Sul canale Youtube della Morinaga, una importante ditta giapponese di dolciumi, si trovano le pubblicità di questa azienda dolciaria, ricette ed altri video inerenti i loro prodotti.

In occasione del centenario di uno dei loro prodotti, la caramella al latte Morinagaè stato pubblicato un piccolo anime realizzato dallo Studio 4℃: il titolo Hitotsubu ni Kawaranu Ai o Komete significa “Trasmettere il nostro incrollabile amore in un singolo morso” e gioca sul fatto che un sapore è in grado di riportarci indietro nel tempo, anche fino alla nostra infanzia.

Il fatto mi ha incuriosito perché in questo periodo in Italia è ripartito Carosello, remake di una trasmissione che è stato un pilastro storico della televisione e della pubblicità in Italia. Ovviamente non è possibile ricreare la particolarità di quel momento storico, ma questa è un’altra storia.

Guardatevi anche altre pubblicità sul canale Youtube della Morinaga. Alcune sono veramente esilaranti.

[via AnimeClick]

Ci sono cose del passato che tornano alla mente, esperienze che ci hanno in qualche modo segnato.

Parlo di cose che ci hanno lasciato un segno e che hanno comportato una influenza negativa nel nostro modo di vivere, di affrontare il rapporto con gli altri, di rapportare la nostra situazione alla realtà, di pesare nel nostro bilancio emotivo.

Come se stessi scrivendo una sceneggiatura, una volta individuati questi momenti, queste esperienze, dovrei prenderli e riscriverli. In fondo la nostra memoria svanisce con il passare degli anni, la nostra infanzia si allontana e rimane rappresentata da una serie di eventi che noi ricordiamo, o che altri ci ricordano.

Ecco, se alcuni di questi eventi fosse riscritto, con il tempo queste versioni sostituirebbero altre negative e dolorose e la loro influenza diminuirebbe. Capire in sostanza che la influenza di quegli eventi è oggi sproporzionata alla realtà attuale.

Psicologicamente è un insieme di meccanismi di difesa, ma un lavoro cosciente di questo tipo mi fa pensare ad una sorta di autoanalisi.

Sono stanco. Il diluvio di ieri sembra aver portato via del tutto questa estate torrida.

Sono stanco. Troppe cose vanno male tutte insieme, e questa situazione continua di pressione negativa porta altre cose ad andare male. Le cose vanno male, fanno star male anche le persone vicino a me, condizione che si riverbera su di me, e in un circolo vizioso che si autoalimenta, niente migliora.

Oggi ho letto una di quelle notizie che ti porta a mettere in relazione la tua vita a quella ben più negativa della tua, e nonostante tutto è stata vissuta in modo molto più positivo. Questo confronto dovrebbe farmi stare meglio, ad avere una visione più alta, ed invece non fa che arrabbiarmi ulteriormente.

Vorrei poter chiudere delle cose in uno scatolone della mia mente e dire “basta, non ci sono riuscito, è tutta colpa mia, ho fallito”. Dopo migliaia di euro buttati, in tanti anni, non posso più permettermi di credere che un passo alla volta arriverò al traguardo. Mancavano due passi, più grandi di me, ma ne mancavano solo due. Non riesco ad accettarlo, ci metterò del tempo, ma oggi vorrei che tutto sparisse subito dalla mia mente, senza che ogni giorno qualcosa mi ricordi di aver fallito.

Se ci fosse qualcosa di fisico cercherei di distruggerlo, fino a che le braccia doloranti e sanguinanti, penzolanti, non riusciranno più ad alzarsi.

Mercedes 35PSTutta questa diatriba di brevetti tra Apple e Samsung, con la prima che denuncia la seconda in tribunale per aver copiato l’iPhone e l’iPad, tutte queste controquerele su chi ha copiato chi, è una merdata figlia del nostro tempo.

Vi immaginate Fiat o Wolkswagen denunciate da Mercedes, perchè nel 1901 costruì la Mercedes 35PS, la prima auto che non assomigliava ad una carrozza?

Sono alla biblioteca di Misano. Ho portato Sofia ad un progetto estivo per aiutarla a focalizzare la sua attenzione su un singolo compito: il suo cervello probabilmente si annoia a fare quello che insegnano a scuola, cose che lei impara al volo e cerca così nuovi stimoli.

Torno qui in questa biblioteca dopo nove mesi. Quando ero venuto qui l’ultima volta, avevo portato Sara e Sofia ad assistere ad una lettura recitata per bambini.
Avevo già scritto un post sulla morte di Marco Simoncelli e di come appresi la notizia proprio in questa biblioteca.
Oggi che invece del vento freddo della fine di ottobre c’è un garbino infuocato: ho rinunciato all’aria condizionata e sono uscito in giardino, da dove ascolto il rumore di auto a otto cilindri a v che girano nel circuito ora intitolato a Marco.
Questa zona d’Italia e fortemente legata ai motori. La generazione di mio padre ha pianto Pasolini, non lo scrittore e regista, ma il motociclista riminese Renzo Pasolini, morto insieme a Jarno Saarinen a Monza il 20 maggio 1973, che è poi l’anno in cui sono nato.
La mia generazione ricorda in tenera età la scomparsa di tanti piloti: Villeneuve, Paletti, Bellof, De Angelis, Alboreto, Senna, Ratzenberger, Toivonen, Katoh, Tomizawa (ne dimentico sicuramente tanti e meno famosi).
La morte di Marco è qualcosa di simile a quella di Villeneuve, probabilmente più forte ancora, perché tutti aspettavamo la grande e certa consacrazione di un grandissimo motociclista.
Ci rimane il vuoto che ha lasciato, un sorriso grande e sincero, un ragazzo della Romagna ruspante con un amore per i motori e la velocità che anche la certezza di poter andare incontro alla morte non avrebbe scalfito.
E ora di rientrare a prendere Sofia, in questa bella biblioteca che rimarrà per me sempre legata a quel ricordo.