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Quando ho visto il titolo di un post di Gaspar rilanciato su friendfeed avevo capito un’altra cosa. Mi sono detto ,guarda Gaspar come è geniale, nessuno parla più di Google Wave e lui invece propone un uso di Google wave per realizzare un barcamp.
Mi sono immaginato una wave che permettesse di raccogliere i link alle varie wave degli interventi, e poi le varie wave, dove chi apre la wave introduce l’argomento, porta una sua visione e poi la discussione avanza, con i suoi tempi, anche in modalità asincrona e tale da permettere a chi è intervenuto di modificare anche i propri contenuti, magari aggiungendo materiale visivo o riflessioni a freddo, in una discussione in cui tutto l’aspetto cazzeggio è su altri canali.

Poi ho cliccato sul link e ho notato che il post di Gaspar parlava di tutt’altro.

ParmaWorkCamp
Se potete venerdì e sabato andate al ParmaWorkCamp, per riflettere e capire come il lavoro, il mercato del lavoro e il web si incontrano, come il web cambia il modo di lavorare per molte persone e come il web possa aprire alcune possibilità.
A me ha sempre affascinato l’idea che per certi tipi di lavoro sia possibile lavorare da casa, senza doversi sorbire chilometri di spostamenti inutili ogni giorno: la realtà italiana è purtroppo ancora legata al concetto di sedia e scrivania (è chiaro che il metalmeccanico non lo puoi fare da casa via internet) e quando viene proposto siamo comunque sempre nei meandri del precariato.
Diverso il lavoro per i liberi professionisti che possono utilizzare questi strumenti innovativi per creare e gestire gruppi di lavoro a chilometri di distanza, anche dall’altra parte del globo.

E quindi perché non ci vado? Semplice, non puoi lasciare i bimbi a casa da soli e seguirli in VNC. E a tre anni è giusto andare al parco a giocare, invece che pensare al lavoro che non c’è e chissà se ci sarà.

Ieri non avevo avuto tempo. Oggi ho cercato di trovare qualche minuto per scrivere un post sul Barcamp Torino 2008. Difficile farlo tra bimbe urlanti e telefoni che squillano. Seguono quindi una serie di riflessioni sparse su questo fine settimana torinese.
Il Circolo dei lettori ospitava anche una mostra d'arte su CioccolaTOLa prima edizione del barcamp torinese era stato il secondo evento di questo tipo realizzato in Italia: aveva posto uno standard con cui misurarsi, e quasi tutti i barcamp successivi avevano poi cercato in qualche modo di replicare o superare quell’esperienza.
Non so se questo secondo barcamp torinese avrà la stessa importanza, ma sottolinea una tendenza.

I barcamp hanno ormai due anime che convivono: da una parte c’è l’aspetto “conferenza” che va dal divulgativo al tecnico, passando per le analisi e le riflessioni. Sempre lunga la lista di persone sul wiki che vogliono parlare davanti ad un pubblico, in questo caso non limitato ai soli blogger.
L’altra anima del barcamp è quella sociale, che vede le conversazioni che nascono sui blog continuare dal vivo, o nascere sul posto per poi continuare sui blog appena tornati a casa.
A quelle si aggiungono anche tante chiacchiere, tra chi ormai si conosce da diverso tempo. Autoreferenziali, dirà subito qualcuno, qualcuno che forse fa troppa fatica ad alzarsi dalla propria sedia e trova molto più facile sparlare di quello che non conosce e sentirsi così un po’ più superiore.
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WordCampWordPress è ormai una delle più diffuse piattaforme al mondo per creare il proprio blog, soprattutto da chi vuole gestirlo autonomamente, personalizzarlo, aggiungervi funzionalità.

Con la presenza di Matt Mullenweg, il primo WordCamp italiano rappresenta quindi una occasione per portare l’esperienza italiana di chi lo usa quotidianamente a chi si occupa dello sviluppo attuale e futuro di questa piattaforma.

Perché non arrivare al WordCamp con un lavoro frutto di una ampia discussione che raccolga proposte, critiche, possibili soluzioni per rendere le future versioni di WP migliori sul blog o sul wiki del WordCamp?

Pseudotecnico

Dopo il RomagnaCamp mi sono arrovellato su una domanda alla quale non riesco a dare risposta, in parte perché penso che non ci sia una risposta definitiva, in parte perché di fotografia ne capisco poco e ammetto la mia ignoranza.

Quale differenza sostanziale c’è tra Canon e Nikon a livello amatoriale, cioè nel settore delle reflex al di sotto dei mille euro?

Da una parte conosco persone che mi parlano di una superiorità di Nikon per quanto riguarda gli obiettivi, dall’altra conosco molte più persone che hanno una Canon e ne parlano un gran bene.
E’ esclusivamente una questione di costo per cui le Canon sono più diffuse (o almeno pare a me) delle Nikon, o ci sono altri aspetti che fanno propendere la scelta per una o per l’altra, trascurando (oppure no?) il fattore puramente emozionale.

Visto che tra i blogger ci sono molti appassionati di fotografia mi piacerebbe capirne di più: la fotografia sarebbe un divertente hobby per trascinarmi fuori di casa più spesso.