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	<title>Disordine.com - il blog di Cristian Conti &#187; fattimiei</title>
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	<description>ogni cosa al suo posto..</description>
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		<title>Piccoli Leonardo Da Vinci crescono</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 18:20:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristian</dc:creator>
				<category><![CDATA[fattimiei]]></category>

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		<description><![CDATA[Scena: camera da letto delle bimbe. Interno sera. Monica asciuga i capelli a Sofia, anni sei, col phon. Sofia: &#8220;Mamma, stai attenta a non prendermi dentro i colori con phon.&#8221; Monica: &#8220;Sofia, il phon butta fuori l&#8217;aria, non la tira dentro.&#8221; Sofia: &#8220;Mamma&#8221;, (con tono piccato del tipo &#8220;mamma ma che cavolo stai dicendo&#8221;), se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Scena: camera da letto delle bimbe. Interno sera.<br />
Monica asciuga i capelli a Sofia, anni sei, col phon.</p>
<p>Sofia: &#8220;Mamma, stai attenta a non prendermi dentro i colori con phon.&#8221;</p>
<p>Monica: &#8220;Sofia, il phon butta fuori l&#8217;aria, non la tira dentro.&#8221;</p>
<p>Sofia: &#8220;Mamma&#8221;, (con tono piccato del tipo &#8220;mamma ma che cavolo stai dicendo&#8221;), se l&#8217;aria da una parte esce dall&#8217;altra dovrà entrare.</p>
<p>Monica, con la mascella a mezz&#8217;aria: &#8220;in effetti&#8221;.</p>
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		<title>Basta poco per la felicità</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 19:13:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristian</dc:creator>
				<category><![CDATA[fattimiei]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
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		<description><![CDATA[Grazie alla signora Gelmini, nella scuola si lavora sempre meno. Sempre meno progetti sui bambini, sempre meno insegnanti di sostegno, così Monica, finiti i centri estivi, è senza lavoro. Economicamente quindi non va tanto bene, ma da settembre sembra scattato qualcosa in Sara. Forse è grazie al fatto che Sofia ha iniziato ad andare a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Grazie alla signora Gelmini, nella scuola si lavora sempre meno. Sempre meno progetti sui bambini, sempre meno insegnanti di sostegno, così Monica, finiti i centri estivi, è senza lavoro.<br />
Economicamente quindi non va tanto bene, ma da settembre sembra scattato qualcosa in Sara. Forse è grazie al fatto che Sofia ha iniziato ad andare a scuola ed ora non la sente più come una &#8220;privilegiata&#8221; che non ha compiti da fare, oppure sono stati i continui scontri tra noi e lei durante la fine dello scorso anno scolastico e durante l&#8217;estate.</p>
<p>Oggi sono tornato a casa, ho scoperto che Sara aveva preso un ottimo. Ultimamente fa molte meno storie per fare i compiti e ha scoperto che l&#8217;impegno produce risultati tangibili, e non parlo solo di voti. Stiamo tutti meglio.<br />
Siamo andati insieme in piscina a vedere la lezione di nuoto di Sofia, poi abbiamo portato la sdraietta al loro nuovo cuginetto.<br />
Infine abbiamo cenato insieme con una atmosfera veramente singolare, una serenità unica.</p>
<p>Chissà se è stato merito anche della pizza che avevo cucinato.</p>
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		<title>Odio l&#8217;estate</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 06:54:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristian</dc:creator>
				<category><![CDATA[fattimiei]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni anno che passa ho un motivo in più per odiare questo periodo dell&#8217;anno. Non si tratta della trita litania sull&#8217;insofferenza di chi vive in una località di mare e turismo che non sopporta l&#8217;invasione estiva, l&#8217;avidità di chi guadagna (guadagni in altissima percentuale evasi alle tasse), o il caldo umido. Quasi ogni estate mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Ogni anno che passa ho un motivo in più per odiare questo periodo dell&#8217;anno.</p>
<p>Non si tratta della trita litania sull&#8217;insofferenza di chi vive in una località di mare e turismo che non sopporta l&#8217;invasione estiva, l&#8217;avidità di chi guadagna (guadagni in altissima percentuale evasi alle tasse), o il caldo umido.</p>
<p>Quasi ogni estate mi ritrovo a dover confrontarmi con la morte, quella vera a cui non si sfugge. Non io direttamente, chiaro, sennò non sarei qui a scriverti.<br />
Quest&#8217;anno oltre ad aver salutato per l&#8217;ultima volta due nonne stupende, è toccato ad un compagno di lotte, un lavoratore, un padre, un marito, un amico: in uno svincolo sopra l&#8217;autostrada, un punto in cui ai diversi incroci trovi dei fiori, un grosso suv gli ha tagliato la strada mentre era in sella al suo scooter.<br />
In un attimo la sua vita è sparita, insieme all&#8217;idea di invecchiare insieme a sua moglie, vedere crescere il suo bambino, preoccuparsi per questo futuro sempre più scuro che abbiamo di fronte, e provare sempre più malconci a resistergli.</p>
<p>Quando ero piccolo piccolo ho corso con le moto da cross e così quando sono arrivato all&#8217;età del motorino, in cui i miei amici erano infoiati per trasformarli in piccoli mezzi da competizione per correre al pistino della zona artigianale, io avevo già sfogato quella voglia di velocità, ma più che altro avevo timore dell&#8217;asfalto. Qualche volta capita di aprire tutta la manetta del gas, ma sempre più c&#8217;è una forza che mi spinge a rallentare.</p>
<p>L&#8217;estate sembra un periodo di follia per le strade: sarà il caldo, la tanta luce, la troppa gente per le strade, unita all&#8217;accoppiata auto arroventate dal sole e pseudo-piloti in sella a scooter che si sentono esclusi da qualsiasi rispetto del codice della strada. Il risultato è che ogni settimana qualcuno rimane senza vita su queste strade.</p>
<p>Negli anni ho salutato troppi amici che sulle due ruote hanno incontrato la morte. Chi si è scontrato con un&#8217;auto in sosta dopo aver perso il controllo della moto mentre andava a chiamare un&#8217;ambulanza per una ragazza ferita, chi è stato toccato da un&#8217;auto che sbucava da una strada laterale senza visibilità del lungomare ed è poi finito contro un palo mentre tornava tranquillamente a casa dal lavoro.</p>
<p>Si sta allungando questa lista e ogni anno, ogni volta che si entra in un cimitero per l&#8217;ultimo saluto, sta diventando dura vedere sempre più amici in quelle foto che non invecchiano mai.</p>
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		<title>Coccole</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 17:54:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristian</dc:creator>
				<category><![CDATA[fattimiei]]></category>
		<category><![CDATA[coccole]]></category>
		<category><![CDATA[sara]]></category>

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		<description><![CDATA[Capita a volte che ti alzi alla mattina e tua figlia, quella più grande che fa la quarta elementare ti faccia, come dire, girare le scatole. Ti dice che non vuole andare a scuola, che non le piace la scuola. Tu esci di casa che ancora la crisi è in atto, prendi la bici, ti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><a href="http://www.disordine.com/wp-content/uploads/2011/03/saraeicompiti.jpg"><img src="http://www.disordine.com/wp-content/uploads/2011/03/saraeicompiti-200x300.jpg" alt="" title="saraeicompiti" width="200" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-1139" /></a>Capita a volte che ti alzi alla mattina e tua figlia, quella più grande che fa la quarta elementare ti faccia, come dire, girare le scatole.<br />
Ti dice che non vuole andare a scuola, che non le piace la scuola. Tu esci di casa che ancora la crisi è in atto, prendi la bici, ti fai una decina di chilometri con un paio di gradi di temperatura ambiente, lotti contro i computer per nove ore, facendo giusto una mezz&#8217;ora di pausa e poi verso le cinque e mezza, quando sta tramontando rimetti il caschetto e pedali verso casa.</p>
<p>Appena entrato scopri dalla moglie che la figlia grande ha fatto casino fino a pochi minuti prima di andare a casa, e che ora si trova dalla nonna in ritiro.<br />
Apri il tuo account sul computer di casa, butti un occhio agli scaricamenti, e poi un suono ti avverte che è arrivata una email. Una email dall&#8217;indirizzo della nonna, intitolata &#8220;coccole&#8221;:</p>
<blockquote><p>Ciao babbo sono la Sara, ti ricordi che io  stamattina non volevo<br />
andare a scuola, e guarda caso mi sono divertita più degli altri<br />
giorni la Nadia ci ha divisi in due gruppi, io con il mio gruppo siamo<br />
andati al computer,  poi siamo tornati disopra e con la Paola abbiamo<br />
parlato perchè il diciassette si starà a  casa  e da lì abbiamo<br />
iniziato a parlare di Garibaldi, Nino, ugo ecc&#8230;<br />
e anchi dei 150 anni d&#8217; Italia.<br />
Sei il papà migliore di tutto l&#8217; universo.</p></blockquote>
<p>Ti sciogli, chiami la moglie per farle leggere quelle parole, quando solo pochi minuti prima stavate discutendo di come aiutare quella bimba grande a vivere meglio il suo rapporto con la scuola, la competitività tra compagni, le responsabilità, ma soprattutto la curiosità di scoprire cose nuove ogni giorno.</p>
<p>Per quanto siano brave le maestre la scuola rimane un microuniverso in cui i bambini imparano a confrontarsi con la vita, e spesso è molto dura. Tu come genitore ti metti in discussione continuamente, pensi di aver contribuito oltre ogni modo a quelle insicurezze, memore di tanti infruttuosi studi di psicologia, pensi a come migliorare quella situazione che a volte ti sfugge di mano.</p>
<p>Quelle parole non significano che ti sbagliavi, che sei stato un bravissimo genitore. Nella dura scalata della crescita spesso si scivola, e ci si fa anche male, l&#8217;importante però è tenersi alla corda, sicuri che l&#8217;altro terrà ben salda quella corda.</p>
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		<title>Alla faccia dei nativi digitali</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 08:23:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristian</dc:creator>
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		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[nativi digitali]]></category>
		<category><![CDATA[sofia]]></category>

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		<description><![CDATA[La mia piccola Sofia ha cinque anni, quasi non ci credo che a settembre uscirà di casa col grembiule per andare in prima elementare. Sofia, come Sara, ha sempre vissuto in una casa dove i dispositivi elettronici sono una parte integrante della vita quotidiana. A tre anni giocava con il Nintendo DS di Sara, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><a href="http://www.disordine.com/wp-content/uploads/2011/01/sofia250.jpg"><img src="http://www.disordine.com/wp-content/uploads/2011/01/sofia250.jpg" alt="" title="sofia250" width="250" height="241" class="alignleft size-full wp-image-1113" /></a>La mia piccola Sofia ha cinque anni, quasi non ci credo che a settembre uscirà di casa col grembiule per andare in prima elementare.</p>
<p>Sofia, come Sara, ha sempre vissuto in una casa dove i dispositivi elettronici sono una parte integrante della vita quotidiana. A tre anni giocava con il Nintendo DS di Sara, a quattro ha imparato ad usare l&#8217;iphone della mamma, usa tranquillamente il mouse, sa scrivere sulla tastiera, inserisce la sua password quando cambia utente, apre Firefox e usa google per trovare i siti dei giochi in flash come giochiperragazze o friv.</p>
<p>Stamattina Sofia è a casa, colpita dal virus intestinale che gira in questi giorni. Questo è quello che mi ha scritto Monica in chat, pochi minuti fa: &#8220;ti saluto che lascio il computer a Sofia. Senti la discussione che ho avuto con Sofia.&#8221; </p>
<p>Sofia: &#8220;voglio scrivere sul mio blog&#8221;.<br />
Monica: &#8220;tu non hai un blog&#8221;.<br />
Sofia: &#8220;perchè no?! La <a href="http://sara.disordine.com">Sara</a> c&#8217;è l&#8217;ha. Lo voglio, mi serve!&#8221;<br />
Monica: &#8220;La Sara è più grande, perchè ti serve?&#8221;<br />
Sofia: &#8220;per scrivere quello devo dire!&#8221;</p>
<p>Passano un paio di minuti e in chat mi appare questo messaggio: </p>
<p>&#8220;sono sofia vorrei un blog &lt;3&#8243;</p>
<p>Dopo poco suona il telefono in ufficio: &#8220;sono Sofia Conti, mi passi il mio babbo?&#8221;. Con la sua vocina più smielata e ruffiana mi ha chiesto &#8220;babbo, mi fai un blog?&#8221;. &#8220;a cosa ti serve?&#8221;. &#8220;ci scrivo i pensieri&#8221;.<br />
Mi passa la mamma che mi dice che era stata Sofia a voler chiamare dopo che aveva scritto quella cosa da sola sulla chat della mamma, perché il babbo non rispondeva.</p>
<p>P.S. Ciao Sofia, il babbo <a href="http://sofia.disordine.com">mantiene le promesse</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il mio blog è di cartone</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Dec 2010 14:17:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristian</dc:creator>
				<category><![CDATA[fattimiei]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono quasi sei anni che ho aperto questo blog. Prima di questo ho avuto diversi altri blog, in giro per la rete, aperti, vissuti ed abbandonati, come i rifugi di fortuna dei barboni. Sia chiaro, anche questo blog non è certo una casa dove ci sono feste tutte le sere, direi che è un po&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Sono quasi sei anni che ho aperto questo blog. Prima di questo ho avuto diversi altri blog, in giro per la rete, aperti, vissuti ed abbandonati, come i rifugi di fortuna dei barboni.<br />
Sia chiaro, anche questo blog non è certo una casa dove ci sono feste tutte le sere, direi che è un po&#8217; come la casa di un single che lavora tutto il giorno, torna a casa la sera tardi, dopo aver vissuto in tanti altri ambienti, a volte insieme a tante altre persone.<br />
E a casa ha voglia solo di buttarsi nel letto.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il freddo di dicembre</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Dec 2010 07:53:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristian</dc:creator>
				<category><![CDATA[fattimiei]]></category>

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		<description><![CDATA[Mia moglie un giorno mi ha detto che mi invidia perché conosco molte persone online, tanti amici con cui parlare. Gli ho risposto che in parte è vero, anche se in realtà, quella parola &#8220;amici&#8221; potrei usarla veramente per poche di queste persone, e per alcuni di questi non so neanche se posso usarla veramente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><img alt="" src="http://farm1.static.flickr.com/142/329380795_fb60c203eb.jpg" title="Merry Chistmas - photo by http://www.flickr.com/photos/hoary_head/" class="alignnone" width="500" height="335" />Mia moglie un giorno mi ha detto che mi invidia perché conosco molte persone online, tanti amici con cui parlare.<br />
Gli ho risposto che in parte è vero, anche se in realtà, quella parola &#8220;amici&#8221; potrei usarla veramente per poche di queste persone, e per alcuni di questi non so neanche se posso usarla veramente, visto che una amicizia richiede che ci sia un impegno anche in termini di tempo e di continuità, e da tanto tempo non incontro più nessuno di questi di persona.</p>
<p>Per come vanno le cose ultimamente è un po&#8217; come stare alla finestra di un condominio, dal quarto o quinto piano. Vedi altri che giocano e si incontrano nella corte sottostante, li senti urlare, li vedi nascondersi quando giocano a nascondino. Vedi i due innamorati che si baciano dietro un albero.<br />
Poi chiudi la finestra, perché in casa entra quel freddo di dicembre che porta la neve.</p>
]]></content:encoded>
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		<title></title>
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		<pubDate>Sat, 25 Sep 2010 09:56:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristian</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggendo gli occhi si bagnano, il respiro è faticoso, ti senti senza parole, una specie di sorriso muove le labbra. Quando succede sono contento, anche se triste.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Leggendo gli occhi si bagnano, il respiro è faticoso, ti senti senza parole, una specie di sorriso muove le labbra.</p>
<p>Quando succede sono contento, anche se triste.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Immettere qui il titolo</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Sep 2010 16:21:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristian</dc:creator>
				<category><![CDATA[fattimiei]]></category>

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		<description><![CDATA[I blog sono uno strumento affascinante, fino a quando cominci ad autocensurarti. Inizialmente scrivi senza pensare che qualcuno che conosci legga ciò che scrivi. Poi quando scopri che oltre alle tante persone che abitano la rete, tra i tuoi lettori ci sono persone che incontri nella tua vita offline e che normalmente terresti all&#8217;oscuro dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>I blog sono uno strumento affascinante, fino a quando cominci ad autocensurarti.</p>
<p>Inizialmente scrivi senza pensare che qualcuno che conosci legga ciò che scrivi. Poi quando scopri che oltre alle tante persone che abitano la rete, tra i tuoi lettori ci sono persone che incontri nella tua vita offline e che normalmente terresti all&#8217;oscuro dei fatti tuoi, inizi a pensare bene a cosa scrivi.</p>
<p>A volte vorresti scrivere qualcosa, condividere emozioni e riflessioni, ma poi arriva il pensiero sotterraneo che ti consiglia di non pubblicare certe cose. E quello che scrivi finisce nelle bozze, oppure diventa un incomprensibile messaggio su un social network.</p>
<p>Conosco persone che sono molto più libere in questo. Che lo strumento sia il proprio blog o Facebook, lasciano scivolare fuori pensieri senza problemi. Io sono tra quelli che si autocensurano. Non credo di essere una persona misantropa.</p>
<p>Se penso al mio blog potrei dire che editorialmente è perfettamente in linea col titolo, visto che parla in modo caotico di cose diverse, con toni che vanno dallo sfogo al distaccato articolo (forse è un bel po&#8217; che non scrivo qualcosa che possa assomigliare ad un articolo).</p>
<p>Alla fine invece di scrivere di quello che mi (ci) è successo questa settimana, cercando di trovare a mio modo delle risposte a ciò che vorticosamente gira nella mia testa, mi riduco a scriver di cazzate, assolutamente poco interessanti. Fossi in te cancellerei questo blog dal feed reader; se non sai cos&#8217;è un feed reader non capisco cosa ci fai qui, forse cercavi una risposta per la tua stampante Epson.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Una storia di giocattoli</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 08:48:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristian</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri sera sono andato a vedere Toy Story 3 con Monica e Sara. Sorvolando sul fatto che il 3d non aggiunge nulla se non il fastidio di tenere quegli occhiali che tolgono molta luminosità al film, il mio giudizio è estremamente positivo, Pixar ha fatto nuovamente centro. Ammetto senza vergogna che in un paio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><a href="http://www.disordine.com/wp-content/uploads/2010/07/toystory14.jpg"><img src="http://www.disordine.com/wp-content/uploads/2010/07/toystory14.jpg" alt="" title="toystory14" width="550" height="419" class="aligncenter size-full wp-image-1017" /></a><br />
Ieri sera sono andato a vedere Toy Story 3 con Monica e Sara. Sorvolando sul fatto che il 3d non aggiunge nulla se non il fastidio di tenere quegli occhiali che tolgono molta luminosità al film, il mio giudizio è estremamente positivo, Pixar ha fatto nuovamente centro.</p>
<p>Ammetto senza vergogna che in un paio di scene mi sono scese le lacrime, occasione in cui gli occhiali mantengono la privacy delle proprie emozioni.<br />
Mentre tornavamo a casa ho ripensato alle mie cose che erano finite in soffitta della vecchia casa dove sono cresciuto: </p>
<ul>
<li>un bidone di cartone tondo del detersivo pieno di costruzioni non-Lego: sparito, rapinato dai cugini</li>
<li>uno scatolone enorme pieno di numeri di Topolino: venne aperto da non so chi, cercando non so cosa, lasciato aperto e riempito di cacca dai piccioni. Non immaginate quando anni dopo sono andato a cercarli la rabbia che ho provato di fronte a quello scempio.</li>
<li>uno scatolone di macchinine di metallo (tra cui una Ferrari 126CK in scala 1/24, il mio tesoro e una moto da cross Yamaha YZ a cui avevo modificato il forcellone con degli elastici per creare una sorta di ammortizzazione), robot e astronavi di plastica: sparito.</li>
<li>un piccolo biliardino di plastica con il piano di formica che si era imbarcato subito, rendendo possibile la pratica sconosciuta del tunnel a centrocampo.</li>
</ul>
<p>Non so cos&#8217;altro sia rimasto lassù, nella vecchia casa dei nonni dove ho abitato fino a vent&#8217;anni. Ricordo solo che quando mi sono trasferito e ho cercato cose, che avevo messo lì pensando di saperle comunque al sicuro, ho sentito come se qualcuno avesse rubato una parte della mia infanza, legata morbosamente a quegli oggetti con cui avevo passato del tempo.</p>
<p>Alcuni giochi ricordo che in soffitta non ci sono mai arrivati, in quando hanno trovato la via del bidone quando neanche la colla e il nastro isolante riuscivano più a tenerli insieme.<br />
Di tutto quello mi sono rimaste le cose più recenti, ovvero il Commodore 64, con relativi nastri e floppy disk, l&#8217;Amiga 500 e tutti gli altri fumetti, ma qui siamo già troppo avanti con l&#8217;età.</p>
<p>Di quel periodo dell&#8217;infanzia non mi è rimasto nulla. Nulla, forse anche perché rispetto alle mie figlie non avevo così tanti giocattoli e il tempo lo passavamo di fuori a giocare con quello che c&#8217;era, a costruire oggetti improbabili con legno, chiodi e spago, a scorrazzare in bici tra i campi, a guardare Goldrake in tv e a fare tarzan nel pagliaio con una corda legata a dieci metri d&#8217;altezza, legata ad una trave quando il pagliaio era pieno fino al tetto.</p>
<p>Ho cercato di andare indietro nel tempo per ricordarmi cosa facevo quando ero piccolo, a cosa giocavo, come passavo i miei pomeriggi e ho sentito come un vuoto, un periodo della mia vita di cui non ricordo che episodi, frammenti come fotografie di istanti che dovrebbero ricostruire il periodo della vita che dovremmo ricordare come il più felice.</p>
<p><em><br />
(l&#8217;immagine fa parte del color script preparatorio di Toy Story 3 realizzato da Daisuke “Dice” Tsutsumi, illustratore ed animation artist, nonché art director della Pixar)</em></p>
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