Seizon – Life

seizon-lifeNon ricordo dove ho letto di questo manga ancora inedito in Italia. Il fatto è che poche parole in inglese, o in giapponese (sempre sia lodato Chrome) mi hanno messo la curiosità per andarmi a cercare le scansioni di Seizon – Life.

Questa opera di Nobuyuki Fukumoto (testi) e Kaiji Kawaguchi (disegni), una coppia di autori ormai specializzata in storie drammatiche, l’ho trovata tradotta da qualche volenteroso in un inglese decente.
All’inizio di questo manga in ventitré capitoli, il protagonista scopre di avere un cancro che presto lo porterà alla morte così come era stato anni prima per la moglie. Proprio avendo vissuto la dolorosa malattia della moglie decide di togliersi la vita, ed è proprio nell’istante cruciale che il telefono squilla. All’altro capo del telefono la polizia gli comunica che dopo quasi quindici anni è stato ritrovato il cadavere della sua figlia scomparsa, di cui si era persa ogni traccia.
La notizia più sconvolgente è che sembra si sia trattato di un omicidio.
Il signor Takeda rinuncia così ad ogni cura per dedicare ogni minuto della sua vita che gli rimane per trovare l’assassino di sua figlia.

La storia, disegnata con uno stile elegante, si dipana nella ricerca continua di tracce che riescano a portare a quella successiva, cercando di ricostruire gli ultimi spostamenti della figlia, fino al momento in cui ha incontrato il suo assassino.
A parte qualche punto un po’ forzato nella risoluzione della storia, Seizon – Life è una storia avvincente, in cui si avverte il dolore di un padre alla ricerca di risposte e lacerato dai rimorsi per ogni cosa che non ha fatto e che poteva cambiare le sorti della vita di sua figlia.

Non so quante possibilità ci siano di leggere questo manga in Italia, nonostante l’enorme mole di titoli pubblicati nel nostro paese. Una lettura interessante, un manga molto “occidentale”.

Nuvole su carta velina

Sovrapposizione Nihal-Chihiro da disegnomanga.itStasera dal mio Google Reader è spuntato fuori quasi subito questo post di Sandrone Dazieri: Plagio o ispirazione.

L’immagine qui a fianco è una sovrapposizione di una vignetta delle “Cronache del mondo emerso”, edizioni Panini, e un fotogramma tratto da “La città incantata” di Miyazaki. Si potrebbe quasi giocare a “trova le differenze”.
Sinceramente non me la sento di difendere, neanche in parte, Giuseppe Ferrario, l’autore dei disegni che sul suo blog si giustifica affermando di aver studiato e preso ispirazione dai maestri del manga, se ben capisco per esigenze del progetto della storia.

Ricordo come, anni fa, anche autori di manga come Hagiwara ammettevano, facendone quasi un vanto, di ritagliare tonnellate di riviste e utilizzare questa collezione di immagini per infarcire le proprie tavole di elementi .
Mi vengono alla mente anche molti disegnatori (molti anche italiani) che hanno preso altri autori di successo a modello e ne hanno replicato lo stile con risultati più o meno “esaltanti”.
Avendo conosciuto diversi disegnatori di fumetti so bene come la fase di studio di particolari inquadrature è per alcuni fatta di ricerche su altri fumetti di una traccia, o quando le scadenze si avvicinano, di uno schizzo da cui partire o talvolta di una scopiazzata veloce ma poi camuffata.

In questo caso però sono talmente tante le vignette e le inquadrature copiate di sana pianta, scoperte e denunciate dai lettori, da aver fatto addirittura scaturire la decisione di sospendere la serie da parte di Panini Comics.
Un tale livello di “somiglianza” va ben oltre l’omaggio al tal autore o ad un maestro come Miyazaki.
Penso che non siano necessarie altre parole. Continuo a nutrire un amore sconsiderato per chi riesce a creare mondi e personaggi con quei magici segni neri sulla carta. Creare, appunto, non copiare.

Fumetti, che passione..

hellblazerKoolinus ha scritto un lucido post sul mondo degli appassionati di fumetti nel quale mi ci ritrovo abbastanza.
Io da buon single, fino a qualche anno fa, spendevo anche più di centomila lire al mese, tra italiani (comics e manga), titoli Vertigo in originale, un pò di serie indipendenti americane di nicchia, qualche volume gustoso con incursioni nel franco-belga.

Poi alla nascita di Sara ho dato un primo vigoroso taglio a tutte quelle serie che seguivo: “c’è l’ho dal primo numero, mi dispiacerebbe..”, “se smetto adesso poi non troverò mai più gli arretrati”. Se ancora ripenso alla mole di arretrati che comprai nei negozietti di Londra anni fa..ma ero (lo sono ancora) un lavoratore interinale che faceva due (tre) lavori e non potevo più permettermelo.
Continua a leggere Fumetti, che passione..