Categoryfattimiei

La casa

Mai avrei immaginato una giornata come oggi.

Quella che doveva essere una giornata felice è stato invece un concentrato di ansia e paure. Il terrore di aver fatto male i conti e non aver considerato tutti gli aspetti, le spese, gli imprevisti possibili per una scelta a questo punto senza ritorno se non con una rimessa considerevole.

la-casa1

5113 giorni dopo

Ero tornato a casa dopo un giorno e mezzo in ospedale. Dopo quattro ore di sonno e una doccia ero ripartito da casa con la felice consapevolezza che quel giorno, di quell’estate così calda, sarei diventato papà di un bambino o di una bambina.

Quando ho acceso la radio sapevo che quel momento sarebbe rimasto nella mia memoria.  Non ricordo la radio che lo trasmetteva ma il brano era questo. Sembra fatto apposta, ma è stato un caso.

Oggi sono passati quattordici anni da quel giorno in cui ci siamo incontrati nel corridoio di fronte alla sala operatoria. Lì ho scoperto che eri una bambina, che ti saresti chiamata Sara, il nome che io e  la mamma avevamo scelto per te se fossi stata una bambina.
Se fossi stata un maschio avresti avuto il nome dei nostri nonni, ma questa è un’altra storia. Come quella che se la mamma avesse avuto una gravidanza più tranquilla, forse un mese prima sarei stato insieme agli altri a Genova nei giorni del G8.

Quel fagottino di due chili e novecento grammi, che mi guardava dall’incubatrice ora è alta quasi come me. Ogni tanto mi fa arrabbiare, come fanno arrabbiare tutti i ragazzi della sua età, più o meno. Però tante volte mi rende orgoglioso, e forse non glielo mostro abbastanza.

Sara,

vorrei che tu fossi più sicura di te, delle tue capacità e della sua sensibilità. Vorrei che tu fossi più dolce con tua sorella. Vorrei vederti meno con quel telefono in mano davanti alla faccia ad ogni ora del giorno. Vorrei vederti serena, più spesso.

Vorrei che non crescessi così in fretta. Ma, ormai, è troppo tardi.

Il tuo babbo.

Ho perso l’attenzione. Non ti preoccupare, la ritroviamo.

books-like-wallsA volte il nostro cervello cerca di dirci qualcosa, forse lo fa più spesso di quello che ci rendiamo conto ma quando riusciamo ad esserne coscienti è importante riuscire a cogliere queste informazioni e fermarsi a riflettere.
Continue reading

Ci sono cose del passato che tornano alla mente, esperienze che ci hanno in qualche modo segnato.

Parlo di cose che ci hanno lasciato un segno e che hanno comportato una influenza negativa nel nostro modo di vivere, di affrontare il rapporto con gli altri, di rapportare la nostra situazione alla realtà, di pesare nel nostro bilancio emotivo.

Come se stessi scrivendo una sceneggiatura, una volta individuati questi momenti, queste esperienze, dovrei prenderli e riscriverli. In fondo la nostra memoria svanisce con il passare degli anni, la nostra infanzia si allontana e rimane rappresentata da una serie di eventi che noi ricordiamo, o che altri ci ricordano.

Ecco, se alcuni di questi eventi fosse riscritto, con il tempo queste versioni sostituirebbero altre negative e dolorose e la loro influenza diminuirebbe. Capire in sostanza che la influenza di quegli eventi è oggi sproporzionata alla realtà attuale.

Psicologicamente è un insieme di meccanismi di difesa, ma un lavoro cosciente di questo tipo mi fa pensare ad una sorta di autoanalisi.

Sono stanco. Il diluvio di ieri sembra aver portato via del tutto questa estate torrida.

Sono stanco. Troppe cose vanno male tutte insieme, e questa situazione continua di pressione negativa porta altre cose ad andare male. Le cose vanno male, fanno star male anche le persone vicino a me, condizione che si riverbera su di me, e in un circolo vizioso che si autoalimenta, niente migliora.

Oggi ho letto una di quelle notizie che ti porta a mettere in relazione la tua vita a quella ben più negativa della tua, e nonostante tutto è stata vissuta in modo molto più positivo. Questo confronto dovrebbe farmi stare meglio, ad avere una visione più alta, ed invece non fa che arrabbiarmi ulteriormente.

Vorrei poter chiudere delle cose in uno scatolone della mia mente e dire “basta, non ci sono riuscito, è tutta colpa mia, ho fallito”. Dopo migliaia di euro buttati, in tanti anni, non posso più permettermi di credere che un passo alla volta arriverò al traguardo. Mancavano due passi, più grandi di me, ma ne mancavano solo due. Non riesco ad accettarlo, ci metterò del tempo, ma oggi vorrei che tutto sparisse subito dalla mia mente, senza che ogni giorno qualcosa mi ricordi di aver fallito.

Se ci fosse qualcosa di fisico cercherei di distruggerlo, fino a che le braccia doloranti e sanguinanti, penzolanti, non riusciranno più ad alzarsi.

© 2016 Disordine.com/

Theme by Anders NorenUp ↑