Nove mesi

Sono alla biblioteca di Misano. Ho portato Sofia ad un progetto estivo per aiutarla a focalizzare la sua attenzione su un singolo compito: il suo cervello probabilmente si annoia a fare quello che insegnano a scuola, cose che lei impara al volo e cerca così nuovi stimoli.

Torno qui in questa biblioteca dopo nove mesi. Quando ero venuto qui l’ultima volta, avevo portato Sara e Sofia ad assistere ad una lettura recitata per bambini.
Avevo già scritto un post sulla morte di Marco Simoncelli e di come appresi la notizia proprio in questa biblioteca.
Oggi che invece del vento freddo della fine di ottobre c’è un garbino infuocato: ho rinunciato all’aria condizionata e sono uscito in giardino, da dove ascolto il rumore di auto a otto cilindri a v che girano nel circuito ora intitolato a Marco.
Questa zona d’Italia e fortemente legata ai motori. La generazione di mio padre ha pianto Pasolini, non lo scrittore e regista, ma il motociclista riminese Renzo Pasolini, morto insieme a Jarno Saarinen a Monza il 20 maggio 1973, che è poi l’anno in cui sono nato.
La mia generazione ricorda in tenera età la scomparsa di tanti piloti: Villeneuve, Paletti, Bellof, De Angelis, Alboreto, Senna, Ratzenberger, Toivonen, Katoh, Tomizawa (ne dimentico sicuramente tanti e meno famosi).
La morte di Marco è qualcosa di simile a quella di Villeneuve, probabilmente più forte ancora, perché tutti aspettavamo la grande e certa consacrazione di un grandissimo motociclista.
Ci rimane il vuoto che ha lasciato, un sorriso grande e sincero, un ragazzo della Romagna ruspante con un amore per i motori e la velocità che anche la certezza di poter andare incontro alla morte non avrebbe scalfito.
E ora di rientrare a prendere Sofia, in questa bella biblioteca che rimarrà per me sempre legata a quel ricordo.

2 pensieri su “Nove mesi

  1. I primi nomi che mi vengono in mente da aggiungere al tuo elenco sono quelli di Dan Wheldon e Greg Moore, ampliando il campo alle corse d'oltreoceano. Avevo 12 anni quando in quel weekend di Imola si contarono due morti e vari feriti. Nella mia mente da bambino la morte in pista era qualcosa legato solamente al passato. E' come se fossi cresciuto di svariati anni in un solo colpo. Il mito prese un'altra forma: sì, possono morire dei piloti semi-sconosciuti, ma i tuoi beniamini sono troppo in gamba. E invece la morte di Sic l'ho vissuta come quella del ragazzo figo della tua scuola che era amico di tutti, che prendeva in giro i prof. Quando è successo io ero in chiesa e dovevo pure suonare, ma controllavo gli hashtag su Twitter con l'Android appena potevo. E iniziò una sequenza di #rip, #rip, #rip. Beh, uno poteva essere uno scherzo o uno sbaglio, ma due, tre… E allora ho fatto il conto: io 29 anni, lui 24. Continuo a guardare le gare chiedendomi cosa avrebbe combinato con questa Honda, in questo campionato. Beh, dai, ti ringrazio per avermi dato quest'occasione di pensare.

    1. Me li ricordo bene sia Moore che Wheldon, anche se ho sempre seguito le corse americane solo attraverso Autosprint.
      Simoncelli era probabilmente destinato a diventare campione anche in MotoGP, per qualche anno ancora sarà difficile non pensare a lui ad ogni gara.

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