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Perché non abbonarsi a Sky

Stai pensando di abbonarti a Sky? Ti consiglio di non farlo, almeno non prima di aver letto cosa sarai costretto a fare per tornare sui tuoi passi.

Era settembre, anno 2005. Monica era ormai al termine della gravidanza e Sofia, tempo un mese, avrebbe aggiunto la sua voce ed i suoi pianti a quelli di Sara.
Se per me l’adsl era più che sufficiente a riempire i miei sprazzi di tempo libero, la mia famiglia era desiderosa di qualcosa di più del sempre più triste duopolio Rai-Mediaset.
Così approfitto di una promozione e mi abbono a Sky, pacchetto base: ci sono telefilm, news e documentari per me e mia moglie, cartoni animati senza pubblicità per Sara e in futuro per Sofia.
Non è una scelta a cuor leggero, non amo l’idea stessa di tv a pagamento. Dove sei BBC?

Dopo tre anni il giudizio è negativo. Un pacchetto base che arriva a costare 26 euro al mese per continue repliche di serie tv, certamente molte anteprime ma che non ne giustificano l’alto costo.
Niente film, niente sport (c’è giusto ESPN classic, Nuvolari e SportItalia). E d’estate, che di nuove serie tv non c’è che qualche pallida ombra, paghi sempre uguale.
Senza considerare che i vari aumenti per arrivare a 26 euro dai 19 iniziali non sono mai stati comunicati. Il rinnovo è tacito, ed il rinnovo è per un ulteriore anno (un anno significa che sei costretto a pagare fino alla scadenza del contratto).
Dell’ultimo aumento ne sono venuto a conoscenza in modo paradossale: Sky mi comunica che ci sono diverse diminuzioni di costo per chi vuole il decoder con hard disk o chi ha quello HD, tutti contenti, tutti pagano meno, a parte quelli che hanno l’abbonamento base. No, quello aumenta.

Quindi disdico. Cerco sul sito, ma dopo dieci minuti mi arrendo. Non c’è scritto da nessuna parte come fare per disdire l’abbonamento, neanche nella sezione cliente chiamata paradossalmente “fai da te”.
Telefono, chiedo informazioni per disdire l’abbonamento. Mi chiedono, se possono saperlo, il perché.
Rispondo che quello che mi viene offerto è veramente poco ma soprattutto costa ormai troppo.

Mi aspettavo almeno un tentativo di corruzione del tipo “ti regaliamo due mesi di abbonamento, quattro film di Fantozzi e il remake del Monnezza gratis. No? e se dico Hot Club ci ripensa?”. Niente. Mi passano una del settore commerciale che mi dice che devo inviare una raccomandata e poi riconsegnare il decoder ad un centro Sky. Mi dice soprattutto che dovrei pagare una penale per disdirlo anticipatamente.
Gli chiedo “non basta andare in un centro Sky per disdire e riconsegnare il decoder?”. Seee, ragazzo mio, qui siamo in Italia. Là vendono, se vuoi smettere di pagare, te la devi sudare.

La burla è che Sky lo paghi ogni mese, ma sei costretto a pagarlo fino al termine del contratto.
E a quanto sembra non c’è legge Bersani che tenga, il cliente ha sempre ragione finchè paga.
Sky chiama questa pratica “costo dell’operatore“. Un modo tutto italiano per “consigliarti” di tenerti l’abbonamento fino alla sua scadenza.

Oggi scriverò la raccomandata ed invierò anche il fax, come consiglia Matteo su disdireSky.

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Inizio settembre

Oggi ho fatto quello che in cinque anni che lavoro a Riccione non avevo mai fatto: una passeggiata per viale Ceccarini durante la pausa pranzo, fino a raggiungere la spiaggia libera e il mare.

Ho mangiato una pizzetta alla rosticceria in cima a viale Ceccarini lato mare, appena usciti dal sottopassaggio, ho camminato cercando un po’ di sollievo tra l’ombra degli alberi, passando davanti al Diana ho pensato ad un amico che non c’è più, fino ad arrivare al nuovo lungomare e al mare.
Nella spiaggia libera, sferzata dal garbino, pochi coraggiosi sfidavano le folate di sabbia.
Me ne sono stato un po’ lì a guardare il vento disegnato con la sabbia e poi sono tornato in ufficio tra computer e telefono.

Settembre è un mese particolare, è il mese che regala a chi abita qua la possibilità di vivere uno scampolo d’estate senza l’orda di turisti che cambia completamente il volto di queste località.
Trovi in giro ancora famiglie che hanno scampato i prezzi da alta stagione, qualche gruppo di ragazzi alla prima vacanza da soli, o chi viene in vacanza ora perché magari dove abita si lavora con il turismo anche là, vedi le località di montagna.

Boh, magari sarà l’ora, magari c’è più gente in vacanza in questo periodo che io non ho visto, ma ho un lavoro e due figlie, io mica so cosa c’è là fuori.

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Pirate Bay e le intercettazioni italiane: due pesi e due misure

Leggetevi il post di Matteo Flora su come la magistratura di Bergamo sta intercettando gli utenti italiani che cercano di accedere a Pirate Bay, e di come questi dati finiscano poi in mano della Pro-Music, la coalizione di organizzazioni e società del mondo del music business. Se lo chiede anche Brokep di Pirate Bay.

Chiedetevi poi perché in Italia non si può indagare e fare intercettazioni su un politico, di qualunque schieramento sia (una azione che può fare solo la magistratura deviata), ma si possono fare intercettazioni sulla navigazione dei cittadini italiani, bloccare siti, decidere dove possiamo andare su internet e dove no.

Qualcuno direbbe la Cina è vicina, io penso che molti governi occidentali aspirano ad avere lo stesso controllo che ha il governo cinese sulla popolazione, a limitare i diritti di chi lavora (basta pensare ai contratti nazionali, ai precari, ad esempio), a limitare cosa possiamo sapere e cosa possiamo fare della nostra vita: ci provano ma non possono fare tutto in una volta.
La Cina non è un paese comunista, ma il migliore dei paesi capitalisti: sbaglio?

[via Dario Salvelli]

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Confusing words

Su Confusing Words si possono trovare oltre tremila parole, in lingua inglese, che vengono spesso confuse o perché molto simili o per errata conoscenza del significato. Utile per controllare, nel dubbio, se si sta usando la parola inglese corretta.

Mi chiedevo se esiste un sito del genere per l’Italiano, poi ho pensato che, ad usarlo più spesso, basterebbe già il DeMauro.

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L’Italia blocca l’accesso alla baia dei pirati. Piratebay contrattacca

Il messaggio sul blog di Piratebay è inequivocabile e significa che si è aperto un nuovo fronte nella guerra del p2p.

We’re quite used to fascist countries not allowing freedom of speech. A lot of smaller nations that have dictators decide to block our site since we can help spread information that could be harmful to the dictators.

This time it’s Italy. They suffer from a really bad background as one of the IFPIs was formed in Italy during the fascist years and now they have a fascist leader in the country, Silvio Berlusconi. Berlusconi is also the most powerful person in Italian media owning a lot of companies that compete with The Pirate Bay and he would like to stay that way - so one of his lackeys, Giancarlo Mancusi, ordered a shutdown of our domain name and IP in Italy to make it hard to not support Berlusconis empire.

La prima risposta al blocco dei provider internet italiani ordinata dall’IFPI all’accesso a Piratebay, la fonte più conosciuta di file torrent della rete, si chiama labaia.org, un cambio di indirizzo che permetterà inizialmente di poter ancora accedere a Piratebay.

In ogni caso il modo migliore è cambiare i propri DNS (impostandoli manualmente nelle connessioni del vostro computer o nel router) con quelli di OpenDNS, che bypasseranno i filtri del vostro provider internet.

Il post di Piratebay si conclude così:

We don’t want a censored internet! And the war starts here…