Procrastinazioni

Ho due post nelle bozze che attendono di essere completati, diverse cose da scrivere sui due-tre giorni che ho passato sulla costa ligure la settimana prima di pasqua, foto, un commento sulla mostra di Warhol a Parma.

Il lavoro e gli impegni della politica mi stanno togliendo tutte le energie per fare poi altro sulla rete: quando ho finito con le prime due, il pensiero e le energie rimaste vanno alle mie due bimbe e a Monica.
Su Downloadblog ci sono tanti blogger nuovi che hanno voglia di farsi notare, quindi non ho l’assillo di lasciarlo scoperto, anche se mi dispiace molto non essere attivo come qualche mese fa.

Scrivo poco anche su Twitter, come se dopo diversi mesi di full social immersion, il mio cervello avesse chiesto un po’ di asocialità, un periodo di distacco. Sarà che a volte, a forza di procrastinare, certe cose ti arrivano addosso come una libreria: non capisci se a colpirti prima è il legno dello scaffale o il Kandel-Schwartz con copertina rigida.

Ad ognuno il suo blog

E’ ufficiale, non riesco ormai più a tenere i ritmi di qualche mese fa, e la mia presenza online è ormai ridotta a qualcosa che rubo ad altri momenti. A questo aggiungo anche un momento in cui sento un sovraccarico che penso potrò superare con una bella dose di ferie. Ferie che però non posso fare, visto che dovrò tenermele per quando finiranno le scuole elementari e dovrò stare a casa con Sara.

Intanto visto che io non riesco più ad essere presente online con costanza, ho deciso di coinvolgere la famiglia: prima ho cercato con successo di coinvolgere mia moglie ad aprire il proprio blog, monica.disordine.com.
Dopo qualche giorno di seguito alla domanda cos’è un blog, fattami da Sara, mi ha chiesto “voglio anch’io il mio blog, “www .it sara .com”…dopo qualche minuto, in cui ho trattato per la mediazione sul dominio, ho messo online anche il blog di mia figlia Sara, sara.disordine.com .

A questo punto mi aspetto solo che Sofia voglia aprire il suo Tumblr… per ora nessuno mi ha fatto richiesta di un account su Twitter. :P

Andare oltre il commento?

BlablablaDeve essere a causa del fatto che siamo immersi in un flusso di informazioni simili, tra feed rss e strumenti più o meno diretti di comunicazione: succede che a volte in certi post che leggi ritrovi alcuni tuoi pensieri che da tempo ti girano in testa.

Ho trovato molto interessante il post di Paolo Valdemarin a proposito della ridda di commenti che si è scatenata sul blog del ministro Gentiloni, e soprattutto questo passo:

Il problema che molti di questi blog hanno è che vengono usati come ennesimo podio da cui illustrare (legittimi) punti di vista, ma non partecipano in alcun modo alle conversazioni in corso, non linkano altri blog, non dedicano una minima attenzione alla realtà che li circonda. Di conseguenza non fanno sistema. Di conseguenza, ai fini del valore della blogosfera, sono irrilevanti.

Questa riflessione, insieme al “twit-post” in inglese che ipotizza un passaggio dei commenti su Facebook o Twitter, mi fa tornare in mente quella precedente di Joel Spolsky sui commenti nei blog: sono diventati uno strumento ormai inadeguato? Forse sì.

Il commento nasce come la possibilità per l’utente che visita un blog di lasciare una traccia, fare appunto un commento a quello che è stato scritto.
Il suo grande limite è che quando il numero di commenti cresce, è impossibile seguire la comunicazione, visto che mancano quelle norme, la vecchia netiquette che nelle mailing list serviva a mantenere la discussione on-topic: questa presunta libertà presente nei blog ne diminuisce la forza comunicativa, e anche utilizzando strumenti come Cocommento Co.mments, un post con più di venti commenti diventa ad un certo punto ingestibile, spesso anche in termini di civiltà.

E’ ipotizzabile uno strumento alternativo? O è sufficiente l’affermazione di Dave Winer?

The cool thing about blogs is that while they may be quiet, and it may be hard to find what you’re looking for, at least you can say what you think without being shouted down. This makes it possible for unpopular ideas to be expressed. And if you know history, the most important ideas often are the unpopular ones…. That’s what’s important about blogs, not that people can comment on your ideas. As long as they can start their own blog, there will be no shortage of places to comment

A volte trovo impensabile togliere completamente i commenti, in quanto la conversazione è fatta anche di commenti brevi, di poche battute. Inoltre se capitassi per caso in un blog e mi trovassi di fronte uno o più messaggi che è parte di una conversazione iniziata, mi sentirei abbastanza spaesato, condizione che si potrebbe superare solo andando a leggere la fonte della conversazione.

E’ pensabile sostituire il trackback con un sistema che utilizzi un file OPML che si aggiorni automaticamente ogni volta che un blog aggiunge un pezzo alla nostra discussione, così che sia possibile risalire il fiume della conversazione,indipendentemente dalla piattaforma utilizzata, sia essa un post sul proprio blog, un breve messaggio su Twitter, o qualsiasi altra piattaforma di comunicazione ci inventeremo nei prossimi anni?

Pomeriggio di garbino

Cristian simpsons-styleNon ce la faccio, è più forte di me.
Da un pò di tempo il numero di post che scrivo per Downloadblog è diminuito in frequenza, anche se molti sono decisamente più lunghi.
Perché? La risposta che mi sono dato è che i servizi interessanti di cui parlare si contano sulle dita, e scrivere di servizi simili a tanti altri o che non mi attirano, neanche quanto basta per registrarmi, diventa una cosa difficile.

Ad esempio Facebook, più lo uso e più mi rendo conto che non mi serve, per il modo in cui concepisco la rete e l’aggregazione dei contenuti. Tanti altri servizi si rivelano spesso una perdita di tempo, e anche se lievemente interessanti, una volta passata l’infatuazione da “ottenimento invito, registrazione e aggiunta amici”, vengono lentamente abbandonati.

Non serve a molto un servizio su cui scrivere cosa devo fare, se poi passo il tempo a scriverlo e non a completare le mie priorità.

Per quello che riguarda i software, i classici programmi da installare, i più validi sono sicuramente Photoscape e Floola (grazie a Fullo), ma per il resto ormai tutto punta verso la rete, a tal punto che se non c’è la connessione non so se un computer, a parte i software per la musica, serva a fare qualcos’altro.

Parlando di questa mia empasse con un amico mi ha domandato: “ma se tu scrivessi per lavoro dovresti scrivere anche di quello che non ti piace. e quindi?”.
La mia risposta è stata semplice: pur prendendo seriamente l’impegno con Blogo, bloggare è cosa ben diversa dal fare il giornalista, se una cosa non mi interessa ma ne ha parlato il blog x o y, posso provare a cercare di capire perché mai ha suscitato abbastanza interesse da perdere il tempo di scriverne un post, ma se continua a non interessarmi non scrivo nulla.
Per scrivere tanto per fare, perché significa accessi o soldini di adsense, basta un aggregatore e tradurre ogni post esca da una decina di blog, ma per questo non basterebbe un traduttore automatico?

Blog dipendente?

Il mio grado di blog dipendenza, onesto e senza trucchi (anche perché non è forse una cosa di cui vantarsi) mi spinge a postare anche questo. :D
Oltretutto sto pure cercando di far aprire un blog a mia moglie, cosa che aumenterebbe il mio punteggio..

75%How Addicted to Blogging Are You?

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