Archivi tag: barcamp

ParmaWorkCamp
Se potete venerdì e sabato andate al ParmaWorkCamp, per riflettere e capire come il lavoro, il mercato del lavoro e il web si incontrano, come il web cambia il modo di lavorare per molte persone e come il web possa aprire alcune possibilità.
A me ha sempre affascinato l’idea che per certi tipi di lavoro sia possibile lavorare da casa, senza doversi sorbire chilometri di spostamenti inutili ogni giorno: la realtà italiana è purtroppo ancora legata al concetto di sedia e scrivania (è chiaro che il metalmeccanico non lo puoi fare da casa via internet) e quando viene proposto siamo comunque sempre nei meandri del precariato.
Diverso il lavoro per i liberi professionisti che possono utilizzare questi strumenti innovativi per creare e gestire gruppi di lavoro a chilometri di distanza, anche dall’altra parte del globo.

E quindi perché non ci vado? Semplice, non puoi lasciare i bimbi a casa da soli e seguirli in VNC. E a tre anni è giusto andare al parco a giocare, invece che pensare al lavoro che non c’è e chissà se ci sarà.

Barcamp London 3 - Photo by Cristiano_BettaConoscete Segnalo, OKnotizie, e Llogg? Dietro c’è Salvatore Sanfilippo, meglio conosciuto come Antirez.
Dando uno sguardo ai post che mi ero perso nell’aggregatore ho ritrovato questa lucida analisi dei barcamp in Italia, dell’aspetto divulgativo che sembra necessariamente permeare questi incontri e della marginalità degli spazi dedicati agli aspetti più tecnici, come lo sviluppo di applicazioni web.

La sua proposta di creare dei TechCamp in cui “comunicare ai ragazzini che e’ fico far parte di questo pezzetto dell’umanita’ che ha deciso di capire come funzionano nel dettaglio il web e i computer e di plasmarli a proprio piacimento. Non e’ fico soltanto avere un blog, spendere 45 ore al giorno su Twitter, fare l’upload di decine di foto al giorno su Flickr e via di seguito”.

Non posso che trovarmi d’accordo, come ricorderanno alcuni a cui ne ho parlato di persona: se vogliamo che il web cresca anche in Italia, che si creiino possibilità di sviluppo ed un ambiente capace di finanziare queste piccole realtà, abbiamo bisogno che gli sviluppatori si incontrino, che le idee circolino. Creare un ambiente stimolante in grado anche di far incontrare i singoli professionisti e protagonisti del web di domani (non un futuro possibile, ma domani davvero!), con chi vorrebbe investire in questi progetti e vede nei barcamp solo un incontro di blogger.

Internet è in grado di dare agli sviluppatori una opportunita di essere protagonisti: certamente è più difficile creare una startup in grado di attrarre finanziatori in Italia, invece che a San Francisco, cosa risaputa.
Ma se le idee ci sono, Francia e India insegnano, è possibile creare qualcosa di importante.
Nonostante tutto non vedo questa separazione come una situazione totale, blogger da una parte e sviluppatori dall’altra, come mi pare di capire in qualche commento al post di Antirez: in fondo molti dei blogger che popolano i Barcamp sono i primi utilizzatori dei vari servizi che nascono ogni giorno, e quindi rappresentano un banco di prova e di confronto senza eguali per uno sviluppatore.

WordCampWordPress è ormai una delle più diffuse piattaforme al mondo per creare il proprio blog, soprattutto da chi vuole gestirlo autonomamente, personalizzarlo, aggiungervi funzionalità.

Con la presenza di Matt Mullenweg, il primo WordCamp italiano rappresenta quindi una occasione per portare l’esperienza italiana di chi lo usa quotidianamente a chi si occupa dello sviluppo attuale e futuro di questa piattaforma.

Perché non arrivare al WordCamp con un lavoro frutto di una ampia discussione che raccolga proposte, critiche, possibili soluzioni per rendere le future versioni di WP migliori sul blog o sul wiki del WordCamp?

Pseudotecnico mi immortala con le bimbe in braccioSono stato qualche giorno in vacanza con Monica, Sara e Sofia ma sabato mattina ne ho approfittato per fare tappa durante il viaggio di ritorno al RomagnaCamp: l’idea iniziale era di partecipare alla tre giorni, “organizzando” il CampCamp, barcamp alternativo basato solo sul cazzeggio e girovagare poi per il RomagnaCamp.
Ma la famiglia viene prima di tutto, lo diceva anche il Padrino.

Purtroppo la mia presenza si è limitata ad una manciata di ore, dall’ora in cui tutti si stavano dedicando al pranzo fino alle 16.
Mentre mia moglie stava con le bimbe in spiaggia insieme alla iFamily e Cesare, con Sara che adottava immediatamente Ulisse e abbandonava la sorella Sofia al suo destino, io cercavo di salutare un po’ di vecchie e nuove conoscenze e di seguire qualche talk, nonostante la tendenza generale fosse orientata al cazzeggio.
Continua a leggere

Photo by Vidharr - http://www.flickr.com/photos/vidharr/Credo a questo punto di non essermi spiegato correttamente, visti i diversi commenti sull’ultimo post.

Condivido pienamente la necessità di evitare settarismi e divisioni: il Barcamp ha proprio nella sua filosofia fondante il cercare di ridurre al minimo le differenze e stimolare la partecipazione, dal manager di una web agency al geek, al blogger, al semplice abitante della rete.

La questione che avevo posto riguardava un aspetto del Femcamp che mi era parso di intuire dai vari post che ho letto: le parole di Andrea Beggi mi rassicurano che la presenza maschile è stata di supporto e non di “disturbo”.
Sottoscrivo le parole di Elena e Tiziana, per questo mi rendo conto che forse non mi ero decisamente spiegato bene.

Quello che ponevo era una proposta di lavoro di riflessione in gruppi, sul rapporto che le donne hanno con la tecnologia.
Ero curioso di sapere cosa poteva venir fuori da due riflessioni separate, da una parte le donne, dall’altro gli uomini per capire quali differenti visioni della rete e dei suoi strumenti , dell’uso che se ne fa, e soprattutto, se è possibile individuare una impronta “maschile” nel modo in cui viene “creato” quello che compone la rete che conosciamo e se sono questi gli elementi che limitano l’uso della rete da parte delle donne.

Non ho alcun problema se questa riflessione al FemCamp si sia fatta in maniera contestuale: la mia era però semplice curiosità, reminiscenze di studi sulla psicologia dei gruppi.

Il mio spunto sui due momenti separati si riferiva ad un evento come il Femcamp, non certo in senso allargato.