I social network sono il male assoluto (secondo il MiniTrue)
Prima parte
Internet non ha cambiato la mia vita. L’ha ampliata. Credo l’abbia già detto qualcuno.
Se una volta le persone oltre che faccia a faccia si conoscevano e comunicavano per lettera e poi per telefono, oggi la tecnologia ci permette di mantenere questo collegamento in modo continuo e costante, ma anche asincrono come può essere un botta e risposta tramite la posta cartacea ma con tempi estremamente diversi.
Gli amici che abitano nella mia zona, che incontro più o meno frequentemente non sono diversi da quelli che abitano a centinaia di chilometri di distanza, che indubbiamente sento con più frequenza di questi, proprio grazie alla rete che rappresenta anche a livello sociale lo strato network dello stack iso/osi della mia vita.
Una interconnessione continua, o per meglio dire sempre disponibile, paragonabile ad una piazza d’altri tempi dove quanto passi di lì, parli con qualcuno o con un particolare gruppo, ma senti la presenza di tutti quelli presenti, e loro sanno che ci sei, anche solo ascoltandoti indirettamente, rendendo spesso i contatti diretti molto significativi.
Intermezzo
Scrivo queste banalità cercando di trovare un modo per ringraziare questo network di amici che, ognuno a suo modo, mi è stato vicino, anche solo con uno scambio di battute.
Seconda parte
Secondo il Ministero della Verità i social network, i blog, internet dovrebbero essere un luogo pieno di gente mentalmente malata, pronta a dire e fare qualsiasi cosa protetti dalla anonimità che la rete garantisce, gente incapace di avere una vita sociale dello stesso livello di quella che riesce a crearsi in rete.
I governi hanno paura del proprio popolo: la rete è il luogo in cui le coscienze rimangono sveglie e dove le persone si radunano in “numero superiore a tre formando una assemblea sediziosa”, come si diceva una volta, e dove la socialità può tornare a ricostruire rapporti che la modernità ha strappato via con i ritmi che impone, nel vivere lo spazio e il tempo.
Dalla finestra aperta sento l’audio di un televisore. Dopo la sigla del telegiornale sento indistintamente “Buonasera Italia, questa è la voce del fato”.
Io premo un tasto, e il portatile si riattiva dallo stand-by.
If you enjoyed this post, please consider to leave a comment or subscribe to the feed and get future articles delivered to your feed reader.
Comments
Secondo me invece molte persone all'interno dei governi capiscono bene quale importanza può avere oggi la rete, e proprio per questo viene tenuta sotto controllo con modalità diverse, dalle leggi alla sua demonizzazione, cosa a cui contribuiscono anche i media tradizionali che sono i primi a perdere pubblico e introiti.
Il pericolo vero è la sua trasformazione in televisione, limitando la possibilità delle persone di usarla per veicolare informazione.
In cuor mio ho la speranza che la libertà della rete sia un processo inarrestabile, ma solo se ci saranno molte persone a spingere in questo senso, e anni di apatia televisiva non aiutano.



Da un lato i governi hanno paura, dall'altro sembrano non capire ancora la portata di tutto questo (non tutti, ma molti di certo) e non so quale delle due sia peggio. La sfida per il futuro sarà quella di mantenere la rete uno spazio libero e a disposizione di tutti e di fare in modo che anche i governi ne facciano parte, senza paura. Chi è tanto miope da non capire questo avrà delle brutte sorprese.