(titolo provvisorio)

Sono ancora vivo, pare. Il mio blog, invece, sta molto peggio di me.

(al posto di questa parentesi ho scritto e poi cancellato almeno sette frasi, nessuna delle quali mi sembrava interessante).

Insomma, un twit lì, una foto là, qualche giro su Friendfeed per le stanzette che in quel momento mi appassionano di più e il blog rimane lì ad attendere una riflessione più lunga di una manciata di caratteri.

Cosa ho fatto in questo tempo che sono stato via? Poco, lavoro, cerco di vivere con la mia famiglia il meglio che posso, continuo ad essere sempre un musone rabbuiato, sono stato male, mi hanno operato e ora sto meglio, rimando una cosa importante allo sfinimento, ho iniziato a correre a piedi, ho comprato un telefono android, ho riempito l’hard disk da due tera prima del previsto (e quindi ne ho comprato un altro).

Potrei uccidere il mio blog, per finta, come Elvis.

Perchè odio Jonsi

Quando ascolto un brano di Jonsi in cuffia, mentre cammino oppure sono al parco mentre il cane corre, mi capita di estraniarmi e per qualche attimo è come se il mondo fosse un posto dove ci si sente a proprio agio e dove si può sentire la felicità nei propri respiri.
Poi il brano finisce ed è come se quel mondo cadesse a terra insieme al telo su cui veniva proiettato, mostrando così la mediocrità che c’è attorno e dentro di noi.

Resistere alla resistenza

Anche io, come i due interlocutori del post di Leonardo a scuola la Resistenza non l’ho studiata.
Forse alle elementari ne abbiamo parlato ma sinceramente non me ne ricordo. Deve essere stata una cosa molto all’acqua di rose. Alle scuole medie siamo arrivati tra la prima e la seconda guerra mondiale (la seconda te la leggevi per i fatti tuoi se volevi ma non era da sapere). Alle superiori non ne parliamo.

E’ certamente stato importante seguire tutta la successione di re e papi del medioevo, le lotte fratricide tra le repubbliche marinare, e tanti altri avvenimenti dei secoli scorsi, ma di quello che è successo quando i nostri nonni erano giovani abbiamo dovuto scoprirlo dai loro racconti.
A qualcuno, forse per tanti è andata di sfiga: o il loro nonno è stato repubblichino oppure è morto prima di poter raccontare al nipote come sono andate le cose per davvero. E ora c’è chi pensa che la resistenza sia stata poco più di una scampagnata in montagna mentre i veri salvatori della patria, gli americani mandavano via i tedeschi. Mica i fascisti, quelli sono ancora qua.

Layout, feedreader e zen.

A volte certe cose sono nell’aria e dal contenuto dei commenti al post di Andrea di oggi, noto di essere in buona compagnia.
Da tempo anch’io trovo “disagio” di fronte al bombardamento di stimoli che la classica homepage può provocare.
La ricerca di layout in grado di mettere in prima pagina tutta una serie di contenuti recenti, per dare visibilità a tutti gli argomenti che vengono trattati, porta talvolta ad un sincero spaesamento.

Ho pensato a come siamo arrivati qui.
I giornali hanno la loro prima pagina: qui troviamo tutta una serie di notizie in evidenza, che rimandano poi alle pagine interne, ma almeno che una di queste notizie non ci catturi particolarmente, seguiamo un ordine progressivo di pagina nella lettura (a meno che mi trovi davanti ad un quotidiano sportivo, dove leggo solo le ultime pagine).
Nella televisione siamo utenti completamente passivi e siamo costretti ad adeguarci al ritmo e alla sequenza imposta.

Internet, nella sua forma ipertestuale, ci offre la possibilità di scegliere percorsi di lettura, rendendo questo processo estremamente rapido, istintivo. Il problema è che mentre nel formato televisivo siamo costretti ai tempi decisi da altri, la grande libertà che siamo riusciti a guadagnarci porta con sè l’ansia di una consultazione sempre più compulsiva. Inoltre l’immensa mole di informazioni, possibili percorsi, innumerevoli diramazioni che internet ci mette a disposizione, può portarci alla lettura “scanner” dove cerchiamo velocemente il succo del contenuto senza soffermarci troppo su di esso.

I blog avevano portato una piccola novità, in quanto l’ordine di presentazione dei contenuti non era scelto secondo una gerarchia di notizie più o meno importanti, bensì solamente attraverso l’ordine cronologico inverso.
Questa modalità è quella che poi ci ritroviamo nei feed reader, che tengono sotto controllo, al posto nostro, quelle che sono le nostre fonti d’informazione, che possiamo consultare cronologicamente e secondo le nostre arbitrarie categorie.

Il feedreader ha anch’esso i suoi lati negativi. Io tempo fa cercavo di mantenere controllato il numero delle mie fonti, prima 100 poi 200. Ad un certo punto mi sono reso conto che era inutile cercare di leggere per forza tutto. Era meglio, per me, avere nel feed reader tutte le fonti che ritenevo interessanti per qualche motivo e cercare di categorizzarle meglio, in modo da creare una scala di priorità ma anche aumentare la possibilità di incappare in contenuti stimolanti.

Tornando per chiudere al layout delle pagine dei giornali online, posso dirvi come faccio io: apro ogni articolo che trovo in una homepage in una nuova tab. Quando non c’è più niente che mi interessi la chiudo, e così passo alla lettura delle tab aperte. Quello che non riesco a leggere lo appunto con Instapaper. Tante cose non riesco poi a leggerle ugualmente. Sicuramente non erano fondamentali per la mia giornata.
In ogni caso se erano importanti ne avrà parlato qualcuno delle mie fonti aggregate nel feed reader.

Oggi Sara mi ha chiesto che cos’è lo zen. Ho cercato, senza successo di spiegarglielo. Sicuramente la sua tazza non era piena. Molto probabilmente sono io che non ho centrato la tazza, e forse quella che avevo in mano non era una teiera.