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	<title>Disordine.com - il blog di Cristian Conti &#187; Commenti</title>
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		<title>2001-2011 Globalization tour</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jan 2011 07:13:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristian</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel 2001 a Genova si erano ritrovate tante voci per urlare al mondo che la globalizzazione dell&#8217;economia era la catastrofe più grande che stava accadendo, una evoluzione del sistema capitalistico che colpiva sempre più forte le classi più deboli. Nel 2011 un manager di una grande azienda italiana dice che gli accordi precedenti non sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Nel 2001 a Genova si erano ritrovate tante voci per urlare al mondo che la globalizzazione dell&#8217;economia era la catastrofe più grande che stava accadendo, una evoluzione del sistema capitalistico che colpiva sempre più forte le classi più deboli.<br />
Nel 2011 un manager di una grande azienda italiana dice che gli accordi precedenti non sono più validi, che questa azienda per continuare a produrre in Italia non deve sottostare ad accordi con i lavoratori. O così o si va a produrre altrove. I diritti, insomma, possono essere barattati con la continuità del lavoro.</p>
<p>La globalizzazione è partita dai paesi più ricchi, ha fatto il giro del mondo e poi è arrivata fino a noi. Prima sono arrivate le masse di migranti, in cerca di un lavoro e di quel futuro che nel proprio paese gli era precluso. Ve la ricordate la storia dell&#8217;idraulico polacco?</p>
<p>Nel 2001 chiedevamo a gran voce che quei diritti che avevamo noi fossero estesi anche a chi non ne aveva e per questo veniva sfruttato per produrre a basso costo. Visto che quel costo probabilmente non si può ridurre più di così, senza che anche i più idioti riconoscano quello uno stato di schiavitù, quei diritti conquistati dalle lotte dei lavoratori degli anni passati sono diventati ingombranti, e così per ridurre quei costi di produzione arriva la minaccia.</p>
<p>La crisi del sistema economico mondiale doveva essere l&#8217;esempio in grado di far aprire gli occhi a tutti, la rivelazione di un modello di vita che si basa sullo sfruttamento. Invece di essere l&#8217;occasione per una riforma del sistema, non dico di una rivoluzione, è diventato l&#8217;alibi per colpire tutto ciò che era stato conquistato.</p>
<p>La strategia è la stessa ogni volta: demonizzazione, attacco frontale ed estensione ad altri di queste condizioni. E&#8217; iniziato con i lavoratori statali, poi è stato il turno della scuola, dell&#8217;università.<br />
Ora è il turno del sistema industriale italiano, con il suo massimo rappresentante. Stessa strategia. Si diceva a Pomigliano che c&#8217;erano lavoratori che si mettevano in malattia il giorno delle partite di calcio, e quindi ecco un piano strategico per aumentare la produttività. Se accettavi lavoravi, sennò addio lavoro.<br />
Ora quel piano si estende a tutti gli altri lavoratori degli altri stabilimenti italiani, e a breve anche altri imprenditori italiani si sentiranno liberi di prendere gli accordi precedenti e stracciarli, dicendo che i lavoratori dovranno accettare altre condizioni, o la fabbrica potrà benissimo andare a produrre in Serbia o in Romania.</p>
<p>C&#8217;è una soluzione? Dove sono i partiti di sinistra? E&#8217; davvero finita l&#8217;epoca delle ideologie?<br />
Ma soprattuto, ai lavoratori italiani va bene così? Forse sì, finché il fuoco non inizierà a bruciare anche sotto i loro piedi.</p>
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		<title>Mafia a Rimini? No, impossibboli.</title>
		<link>http://www.disordine.com/2010/12/06/mafia-a-rimini-no-impossibboli/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 17:45:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristian</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo un articolo dell&#8217;ANSA di oggi, 6 dicembre 2010. &#8221;Chi punta a governare stia attento alle mafie&#8221;. Sono parole del giudice Piergiorgio Morosini, nato a Cattolica ma da 16 anni a Palermo. Il magistrato in un&#8217;intervista afferma che &#8221;a Rimini c&#8217;e&#8217; un crescente riciclaggio di proventi illegali delle attivita&#8217; mafiose, molto piu&#8217; di Palermo, Enna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><img alt="Photo by http://www.flickr.com/photos/wmjas/" src="http://farm1.static.flickr.com/36/102991742_c8a6d21186.jpg" title="Mafia allo scoglio" class="alignnone" width="500" height="375" />Questo un <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/emiliaromagna/2010/12/06/visualizza_new.html_1672747944.html">articolo dell&#8217;ANSA</a> di oggi, 6 dicembre 2010.</p>
<blockquote><p>&#8221;Chi punta a governare stia attento alle mafie&#8221;. Sono parole del giudice Piergiorgio Morosini, nato a Cattolica ma da 16 anni a Palermo. Il magistrato in un&#8217;intervista afferma che &#8221;a Rimini c&#8217;e&#8217; un crescente riciclaggio di proventi illegali delle attivita&#8217; mafiose, molto piu&#8217; di Palermo, Enna o Agrigento&#8221;.</p>
<p>Morosini poi aggiunge: &#8221;I politici hanno una grande responsabilita&#8217; nelle mani. Mi piacerebbe sapere cosa propongono i candidati alle elezioni per fronteggiare il riciclaggio di denaro sporco&#8221;.</p></blockquote>
<p>Se ne parlava già anni fa, e quando ne parlammo in consiglio provinciale, tutti si affrettarono a smentire, dicendo che volevamo screditare il buon nome degli imprenditori riminesi. </p>
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		<title>No alla condanna a morte. Anche per Sakineh.</title>
		<link>http://www.disordine.com/2010/09/07/no-alla-condanna-a-morte-anche-per-sakineh/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 13:51:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristian</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che differenza c&#8217;è tra Sakineh e una persona condannata a morte in USA, in Cina, in Arabia Saudita, in Libia o nei circa cinquanta stati in cui è ancora in vigore? In America hanno condannato quindici persone nell&#8217;anno in corso, eppure lo stato italiano non ha messo nessuno striscione in proposito sui balconi dei propri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Che differenza c&#8217;è tra Sakineh e una persona condannata a morte in USA, in Cina, in Arabia Saudita, in Libia o nei circa cinquanta stati in cui è ancora in vigore?</p>
<p>In America hanno condannato <a href="http://www.nessunotocchicaino.it/news/index.php?iddocumento=13311092&amp;srcday=0&amp;srcmonth=0&amp;srcyear=0&amp;mover=">quindici persone nell&#8217;anno in corso</a>, eppure lo stato italiano non ha messo nessuno striscione in proposito sui balconi dei propri edifici; il numero delle persone condannate a morte ogni anno in Cina è probabilmente sottostimato, ma neanche in questo caso abbiamo visto reazioni forti dello stato italiano.</p>
<p>Non parliamo poi della discrepanza tra l&#8217;accoglienza riservata al colonnello Gheddafi e la situazione dei diritti umani in Libia, dove <a href="http://www.nessunotocchicaino.it/archivio_news/201005.php?iddocumento=13308897&amp;mover=0">diciotto persone sono state fucilate</a> nel maggio scorso.</p>
<p>Occorre fare quanto più possibile per evitare che una persona venga condannata a morte, in qualsiasi stato del mondo.<br />
Come spesso accade, però, ci si ricorda di queste notizie solo quando serve: forse, speriamo, Sakineh verrà salvata dagli occhi che ora sono puntati sull&#8217;Iran.</p>
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		<title>Gran Torino (lettera di un operaio Fiat a Marchionne)</title>
		<link>http://www.disordine.com/2010/07/25/gran-torino-lettera-di-un-operaio-fiat-a-marchionne/</link>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 08:44:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristian</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Premessa. Avrei voluto scrivere diverse cose sulla Fiat, su Pomigliano, sulla decisione di Marchionne di spostare parte della produzione italiana in Serbia. Ho cominciato, mi sono incazzato più di quanto lo ero prima e alla fine quello che avevo scritto era servito in sostanza solo a me. Poi ho letto questa lettera di un dipendente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.disordine.com/wp-content/uploads/2010/07/marchionne.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1028" title="marchionne" src="http://www.disordine.com/wp-content/uploads/2010/07/marchionne.jpg" alt="" width="300" height="230" /></a>Premessa. Avrei voluto scrivere diverse cose sulla Fiat, su Pomigliano, sulla decisione di Marchionne di spostare parte della produzione italiana in Serbia.<br />
Ho cominciato, mi sono incazzato più di quanto lo ero prima e alla fine quello che avevo scritto era servito in sostanza solo a me.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi ho letto questa lettera di un dipendente della Fiat che ha scritto a Sergio Marchionne. Le sue parole valgono cento, mille volte quello che è stato detto o scritto da qualsiasi esponente della sinistra italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Cristian</p>
<p style="text-align: justify;">-</p>
<p style="text-align: justify;">Caro Sergio, Non posso nascondere l’emozione provata quando ho trovato la sua missiva, ho pensato fosse la comunicazione di un nuovo periodo di cassa integrazione e invece era la lettera del «padrone», anzi, chiedo scusa: la lettera di un collega.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho scoperto che abbiamo anche una cosa in comune, siamo nati entrambi in Italia. Mi trova d’accordo quando dice che ci troviamo in una situazione molto delicata e che molte famiglie sentono di più il peso della crisi. Aggiungerei però che sono le famiglie degli operai, magari quelle monoreddito, a pagare lo scotto maggiore, non la sua famiglia. Io conosco la situazione più da vicino e, a differenza sua, ho molti amici che a causa dei licenziamenti, dei mancati rinnovi contrattuali o della cassa integrazione faticano ad arrivare a fine mese. Ma non sono certo che lei afferri realmente cosa voglia dire.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel che è certo è che lei ha centrato il nocciolo della questione: il momento è delicato.<br />
Quindi, che si fa? La sua risposta, mi spiace dirlo, non è quella che speravo. Lei sostiene che sia il caso di accettare «le regole del gioco» perché «non l’abbiamo scelte noi».<br />
Chissà come sarebbe il nostro mondo se anche Rosa Lee Parks, Martin Luther King, Dante Di Nanni, Nelson Mandela, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Emergency, Medici senza Frontiere e tutti i guerrieri del nonostante che tutti i giorni combattono regole ingiuste e discriminanti, avessero semplicemente chinato la testa, teorizzando che il razzismo, le dittature, la mafia o le guerre fossero semplicemente inevitabili, e che anziché combatterle sarebbe stato meglio assecondarle, adattarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">La regola che porta al profitto diminuendo i diritti dei lavoratori è una regola ingiusta e nel mio piccolo, io continuerò a crederlo e a oppormi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quel che riguarda Pomigliano, le soluzioni che propone non mi convincono. Aumentare la competitività riducendo il benessere dei lavoratori è una soluzione in cui gli sforzi ricadono sugli operai.<br />
Lei saprà meglio di me come gestire un’azienda, però quando parla di «anomalie» a Pomigliano, non posso non pensare che io non conoscerò l&#8217;alta finanza, ma probabilmente lei non ha la minima idea di cosa sia realmente, mi passi l’espressione, «faticare».</p>
<p style="text-align: justify;">Non so se lei ha mai avuto la fortuna di entrare in una fonderia. Beh, io ci lavoro da 13 anni e mentre il telegiornale ci raccomanda di non uscire nelle ore più calde, io sono a diretto contatto con l’alluminio fuso e sudo da stare male.<br />
Le posso garantire che è già tutto sufficientemente inumano. Costringere dei padri di famiglia ad accettare condizioni di lavoro ulteriormente degradanti, e quel che peggio svilenti della loro dignità di lavoratori, non è una strategia aziendale: è una scappatoia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma parliamo ora di cose belle. Mi sono nuovamente emozionato quando nella lettera ci ringrazia per quello che abbiamo fatto dal 2004 ad oggi, d’altronde come lei stesso dice «la forza di un’ organizzazione non arriva da nessuna altra parte se non dalle persone che ci lavorano».<br />
Spero di non sembrarle venale se le dico che a una virile stretta di mano avrei preferito il Premio di risultato in busta paga oppure migliori condizioni di lavoro. Oppure poteva concedere il rinnovo del contratto a tutti i ragazzi assunti per due giorni oppure una settimana solo per far fronte ai picchi di produzione, sfruttati con l’illusione di un rinnovo e poi rispediti a casa. Lei dice che ci siete riconoscenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono molti modi di dimostrare riconoscenza. Perché se, come pubblicano i giornali, la Fiat ha avuto un utile di 113 milioni di euro, ci viene negato il Premio di produzione? Ma immagino che non sia il momento di chiedere. D’altronde dopo tanti anni ho imparato: quando l’azienda va male non è il momento di chiedere perché i conti vanno male e quando l’azienda guadagna non è il momento di fermarsi a chiedere, è il momento  di stringere i denti per continuare a far si che le cose vadano bene.</p>
<p style="text-align: justify;">Lei vuole insegnarci che questa «è una sfida che si vince tutti insieme o tutti insieme si perde». Immagino che comprenda le mie difficoltà a credere che lei, io, i colleghi di Pomigliano e i milioni di operai che dipendono dalle sue decisioni, rischiamo alla pari. Se si perderà noi perderemo, lei invece prenderà il suo panfilo e insieme alla sua liquidazione a svariati zeri veleggerà verso nuovi lidi.<br />
Noi tremeremo di paura pensando ai mutui e ai libri dei ragazzi, e accetteremo lavori con trattamenti ancora più più svilenti, perché quello che lei finge di non sapere, caro Sergio, è che quello che impone la Fiat, in Italia, viene poi adottato e imposto da ogni altro grande settore dell’industria.</p>
<p style="text-align: justify;">Spero che queste righe scritte con il cuore non siano il sigillo della mia lettera di licenziamento. Solo negli ultimi tempi ho visto licenziare cinque miei colleghi perché non condividevano l’idea «dell’entità astratta, azienda». Ora chiudo, anche se scriverle è stato bello. Spererei davvero che quando mi chiede se per i miei figli e i miei nipoti vorrei un futuro migliore di questo, guardassimo tutti e due verso lo stesso futuro.<br />
Temo invece che il futuro prospettato ai nostri figli sia un futuro fatto di iniquità, di ingiustizia e connotato da una profonda mancanza di umanità. (&#8230;) Un futuro in cui si devono accettare le regole, anche se ingiuste, perché non le abbiamo scelte noi. Sappia che non è così, lei può scegliere. Insieme, lei e noi possiamo cambiarle quelle regole, cambiarle davvero, anche se temo che non sia questo il suo obbiettivo (&#8230;).<br />
A lei le cose vanno già molto bene così.</p>
<p style="text-align: justify;">Sappia che non ha il mio appoggio e che continuerò ad impegnarmi perché un altro mondo sia possibile. Buon lavoro anche a lei.<br />
Massimiliano Cassaro<br />
24 luglio 2010</p>
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		<title>Un altro caffè. Amaro.</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 07:47:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristian</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è di che essere preoccupati ed invece la stragrande maggioranza degli italiani non ne sa un cazzo. Compri un hard disk, una pendrive, un media center con hard disk, uno smartphone, una scheda di memoria, e paghi una tassa per ogni megabyte, in quanto si dà per scontato che userai quello spazio per memorizzare materiale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>C&#8217;è di che essere preoccupati ed invece la stragrande maggioranza degli italiani non ne sa un cazzo.</p>
<p>Compri un hard disk, una pendrive, un media center con hard disk, uno smartphone, una scheda di memoria, e paghi una tassa per ogni megabyte, in quanto si dà per scontato che userai quello spazio per memorizzare materiale coperto da copyright ottenuto illecitamente. Una tassa come risarcimento ai produttori musicali e cinematografici.</p>
<p>Ora la Federazione italiana degli editori <a href="http://www.corriere.it/economia/10_aprile_22/fieg_crisi_grave_editoria_non_aiutati_da_governo_7cba6f06-4df2-11df-b72f-00144f02aabe.shtml">chiede una mini tassa</a> transitoria, &#8220;un caffè al mese&#8221; a chi naviga, perché informandosi sul web toglie risorse all&#8217;editoria.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="internet, caffè e giornale" src="http://farm4.static.flickr.com/3152/2588229115_5c219495c3_d.jpg" alt="foto di jeff wilcox" width="500" height="375" /></p>
<p>Transitoria come le tasse per la guerra in Abissinia o per il terremoto dell&#8217;Irpinia?<br />
La follia è che se io utilizzassi internet solo per leggere siti in lingua inglese o francese, dovrei comunque dare dei soldi all&#8217;editoria italiana. La battuta sull&#8217;uso dei motori di ricerca di Malinconico è realmente triste e dimostra che non solo che non sia capace di leggere quanto dice ad esempio Murdoch, ma che non ha neanche mai usato Google News, che in pratica è una vetrina per i giornali online.</p>
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		<title>Layout, feedreader e zen.</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 16:19:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristian</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A volte certe cose sono nell&#8217;aria e dal contenuto dei commenti al post di Andrea di oggi, noto di essere in buona compagnia. Da tempo anch&#8217;io trovo &#8220;disagio&#8221; di fronte al bombardamento di stimoli che la classica homepage può provocare. La ricerca di layout in grado di mettere in prima pagina tutta una serie di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>A volte certe cose sono nell&#8217;aria e dal contenuto dei commenti <a href="http://www.andreabeggi.net/2010/04/20/non-so-piu-leggere/">al post di Andrea</a> di oggi, noto di essere in buona compagnia.<br />
Da tempo anch&#8217;io trovo &#8220;disagio&#8221; di fronte al bombardamento di stimoli che la classica homepage può provocare.<br />
La ricerca di layout in grado di mettere in prima pagina tutta una serie di contenuti recenti, per dare visibilità a tutti gli argomenti che vengono trattati, porta talvolta ad un sincero spaesamento.</p>
<p>Ho pensato a come siamo arrivati qui.<br />
I giornali hanno la loro prima pagina: qui troviamo tutta una serie di notizie in evidenza, che rimandano poi alle pagine interne, ma almeno che una di queste notizie non ci catturi particolarmente, seguiamo un ordine progressivo di pagina nella lettura (a meno che mi trovi davanti ad un quotidiano sportivo, dove leggo solo le ultime pagine).<br />
Nella televisione siamo utenti completamente passivi e siamo costretti ad adeguarci al ritmo e alla sequenza imposta.</p>
<p>Internet, nella sua forma ipertestuale, ci offre la possibilità di scegliere percorsi di lettura, rendendo questo processo estremamente rapido, istintivo. Il problema è che mentre nel formato televisivo siamo costretti ai tempi decisi da altri, la grande libertà che siamo riusciti a guadagnarci porta con sè l&#8217;ansia di una consultazione sempre più compulsiva. Inoltre l&#8217;immensa mole di informazioni, possibili percorsi, innumerevoli diramazioni che internet ci mette a disposizione, può portarci alla lettura &#8220;scanner&#8221; dove cerchiamo velocemente il succo del contenuto senza soffermarci troppo su di esso.</p>
<p>I blog avevano portato una piccola novità, in quanto l&#8217;ordine di presentazione dei contenuti non era scelto secondo una gerarchia di notizie più o meno importanti, bensì solamente attraverso l&#8217;ordine cronologico inverso.<br />
Questa modalità è quella che poi ci ritroviamo nei feed reader, che tengono sotto controllo, al posto nostro, quelle che sono le nostre fonti d&#8217;informazione, che possiamo consultare cronologicamente e secondo le nostre arbitrarie categorie.</p>
<p>Il feedreader ha anch&#8217;esso i suoi lati negativi. Io tempo fa cercavo di mantenere controllato il numero delle mie fonti, prima 100 poi 200. Ad un certo punto mi sono reso conto che era inutile cercare di leggere per forza tutto. Era meglio, per me, avere nel feed reader tutte le fonti che ritenevo interessanti per qualche motivo e cercare di categorizzarle meglio, in modo da creare una scala di priorità ma anche aumentare la possibilità di incappare in contenuti stimolanti.</p>
<p>Tornando per chiudere al layout delle pagine dei giornali online, posso dirvi come faccio io: apro ogni articolo che trovo in una homepage in una nuova tab. Quando non c&#8217;è più niente che mi interessi la chiudo, e così passo alla lettura delle tab aperte. Quello che non riesco a leggere lo appunto con <a href="http://www.instapaper.com/">Instapaper</a>. Tante cose non riesco poi a leggerle ugualmente. Sicuramente non erano fondamentali per la mia giornata.<br />
In ogni caso se erano importanti ne avrà parlato qualcuno delle mie fonti aggregate nel feed reader.</p>
<p>Oggi Sara mi ha chiesto che cos&#8217;è lo zen. Ho cercato, senza successo di spiegarglielo. Sicuramente la sua tazza non era piena. Molto probabilmente sono io che non ho centrato la tazza, e forse quella che avevo in mano non era una teiera.</p>
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		<title>Io sto con Emergency</title>
		<link>http://www.disordine.com/2010/04/12/io-sto-con-emergency/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 07:41:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristian</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le accuse rivolte agli operatori di Emergency in Afghanistan sono un attacco tremendo ad una delle realtà in grado di dimostrare il vero volto della guerra. Io ho sottoscritto l&#8217;appello. Fallo anche tu.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><a href="http://www.disordine.com/wp-content/uploads/2010/04/iostoconEMR.gif"><img src="http://www.disordine.com/wp-content/uploads/2010/04/iostoconEMR.gif" alt="Io sto con Emergency" title="iostoconEMR" width="420" height="300" /></a></p>
<p>Le accuse rivolte agli operatori di Emergency in Afghanistan sono un attacco tremendo ad una delle realtà in grado di dimostrare il vero volto della guerra.</p>
<p>Io ho sottoscritto l&#8217;appello. Fallo <a href="http://www.emergency.it/">anche tu.</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Rotta verso la Cina</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 12:15:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristian</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggete questo articolo di Punto Informatico su quello che sta succedendo ora in Italia e di come le nostre connessioni ad internet siano attualmente spiate in modo illegale. Il mio timore è che con il governo attuale dobbiamo aspettarci una ulteriore stretta negativa appena la FAPAV (Federazione antipirateria audio visiva) in combutta con quella associazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><img class="alignleft" title="la fapav spia gli utenti italiani in modo illegale" src="http://farm3.static.flickr.com/2803/4156849784_1f90a33624_d.jpg" alt="" width="240" height="361" />Leggete <a href="http://punto-informatico.it/2786807/PI/Commenti/sia-fapav-sua-volonta.aspx">questo articolo di Punto Informatico</a> su quello che sta succedendo ora in Italia e di come le nostre connessioni ad internet siano attualmente spiate in modo illegale.</p>
<p>Il mio timore è che con il governo attuale dobbiamo aspettarci una ulteriore stretta negativa appena la FAPAV (Federazione antipirateria audio visiva) in combutta con quella associazione mafiosa che è la SIAE interpelleranno il Governo per fare pressione su magistratura e garante della privacy.</p>
<p>La questione della pirateria andrebbe affrontata in maniera molto diversa, io direi in maniera diametralmente opposta.</p>
<p>Mi rendo conto che è una visione estrema: ti vorrei però fare presente che quando compri un cd o un dvd vuoto, oppure un lettore mp3, un hard disk per tenere le tue foto, o un decoder con hard disk <a href="http://www.businessonline.it/news/9735/Tassa-su-computer-cellulari-lettori-mp3-per-decreto-legge-Tra-qualche-giorno-e-realta.html">paghi una tassa che va a finanziare la SIAE</a>. In pratica è stato deciso per legge che i dispositivi di memorizzazione sono realizzati per compiere illeciti e pertanto per ogni gigabyte devi pagare una tassa.</p>
<p>Dovrebbe essere il 5 di novembre tutti i giorni.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Svendono l&#8217;acqua ai privati mentre l&#8217;Italia va dietro ai trans</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 07:31:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristian</dc:creator>
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		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<category><![CDATA[lanzillotta]]></category>
		<category><![CDATA[privatizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[trans]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutte palle. Mentre sui giornali e nelle tv si discute di trans, dei deliri di un PresDelCons che si crede Dio e Napoleone, di crocifissi (che rimarranno al loro posto, perchè siamo una provincia del Vaticano), sotto al culo e nel quasi totale silenzio, passa al Senato una riforma che cambierà il nostro paese e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><a href="http://www.flickr.com/photos/aldoaldoz/3592804408/"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3417/3592804408_405d888554_m_d.jpg" title="Acqua pubblica in vendita" width="240" height="194" align="left" /></a>Tutte palle. Mentre sui giornali e nelle tv si discute di trans, dei deliri di un PresDelCons che si crede Dio e Napoleone, di crocifissi (che rimarranno al loro posto, perchè siamo una provincia del Vaticano), sotto al culo e nel quasi totale silenzio, passa al Senato una riforma che cambierà il nostro paese e la nostra vita.</p>
<p>Quasi totale, perchè se ne accorge solo Il Sole 24 Ore. Come al solito per trovare notizie rilevanti il quotidiano economico è in prima fila.<br />
Nel passato governo di centro sinistra il decreto del ministro Lanzillotta fu fermato grazie alla opposizione delle forze di sinistra, una delle ultime cose buone che riconosco al mio ex partito: il decreto prevedeva la sostanziale privatizzazione dei servizi pubblici, tra cui l&#8217;oro del ventunesimo secolo, l&#8217;acqua.</p>
<p>Ora al Senato rispunta e passa, infilato nel decreto sulle infrazioni comunitarie.</p>
<p>Sveglia Italia, anche se pure il PD (Partito Depositi) era, ed immagino sia ancora, favorevole alla svendita dei servizi pubblici.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Lettera aperta a Topo Gigio</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 14:47:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristian</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Visto che sono a casa in malattia, tra febbre, nausea, dolori articolari, tosse e raffreddore, non posso che ripubblicare una missiva che condivido in toto: Lettera aperta a Topo Gigio P.C. : &#8211; al Ministro del Welfare: Maurizio Sacconi, al Ministro per la Pubblica Amministrazione: Renato Brunetta Carissimo Topo Gigio, che piacere rivederti in televisione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Visto che sono a casa in malattia, tra febbre, nausea, dolori articolari, tosse e raffreddore, non posso che ripubblicare una missiva che condivido in toto:</p>
<blockquote><p>
Lettera aperta a Topo Gigio<br />
P.C. : &#8211; al Ministro del Welfare: Maurizio Sacconi, al Ministro per la Pubblica Amministrazione: Renato Brunetta</p>
<p>Carissimo Topo Gigio,<br />
che piacere rivederti in televisione dopo così tanti anni! Prima di tutto volevo dirti che sei sempre stato un mio mito, fin da quando ero piccola, e anche che mi sei mancato moltissimo (ma dov’ eri finito?). Sono perciò davvero contenta che la diffusione di questa nuova influenza: A/H1N1 mi abbia dato almeno l’opportunità di ricevere tue notizie e di rincontrarti: tu sei sempre uguale, il bambino mio coetaneo di tanti anni fa, ma come hai fatto? Io, invece, nel frattempo, sono invecchiata e ho superato di un bel po’ gli “..anta”.<br />
Ora potrei essere la tua mamma e forse anche la tua nonna. Mah, che dire?! Pazienza …. Seguendo però il tuo spot – promosso dal Ministero del Welfare &#8211; sulle cinque regole da seguire per non contrarre , e per non diffondere l’influenza A/H1N1 mi è sorto un dubbio e un conflitto di coscienza. Per questo ti scrivo e mi farebbe piacere che tu, famoso e popolare come sei, inoltrassi per me, e per tanti miei amici e colleghi, questi dubbi ai Ministri Sacconi e Brunetta, che pur essendo i Ministri di uno stesso Governo – sembra – non siano d’accordo tra loro, o perlomeno un po’ dissociati.<br />
Tu saprai sicuramente che il Ministro Brunetta afferma che il Pubblico Impiego è una categoria di persone privilegiate, discole e decisamente “lazzarone” e saprai anche che, dallo scorso anno, gli impiegati della Pubblica Amministrazione se si ammalano e devono stare a casa per qualche giorno vedono decurtato il proprio stipendio. Questi provvedimenti sono stati introdotti proprio per osteggiare, se non impedire, l’assenteismo diffuso e la proverbiale lazzaronaggine che “ci” caratterizza.</p>
<p>Ora ti chiedo: nel caso mi venisse l’influenza (che ne so io di quale tipologia?) come dovrei comportarmi? <strong>Regola n° 5</strong> del tuo spot: devo stare a casa e curarmi? O devo stoicamente continuare ad andare a scuola &#8211; scusa, non te lo avevo ancora detto: insegno in una scuola superiore di Milano &#8211; e dimostrare così che non è vero che sono una “statale” privilegiata e con pochissima voglia di lavorare e di produrre? Ti chiedo queste cose perché, da comune e normalissima cittadina, anch’io ho gli stessi problemi di milioni di altri comuni e normali cittadini italiani: un affitto e/o un mutuo da pagare, figli da crescere, genitori anziani e malati da curare e supportare economicamente (la mia mamma, una badante, non poteva certo permettersela con la sua pensione …).</p>
<p>Ora ti chiedo: “Ma se io con l’influenza dovessi stare a casa per cinque giorni, e trovarmi così a fine mese lo stipendio decurtato di circa € 100,00 – sono ahimé nell’ultimo gradone della carriera degli insegnanti – e per giunta passare per lavativa e privilegiata … Ma non è meglio che stoicamente stringessi i denti e andassi ugualmente a scuola? Ecco, vorrei che tu, che sei stato scelto per questo simpaticissimo ed efficace spot, facessi presente ai due Ministri che almeno dovrebbero mettersi d’accordo. In caso d’influenza chi devo ascoltare: Sacconi? Brunetta?<br />
E poi dovresti anche ricordare loro che la nostra Costituzione, cita all’art. 3: “ Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza ….. di condizioni personali e sociali”. Perché allora agli insegnanti e ai dipendenti ATA della scuola pubblica, agli impiegati di Poste, Tribunali, Ospedali, Ministeri, ecc … se si ammalano vengono fatte decurtazioni sullo stipendio e però, al tempo stesso, attraverso gli spot del Ministero del Welfare, si dice che in caso di sintomi d’ influenza devono stare a casa?</p>
<p>Sono molto confusa, caro amico mio d’infanzia Topo Gigio, ti affido, e ti chiedo d’inoltrare, questa mia richiesta di chiarimento. Forse tu qualche possibilità di comunicazione con i Ministri l’avrai, io – noi dipendenti del Pubblico Impiego – purtroppo non l’abbiamo. Tanti cari saluti e un abbraccio fortissimo,</p>
<p>firmato una insegnante di Milano &#8211; (si firma con nome, cognome e istituto ma non so se ho il diritto di ripubblicarlo)</p></blockquote>
<p>Oltretutto, essendo a casa in malattia non dovrei neanche scrivere qui, perché dovrei essere in un limbo tra la vita e la morte in cui ogni attività sociale anche all&#8217;interno della mia abitazione mi è preclusa (e per cui se sto qui a scrivere dal letto, non vedo perché non potrei starmene in ufficio a rispondere al telefono, fare assistenza remota, risolvere problemi, trovare soluzioni, eccetera, eccetera..).</p>
]]></content:encoded>
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