I primi due sono stati riconosciuti colpevoli di legami con un’organizzazione monarchica e il terzo con i Mujaheddin del Popolo.
Sono i dimostranti iraniani condannati a morte per le manifestazioni avvenute a seguito delle elezioni che hanno visto la riconferma di Ahmadinejad.

Indipendentemente dalle posizioni politiche non si può che essere contro all’uso della pena di morte, soprattutto quando in ballo c’è il diritto di manifestare il proprio dissenso contro un regime teocratico.
Chissà cosa ne pensa il nuovo premio Nobel per la pace, presidente di uno stato in cui la pena di morte non è stata ancora abolita.

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