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Tempo fa avevo trovato online una virtual machine per vmware dove all’interno girava una primissima versione di Chrome OS, il sistema operativo che Google sta preparando per i netbook, o cloudbook che dir si voglia.
Si trattava in sostanza di un sistema operativo che come login usava user e password di Google per far accedere a un ambiente grafico basato su un browser, Google Chrome, appunto.

Scopro oggi che qualche pazzo si è dedicato all’impresa di far girare Android, il sistema operativo creato da Google per gli smartphone e i dispositivi con touchscreen come i tablet, su piattaforma x86. Il progetto si chiama Android-x86.

Perché la cosa può dirsi interessante? Innanzitutto perché è una cosa divertente.
La prima cosa che mi è venuta in mente è che un sistema pensato per un telefono si può adattare bene anche ad un sistema collegato ad un grande schermo come una tv. Grandi caratteri, interfaccia semplificata, applicazioni per accedere a diversi contenuti.

La versione stabile è quella basata su Android 1.6, ma molti hanno fatto funzionare anche la versione Eclair e Froyo.
Provate a dare uno sguardo al numero di dispositivi in grado di far funzionare, con pieno supporto alle varie funzionalità, il sistema operativo Android. Impressionante.

Intanto se volete dare uno sguardo, qualcuno l’ha messo anche su una macchina virtuale.

Fin dal suo lancio iniziale utilizzo, in tandem con Firefox, il browser di casa Google, Chrome.

Inizialmente era la presenza di diverse estensioni di Firefox che mi tenevano legato ad esso, ma piano piano lo sviluppo di nuove estensioni e il miglioramento continuo di Chrome lo hanno reso il mio browser predefinito.

Proprio per godere al massimo dello sviluppo continuo di questo software fondamentale per chi abita la rete, ho iniziato ad utilizzare la versione del beta channel, abbastanza stabile per un utilizzo quotidiano ma con aggiornamenti abbastanza frequenti ma non troppo come il Dev Channel.

L’ultima versione che sto utilizzando, la 6.0.qualchecosa, ha razionalizzato i due menù che si attivavano dai due pulsanti a destra della barra, pulsanti che ora sono diventati uno solo. Per tutte le novità vi rimando a chi segue più attivamente tutte le chrome-novità, ovvero al blog MondoChrome, scritto con cura e passione dall’amico Nicola D’Agostino.

Oggi ho inserito una nuova estensione alla mia piccola lista di estensioni attive: stavo leggendo un articolo scritto abbastanza piccolo, in una colonna che occupava circa la metà della finestra del browser, che a sua volta occupava solo due terzi dello schermo widescreen.

Normalmente quando voglio leggere comodamente qualcosa che mi sembra interessante uso Readability (bookmarklet o tramite estensione di Chrome). D’istinto ho pensato, “mi piacerebbe poter fare la stessa cosa che si fa su un iPhone, cliccare sulla colonna per allargarla a pieno schermo, con un semplice gesto”.
Ho cercato “zoom” sulla galleria delle estensioni di Chrome e ho trovato Smart Zoom. Una volta installata è sufficiente cliccare sulla colonna che ci interessa, avendo preventivamente premuto il tasto Shift, e quando abbiamo finito premere Esc.
Non metto in dubbio che sia più macchinoso di un doppio tap sullo schermo: non so sul vostro ma io ho provato sul mio schermo e l’unico risultato è stato quello di applicargli le mie impronte digitali.

Se vi interessasse le altre estensioni che al momento uso sono Chromelicious, ExtensionFM, GoogleMailCheckerPlus, GoogleReader RSS Subscriber, Minimalistic Google Reader, ProxySwitchy, Readability Redux, eBay ExtensionPanic Button (in ufficio) e infine Smart Zoom.

Facebook: non ho mai creato una fattoria. In compenso ho desiderato ordinare voli come questo.

Friendfeed: finchè a Facebook non si rompono i coglioni, rimane un bel posto dove una persona possa sentirsi come al bar su internet.

Twitter: da quando non si potuto più usare google talk per seguirlo mi è diventato difficile seguirlo.

Dopplr: non vado mai in nessun posto.

Foursquare: idem come sopra, in ogni caso sono il re a casa mia, sulla mia scrivania e sono l’asso del volante della cedmobile.

Flickr: ultimamente scatto pochissime foto, e sono pure brutte. E mia moglie mi ha pure perso un pezzetto della canon. Zooomr era carino all’inizio. E’ rimasto carino.

Youtube: ci guardo i cartoni animati giapponesi sottotitolati. Vimeo è un pozzo di video stupendi, ma cazzo, dopo anni ancora non hanno messo la possibilità di cercare i video sotto creative commons. Stronzi e inetti.

Last.fm: Pandora era un cazzo meglio, poi è rimasto solo Last.fm, poi hanno iniziato a chiedere i soldi (e a vendere i tuoi dati di ascolto alla cbs senza dirti neanche grazie).

Anobii: ci ho passato un pomeriggio fino a tarda sera a mettere dentro i libri. Poi ne compro due e non li inserisco.

Google Reader: da un po’ di tempo non riesco più a trovare il tempo per leggermi tutte le cose che mi mette da parte. Neanche la metà. Forse ho esagerato con le fonti. O forse mi ci vuole un pomodoro.

Delicious: ci metto i link, li ritrovo quando mi servono. Le uniche cose negative sono che è stato comprato da Yahoo! e che Joshua Schachter è andato via.

Google Wave: bello, ma collaborare con le proprie personalità multiple è noioso.

Upcoming: boh, non mi loggo da un anno, forse più.

Brightkyte: se non vado da nessuna parte, non è interessante vedere un marker che si muove costantemente tra casa  e lavoro, ogni giorno. A meno che non siate dei ladri.

ok, ho finito.

Leggete questo articolo di Punto Informatico su quello che sta succedendo ora in Italia e di come le nostre connessioni ad internet siano attualmente spiate in modo illegale.

Il mio timore è che con il governo attuale dobbiamo aspettarci una ulteriore stretta negativa appena la FAPAV (Federazione antipirateria audio visiva) in combutta con quella associazione mafiosa che è la SIAE interpelleranno il Governo per fare pressione su magistratura e garante della privacy.

La questione della pirateria andrebbe affrontata in maniera molto diversa, io direi in maniera diametralmente opposta.

Mi rendo conto che è una visione estrema: ti vorrei però fare presente che quando compri un cd o un dvd vuoto, oppure un lettore mp3, un hard disk per tenere le tue foto, o un decoder con hard disk paghi una tassa che va a finanziare la SIAE. In pratica è stato deciso per legge che i dispositivi di memorizzazione sono realizzati per compiere illeciti e pertanto per ogni gigabyte devi pagare una tassa.

Dovrebbe essere il 5 di novembre tutti i giorni.

Fibra ottica quiOggi va tutto piano sulla rete, almeno per buona parte degli utenti che usa le reti Telecom.

Pare che qualcuno abbia tranciato qualche cavo con dentro tanta bella fibra di vetro su cui viaggiano tutti i nostri bit. Telecom Italia comunica di un paio di tagli di fibra in Francia e uno a Milano.. Alcune informazioni le trovate qui (grazie a Giulio Ardoino su Friendfeed).

L’ultimo aggiornamento parla di un problema che ha interessato non solo Italia e Francia ma anche Germania, Austria, Grecia ed altri paesi Europei. Sono stati interessate le linee di Telecom Italia, DTAG, T-Mobile e AT&T. DTAG ha cambiato il routing dall’Italia passando per la Svizzera, e questo problema di connettivita’ sembra essere risolto.

Neanche il vecchio US Robotics 56k avrebbe potuto fare qualcosa oggi.