del tempo che le persone passano davanti ad un computer.

Così recita la filosofia dietro a questo progetto:

People want to get to their email instantly, without wasting time waiting for their computers to boot and browsers to start up. They want their computers to always run as fast as when they first bought them. They want their data to be accessible to them wherever they are and not have to worry about losing their computer or forgetting to back up files. Even more importantly, they don’t want to spend hours configuring their computers to work with every new piece of hardware, or have to worry about constant software updates.

Questo il messaggio, che molti, soprattutto gli utenti Windows, troveranno condivisibile.
Cosa significa però accentrare il sistema operativo sul browser? Parliamo chiaro. Non è una soluzione per tutti.

Esiste tutto un mondo di persone che con i computer realizza lavori che non potranno mai girare all’interno di un browser, se non rendendo i browser qualcosa di profondamente diverso da quello che oggi sono in grado di fare: fotoritocco, montaggio video, registrazione audio, modellazione tridimensionale, e non ultimi i videogiochi che sfruttano le enormi potenzialità delle schede grafiche.
Tutti questi ambienti, per uso amatoriale o professionale, saranno sempre basati su un sistema operativo in grado di installare software di vari produttori per adempiere alle varie esigenze.

Esiste poi il mondo degli utilizzatori di sistemi Linux e open source in genere, che vanno da chi vuole avere il totale controllo del proprio computer, da chi fa una scelta diciamo “ideologica”, fino a chi semplicemente vuole usare una alternativa, anche economica, a Windows. A questo aggiungo anche gli utenti Apple, che compiono anch’essi una scelta precisa.

I netbook hanno proposto una soluzione per molti di quegli utenti che da un computer pretende di poter accedere alla rete e poco altro, visto che sulla rete oggi è possibile fare molte cose, dalla gestione dei documenti alla manipolazione delle fotografie, spostando “on the cloud” quello che prima stava sui nostri hard disk o su pile di cd e dvd.
E’ un ritorno alla logica del terminale, dopo anni di rincorsa a computer sempre più potenti che poi gli utenti sfruttavano in minima parte o che i sistemi operativi sovraccaricavano di inutili pesi.

Google punta infatti a questa tipologia di utilizzatori: quelli che vogliono potersi collegare ad internet premendo un pulsante, aspettando il meno possibile (più o meno paragonabile al tempo di avvio di uno smartphone), senza troppe complicazioni per configurare programmi e periferiche.
Avrei dei dubbi sulle possibilità di realizzare l’ultima parte in tempi brevi (il rapporto tra sistemi operativi e periferiche è da sempre il più complesso) ma non sottovalutiamo la potenza di fuoco che può mettere in campo Google di fronte al suo nemico numero uno, Microsoft.

A molti queste parole suoneranno come ovvietà ma dopo anni passati a parlare di rumors di un possibile sistema operativo di Google ora siamo di fronte all’annuncio. E non è poco.

Yahoo!, dove sei?

Devo essere sincero. Non ho mai capito quale strada volesse percorrere Yahoo! negli ultimi anni, quando acquisiva le startup più innovative, si metteva in casa fior di cervelli, per poi mantenere al suo interno dei doppioni: Yahoo! Photos e Flickr, Yahoo! Bookmarks e Delicious, la lista è lunga.
Hanno poi cercato di dare una possibilità alla creatività interna con una struttura come la Brickhouse, da dove sono usciti Pipes e FireEagle, per cercare di evitare che le idee buone diventassero, in un periodo molto positivo, startup esterne alla società.

Ora Yahoo! dopo il tiramolla con Microsoft, nel mezzo della recessione mondiale, si trova in una brutta situazione, alla ricerca di un partner o di un acquirente. E in mezzo a tutto questo, decidono non solo di licenziare, ma anche di chiudere (pare entro la fine dell’anno) la Brickhouse.
Dobbiamo considerare che chi l’aveva messa in piedi se ne è andato quando Yahoo! era nel mezzo della trattativa con Microsoft e soprattutto dopo il fallimento della stessa, ma se penso che la struttura da cui sarebbero dovuti nascere i prodotti più innovativi di Yahoo! verrà chiusa, non so quale futuro potrà mai avere la società giallo-viola.

Ci sono servizi di Yahoo! a cui oggi non saprei rinunciare: certamente Delicious potrei sostituirlo con Magnolia, Flickr con Zooomr, (FireEagle con , Live l’hanno già chiuso) ma non sarebbe la stessa cosa.