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La mia piccola Sofia ha cinque anni, quasi non ci credo che a settembre uscirà di casa col grembiule per andare in prima elementare.

Sofia, come Sara, ha sempre vissuto in una casa dove i dispositivi elettronici sono una parte integrante della vita quotidiana. A tre anni giocava con il Nintendo DS di Sara, a quattro ha imparato ad usare l’iphone della mamma, usa tranquillamente il mouse, sa scrivere sulla tastiera, inserisce la sua password quando cambia utente, apre Firefox e usa google per trovare i siti dei giochi in flash come giochiperragazze o friv.

Stamattina Sofia è a casa, colpita dal virus intestinale che gira in questi giorni. Questo è quello che mi ha scritto Monica in chat, pochi minuti fa: “ti saluto che lascio il computer a Sofia. Senti la discussione che ho avuto con Sofia.”

Sofia: “voglio scrivere sul mio blog”.
Monica: “tu non hai un blog”.
Sofia: “perchè no?! La Sara c’è l’ha. Lo voglio, mi serve!”
Monica: “La Sara è più grande, perchè ti serve?”
Sofia: “per scrivere quello devo dire!”

Passano un paio di minuti e in chat mi appare questo messaggio:

“sono sofia vorrei un blog <3″

Dopo poco suona il telefono in ufficio: “sono Sofia Conti, mi passi il mio babbo?”. Con la sua vocina più smielata e ruffiana mi ha chiesto “babbo, mi fai un blog?”. “a cosa ti serve?”. “ci scrivo i pensieri”.
Mi passa la mamma che mi dice che era stata Sofia a voler chiamare dopo che aveva scritto quella cosa da sola sulla chat della mamma, perché il babbo non rispondeva.

P.S. Ciao Sofia, il babbo mantiene le promesse.

Ieri ascoltavo sul podcast di Radio Popolare, una puntata sul mondo dei blog e ad un certo punto Alessandro il Phonkmeister ha detto una cosa ovvia, ha detto che per fare un blog che venga letto devi scrivere cose interessanti.

Lo so che è una ovvietà. Sta di fatto che se penso a quanto scrivevo un paio di anni fa, quando scrivevo tonnellate di post su Downloadblog, ora scrivo veramente poco. E quel poco è pure poco interessante.
Spesso scrivo quanto ho rimuginato mentre ero lontano dal computer, e il passaggio dai pensieri sedimentati al testo digitale, non so perché, perdono di profondità. A volte li rileggo e poi li lascio lì nelle bozze, e dopo tre, quattro mesi li cancello.

A questo aggiungiamo tutto quello che si perde nel realtime di servizi come Friendfeed e qua, in casa propria rimane poco.

Anche questo post è di una pallosità assoluta.

Non sono mai stato un logorroico. Mi apro molto quando le persone con cui parlo condividono con me una o più delle mie grandi passioni, ma spesso sono più lunghi i silenzi. Ma non preoccupatevi, ascolto ogni parola che dite.
Beh, quasi ogni parola, a volte la mia mente si scollega e ragiona per cortometraggi. Ma poi torno.

Quando scrivo qui a volte mi sembra di parlare ad uno dei miei amici, altre volte a degli sconosciuti, come di fronte ad una platea fredda e silenziosa.
A volte parto e scrivo una cosa che mi viene in mente, magari una stronzata immane. Altre volte rimugino su una cosa mentre sono in macchina, scrivo tutto il post nella mia mente, e poi, quando trovo il tempo di mettermi davanti alla tastiera, viene fuori qualcosa che non assomiglia a quello che avevo pensato, non ne ha la stessa forza, sembra un ragionamento povero e sconclusionato. Così finisce online, ma lo sento come un incompiuto, oppure rimane nelle bozze per mesi, finchè non faccio pulizia.

Tu come fai, scrivi qualsiasi cosa ti passa per la mente? Io non riesco a raccontare certe cose, anche perché quelli che mi leggono qua sono persone molto diverse, che mi conoscono in diversi ambiti, dove indubbiamente sono una persona diversa in ognuno di questi pur rimanendo sempre lo stesso. Ad un amico certe cose le racconti, ad uno che si fa indubbiamente i fatti tuoi, magari eviti.

Certo non posso certo scrivere qua di come a volte la vita familiare, il ruolo di genitore diventi duro e trovi in te stesso tante cose che non avresti mai pensato.

Non posso scrivere di come mi sento quando suono con gli altri e di quanto sia importante, anche perché non riesco neanche a spiegarlo a mia moglie, di come sia talvolta duro il lavoro, cercando di mantenere in piedi tante cose insieme senza perdere la calma e non riverberare questa tensione a casa, di come la politica sia un sogno che vivi in mezzo ad un infinito incubo, in un mondo in cui la gentilezza è scambiata per debolezza e subito abusata. Penso un sacco di cose, e molte, forse, sono sbagliate: tu hai mai provato a costruire qualcosa con i mattoncini mettendo insieme Lego e mattoncini non originali? Non si incastrano.

Spesso questo blog rimane in silenzio per molto tempo, pur se scrivo altri pensieri in altri posti sulla rete. Ci sono, esisto, ma altrove, e cercarmi non è difficile perché c’è un posto dove buona parte di queste briciole viene raccolta come se sulle mie tracce ci fossero tre squadre di CSI.

Ultimamente non ci sono, ascolto, un po’ a voi, un po’ me stesso.

In quest’anno tante cose sono cambiate.

Questo post non voleva essere un bilancio ed infatti le righe che ho cancellato cercavano di fare questo.
In realtà volevo ringraziare solo alcune persone: alcuni amici, con cui condivido le mie passioni, che mi sopportano quando quello che dentro non riesce più a rimanere finisce in rete o tra i miei discorsi (cercando a volte di non dire tutto), che mi sono stati vicini, ognuno a modo suo, in un anno difficile e travagliato.
Anche quelli a cui sono stato vicino io e che pensano di aver avuto qualcosa da me, sappiano che ho avuto da loro forse di più di quello che io ho dato a loro. Un grande abbraccio a questi fratelli.
Sono decisamente più tranquillo ora, più conscio di alcune cose che, avendole sotto gli occhi tutti i giorni, non consideravo spesso con il giusto peso. Ora tutto questo fa pendere la bilancia decisamente in altro modo.
In un anno in cui le persone meno avvezze all’uso della rete hanno scoperto social network come Facebook, io avevo chiuso le porte e sono rimasto spesso a guardare da una persiana mezza aperta.
Avevo bisogno di ritrovare un equilibrio che richiedeva un fattore importante come il tempo, e ho scelto di toglierlo lì, anche se tutta la mia vita online è ormai una parte di me come può essere l’aperitivo con gli amici nel fine settimana.
L’anno prossimo sarà sicuramente diverso, per tanti motivi.

Se quest’anno qui trovate poco di me, è perché un’altra parte ha usato una penna ed un quaderno come strumento per trovare la via ed arrivare così alla fine di quest’anno.
Il blog, che ne dicano, non è morto. Il blog è la propria casa. Quando sei in viaggio, e comunichi con qualche segnale più breve, lasciando tante briciole del tuo percorso, la casa può sembrare disabitata, abbandonata. E’ però il posto a cui ritornare, sempre. In fondo è quello che consideri sempre casa tua.

Facciamoci forza.

Lo sai che c’è qualcuno che ha scritto sul proprio blog la sua personale esperienza negativa con una ditta di arredamenti e questi ora lo denunciano per diffamazione per 400.000€ ?

Non stiamo zitti. Parliamone, replichiamo, tumblr-iamo perfino!

Io personalmente ho avuto qualche anno fa una vicenda simile a quella di Sergio, ma non così lunga, sempre con una ditta di arredamenti: telefonate, sostituzioni, riparazioni. Mi fu anche detto: “ma cosa pretendeva di comprare per quei due soldi?”.
Io risposi “quello che era esposto, almeno”.

Consiglio sinceramente all’amministratore della Mosaico di lasciar perdere in una azione che avrà per lui e la sua azienda sicuramente solo ripercussioni negative in termini di immagine.
Caro amministratore, lei non si è preso il disturbo di contattare un cliente che per quasi un anno ha cercato di avere quello per cui aveva pagato, non ha cercato di andare incontro al suo cliente nè in privato, nè pubblicamente: l’unica cosa che ha fatto è stata passare agli avvocati e ad una richiesta di risarcimento danni.

Bravo. Mi dispiace per lei ma si è fatto da solo il peggior spot pubblicitario che la rete possa offrire.