Coccole

Capita a volte che ti alzi alla mattina e tua figlia, quella più grande che fa la quarta elementare ti faccia, come dire, girare le scatole.
Ti dice che non vuole andare a scuola, che non le piace la scuola. Tu esci di casa che ancora la crisi è in atto, prendi la bici, ti fai una decina di chilometri con un paio di gradi di temperatura ambiente, lotti contro i computer per nove ore, facendo giusto una mezz’ora di pausa e poi verso le cinque e mezza, quando sta tramontando rimetti il caschetto e pedali verso casa.

Appena entrato scopri dalla moglie che la figlia grande ha fatto casino fino a pochi minuti prima di andare a casa, e che ora si trova dalla nonna in ritiro.
Apri il tuo account sul computer di casa, butti un occhio agli scaricamenti, e poi un suono ti avverte che è arrivata una email. Una email dall’indirizzo della nonna, intitolata “coccole”:

Ciao babbo sono la Sara, ti ricordi che io stamattina non volevo
andare a scuola, e guarda caso mi sono divertita più degli altri
giorni la Nadia ci ha divisi in due gruppi, io con il mio gruppo siamo
andati al computer, poi siamo tornati disopra e con la Paola abbiamo
parlato perchè il diciassette si starà a casa e da lì abbiamo
iniziato a parlare di Garibaldi, Nino, ugo ecc…
e anchi dei 150 anni d’ Italia.
Sei il papà migliore di tutto l’ universo.

Ti sciogli, chiami la moglie per farle leggere quelle parole, quando solo pochi minuti prima stavate discutendo di come aiutare quella bimba grande a vivere meglio il suo rapporto con la scuola, la competitività tra compagni, le responsabilità, ma soprattutto la curiosità di scoprire cose nuove ogni giorno.

Per quanto siano brave le maestre la scuola rimane un microuniverso in cui i bambini imparano a confrontarsi con la vita, e spesso è molto dura. Tu come genitore ti metti in discussione continuamente, pensi di aver contribuito oltre ogni modo a quelle insicurezze, memore di tanti infruttuosi studi di psicologia, pensi a come migliorare quella situazione che a volte ti sfugge di mano.

Quelle parole non significano che ti sbagliavi, che sei stato un bravissimo genitore. Nella dura scalata della crescita spesso si scivola, e ci si fa anche male, l’importante però è tenersi alla corda, sicuri che l’altro terrà ben salda quella corda.

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