Post senza titolo, con un capo, una coda ed uno svolgimento convulso, a tratti
Comincio a perdere il conto dei giorni da cui ho smesso di scrivere quotidianamente. E forse è un bene.
Avevo ridotto per diversi motivi il ritmo con cui scrivevo, accorgendomi anche della minore qualità di quello che scrivevo: erano ormai diversi mesi che facevo questo sempre rubando qualche minuto a qualcos’altro, di corsa.
Quando dal tirar tardi la sera sono passato a svegliarmi presto alla mattina per scrivere un paio di post ho cominciato a rendermi conto che stavo facendo un vero e proprio lavoro. Un lavoro che ti occupa mentalmente durante il giorno che però non è certo retribuito come tale.
Scrivere per un blog che cerca di scandagliare le notizie più interessanti, cercare di andare oltre la classica lista dei post americani che finiscono su Techmeme, significa avere un aggregatore con oltre 150 feed ben selezionati da tenere costantemente sotto controllo e chiaramente leggerli, confrontare notizie, approfondire quelle cose che magari non si conoscono perfettamente prima di scriverne, provare i nuovi servizi web (e non semplicemente scrivere, traducendo, quello che hanno scritto altri), fare uno o più screenshot.
Chiaramente poi bisogna scrivere il proprio post, cercare di avere un linguaggio non troppo tecnico, ricongiungere i fili dei discorsi precedenti tramite link ad altri post, fornire link capaci di rendere tridimensionale quello che diciamo, usando un italiano decente e senza errori. Controllare che sia anche bello da leggere. Quello che chiamo scrivere con passione, prima di tutto perchè ti piace farlo.
Col tempo mi sono reso conto che la cosa più importante per me non era essere i “primi” a scrivere di una notizia, semplicemente per arrivare in cima a Google News e compagnia, ma riuscire a mettere molta cura in quello che scrivevo, provare a fare approfondimento e analisi, non solo strettamente tecnica, cercare di capire cosa può servire all’utente e al lettore “non tecnico”. Fare ricerca però richiede tempo. E il tempo, se vale poco in termini economici, preferisco dedicarlo alle mie figlie e a mia moglie.
Ho cominciato a scrivere meno post ma più lunghi, che nella logica del nanopublishing è controproducente per sè stessi. Io però non ho mai amato i post delicious-style.
Diciamo semplicemente che in Italia non ci si campa con questo. Credo siano in pochi che possono smentirmi su questo, alzando la manina.
Chiaramente tutto quello che scrivo qui ha un puro valore personale, non leggete in questo nessuna critica ad altri o possibilità di generalizzazione. (toh, pure il disclaimer).
Passiamo al lato B della storia.
Nel momento in cui per diversi motivi ho “staccato” per qualche giorno, ho cominciato a rendermi conto di un effetto che potrei paragonare alla sindrome di astinenza: certamente a questo hanno contribuito anche altri fattori che compongono la mia vita, ma alcuni elementi sono ben riconoscibili e proprio questi mi hanno spinto a rimanere staccato.
Ho fatto così almeno quindici giorni di blackout dal feedreading e dalla consultazione di decine e decine di siti al giorno, dieci giorni consecutivi senza un messaggio su Twitter (forse un record per un early adopter come me): anche dopo ho limitato fortemente la mia presenza online e “offline” (qui qualche scusa a tutti quelli a cui ho dato buca negli ultimi appuntamenti in giro per l’Italia - magari non ve ne siete neanche accorti).
Ho cominciato così a meditare sul fatto se scrivere o meno di questo, visto che comunque comprendeva (appunto, comprendeva) anche alcuni fatti privati che rendono il tutto meno leggibile. Ma in fondo questo è il mio blog, è pubblico ma è pur sempre mio, quindi “sa’n'capì, pacenza”…
Scrivere però è qualcosa di magico, bastardo e inesorabile. Tu non senti mai qualcosa di incomprensibile che vuole venir fuori?
Quindi? E che ne so io.. almeno ho risparmiato sullo psicoterapeuta.
Aspettando il ponte ologrammi..
La prima volta che ho visto in video la Telepresence di Cisco ho subito pensato che forse tra una ventina (decina?) d’anni potremo avere il nostro ponte ologrammi, per vivere così avventure fantastiche per qualche ora.
E poi tornare alla nostra vita di merda, ossessivamente controllati e sfruttati.
E dire che su Punto Informatico se ne parlava già nel 2000.
In limbo
Quando Twitter si incaglia è come vivere in un limbo..non capisci se nel mondo non sta succedendo nulla o semplicemente Twitter non funziona.
Lundy, Fastnet, Irish Sea
I got a message I can’t read,
Another message I can’t read
Being the first in the Irish Sea,
I got a message I can’t read,
Another message I can’t read
I’m on your side
Nowhere to hide
Trapdoors that open
I spiral down
You’re living in a fantasy world,
You’re living in a fantasy world.
I’m lost at sea,
Don’t bother me
I’ve lost my way,
I’ve lost my way
(Radiohead, In limbo, Kid A)
Italian Spiderman
Aiuto

Earthquake 5.12 China
Originally uploaded by AsceticMonk.
In questi giorni non ho voglia di scrivere.
Strumenti semiautomatici come Tumblr, delicious o il post automatico di Flickr mi aiutano a sfuggire alla totate apatia.
Scoble ha buttato su Twitter un link ad una ricerca immagini su Flickr veramente agghiacciante, immagini dalla regione cinese colpita da un terremoto devastante.
Guardatela solo se avete il fegato.


