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Ci sono cose del passato che tornano alla mente, esperienze che ci hanno in qualche modo segnato.

Parlo di cose che ci hanno lasciato un segno e che hanno comportato una influenza negativa nel nostro modo di vivere, di affrontare il rapporto con gli altri, di rapportare la nostra situazione alla realtà, di pesare nel nostro bilancio emotivo.

Come se stessi scrivendo una sceneggiatura, una volta individuati questi momenti, queste esperienze, dovrei prenderli e riscriverli. In fondo la nostra memoria svanisce con il passare degli anni, la nostra infanzia si allontana e rimane rappresentata da una serie di eventi che noi ricordiamo, o che altri ci ricordano.

Ecco, se alcuni di questi eventi fosse riscritto, con il tempo queste versioni sostituirebbero altre negative e dolorose e la loro influenza diminuirebbe. Capire in sostanza che la influenza di quegli eventi è oggi sproporzionata alla realtà attuale.

Psicologicamente è un insieme di meccanismi di difesa, ma un lavoro cosciente di questo tipo mi fa pensare ad una sorta di autoanalisi.

Sono stanco. Il diluvio di ieri sembra aver portato via del tutto questa estate torrida.

Sono stanco. Troppe cose vanno male tutte insieme, e questa situazione continua di pressione negativa porta altre cose ad andare male. Le cose vanno male, fanno star male anche le persone vicino a me, condizione che si riverbera su di me, e in un circolo vizioso che si autoalimenta, niente migliora.

Oggi ho letto una di quelle notizie che ti porta a mettere in relazione la tua vita a quella ben più negativa della tua, e nonostante tutto è stata vissuta in modo molto più positivo. Questo confronto dovrebbe farmi stare meglio, ad avere una visione più alta, ed invece non fa che arrabbiarmi ulteriormente.

Vorrei poter chiudere delle cose in uno scatolone della mia mente e dire “basta, non ci sono riuscito, è tutta colpa mia, ho fallito”. Dopo migliaia di euro buttati, in tanti anni, non posso più permettermi di credere che un passo alla volta arriverò al traguardo. Mancavano due passi, più grandi di me, ma ne mancavano solo due. Non riesco ad accettarlo, ci metterò del tempo, ma oggi vorrei che tutto sparisse subito dalla mia mente, senza che ogni giorno qualcosa mi ricordi di aver fallito.

Se ci fosse qualcosa di fisico cercherei di distruggerlo, fino a che le braccia doloranti e sanguinanti, penzolanti, non riusciranno più ad alzarsi.

Dopo la piccola operazione che ho fatto in novembre ho come sentito il tempo e gli anni pesarmi di più. Prima ancora una lombalgia mi aveva accompagnato dalla fine della primavera all’autunno. Il medico si era prodigato a consigliarmi la piscina, luogo che non amo particolarmente.

A gennaio ho deciso di iniziare a correre. Prima insieme a Gigi, che mi ha tirato nelle prime uscite, col freddo e il gelo, spronandomi a superare lo scoglio dei primi chilometri.
Per qualche problema di salute del mio compare ho iniziato ad uscire da solo. Ho iniziato a spingermi più avanti con le distanze, alternando uscite in cui cercavo invece di tenere il più a lungo possibile un ritmo maggiore.

Un approccio privo di conoscenze tecniche, che piano piano, ho iniziato ad affrontare. I primi dolori alla caviglia mi hanno preoccupato, ma era anche strano che questi dolori non venissero fuori: anni di skateboard hanno logorato caviglie e ginocchia, ma se potessi, sarei ancora sulla tavola, altro che corsa.
Facendo più attenzione al mio modo di correre mi ero reso conto che dopo un paio di chilometri iniziavo a poggiare il piede sul tallone. Google e Youtube mi hanno spiegato che ciò è male, che grazie alle moderne scarpe superammortizzate abbiamo disimparato a correre, spostando sul tallone il primo appoggio, ritrovandoci un freno alla corsa e un carico che si ripercuote su caviglie, ginocchia ed anca.

Cercando di correggere questa tendenza, alla ricerca del “chi”, ho commesso (credo) l’errore di fare gli stessi chilometri di prima cambiando la meccanica della mia corsa.

Il risultato è stato quello di ritrovarmi con un dolore sul tibiale anteriore (spero di non sbagliarmi) sinistro. Qui le ipotesi su quale fosse la causa del dolore si sono sprecate, ogni cosa che ho letto non mi ha dato la certezza di aver capito. Il mio chirurgo di fiducia mi ha detto che dovrebbe essere una tendinite e che sarei dovuto stare a riposo per un po': ovviamente con un dolore del genere era la cosa più ovvia.

Il problema è che da quando ho iniziato a correre vorrei poterlo fare regolarmente, e starmene fermo per tenere a riposo la gamba è abbastanza frustrante, soprattutto quando leggo dei tanti amici virtuali che corrono tra i petali svolazzanti di questa primavera.

Come chiusura finale posso dire che questo post è rimasto per errore nelle bozze per alcuni giorni. Il dolore è quasi scomparso, ma continuo a sentire qualcosa e ogni volta che faccio un passo mi sembra di dover stare attento a come appoggio il piede e piego la gamba. L’evitare di farmi male porta poi a movimenti peggiori.
Oggi è un altro bel giorno di sole primaverile, la spiaggia stamattina era bellissima. Che stress.

Scena: camera da letto delle bimbe. Interno sera.
Monica asciuga i capelli a Sofia, anni sei, col phon.

Sofia: “Mamma, stai attenta a non prendermi dentro i colori con phon.”

Monica: “Sofia, il phon butta fuori l’aria, non la tira dentro.”

Sofia: “Mamma”, (con tono piccato del tipo “mamma ma che cavolo stai dicendo”), se l’aria da una parte esce dall’altra dovrà entrare.

Monica, con la mascella a mezz’aria: “in effetti”.

Grazie alla signora Gelmini, nella scuola si lavora sempre meno. Sempre meno progetti sui bambini, sempre meno insegnanti di sostegno, così Monica, finiti i centri estivi, è senza lavoro.
Economicamente quindi non va tanto bene, ma da settembre sembra scattato qualcosa in Sara. Forse è grazie al fatto che Sofia ha iniziato ad andare a scuola ed ora non la sente più come una “privilegiata” che non ha compiti da fare, oppure sono stati i continui scontri tra noi e lei durante la fine dello scorso anno scolastico e durante l’estate.

Oggi sono tornato a casa, ho scoperto che Sara aveva preso un ottimo. Ultimamente fa molte meno storie per fare i compiti e ha scoperto che l’impegno produce risultati tangibili, e non parlo solo di voti. Stiamo tutti meglio.
Siamo andati insieme in piscina a vedere la lezione di nuoto di Sofia, poi abbiamo portato la sdraietta al loro nuovo cuginetto.
Infine abbiamo cenato insieme con una atmosfera veramente singolare, una serenità unica.

Chissà se è stato merito anche della pizza che avevo cucinato.