Facebook e la socialità generalista

facebookSono diversi anni che la meno con queste storie, quelle che parlano di come il web sia diventato uno strumento realmente sociale e sia passato da qualche anno da collegare i computer a collegare realmente le persone.
Mia moglie più di una volta si è lamentata, pur non comprendendolo completamente, del fatto di come questo universo sociale rapisse una parte della mia attenzione quotidiana.
Per non parlare delle velate accuse condite di gelosia, in merito ai contatti di sesso femminile.

Insomma, ieri, complice la presenza a casa nostra di una amica che “mi segue” su Facebook (dove io in realtà vado poco, più che altro gli status cambiano quando aggiorno Twitter) ho creato un account su Facebook a mia moglie.

E’ stato l’inizio della fine: dopo un iniziale smarrimento, Federica (l’amica) inizia a spiegare a Monica come fare (come dire che io non ero in grado di spiegarglielo con parole comprensibili agli umani).
Ha passato così la sera prima a cercare alcuni amici, prima del periodo delle superiori, poi è passata alla ricerca di amici romani (ha frequentato la facoltà di sociologia alla Sapienza) e caso vuole che ne abbia beccati un paio, con cui ha amichevolmente parlato, sghignazzando per decine di minuti.

Oggi sono tornato a casa dal lavoro e mi ha detto che è stata un’altra ora a chattare su Facebook con un amico che non sentiva da oltre dieci anni, e in quel momento stava disquisendo con un mio amico riminese che l’aveva invitata (me compreso, s’intende) ad una cena per raccogliere fondi per Gaza.

Insomma sono anni che parlo di social network, web 2.0 e affini risultando alieno al 90% delle persone in carne ed ossa che frequento ogni giorno.
Ora mia moglie penso abbia capito una parte di me che non conosceva, ma mi chiedo: ho perso mia moglie? :)

Ok, dopo la divertente parentesi familiare, una piccola riflessione.

Perché funziona Facebook? E’ semplicemente arrivato al momento giusto? Oppure ha avuto il vantaggio di partire da una base di utenti fidelizzati come gli studenti americani, fattore che non spiegherebbe il successo italiano?
Io credo che diversamente da altri social network sia semplicemente quello che ha saputo finora gestire meglio opportunità e copiare il meglio da altri, ha sfruttato il lavoro di centinaia di sviluppatori attratti dai numeri sempre più alti di iscritti per la loro applicazione, ma soprattutto ha un pregio, cioè di essere un social network generalista centrato sulle persone.

Se penso a Flickr, Youtube o LinkedIn, ognuno di questi gira attorno ad un elemento, che può essere una fotografia, un video o il proprio curriculum; Twitter e Friendfeed sono i sistemi più interessanti degli ultimi tempi ma rimangono comunque alieni alla maggioranza delle persone.
Una vocina da dietro ha detto “e Myspace?”. Beh, quella accozzaglia di pagine terrificanti poteva andar bene per i quattordicenni (senza offesa) ma un mio amico che lavora in banca forse non si sarebbe mai iscritto a Myspace, ma però ha un account su Facebook.

Perciò un social network che è in grado di attrarre utenti di tutte le età ed interessi è destinato a diventare quello che potrei chiamare lo “Über-network”.

Inoltre Facebook rende molto semplice trovare nuovi contatti, sia attraverso la proposta di contatti dei propri contatti, sia grazie alle notifiche delle attività dei propri contatti che hanno quasi un effetto domino, rendendo la prima fase di approccio molto emozionante per chi non ha mai usato questi strumenti.

Quindi Facebook ha come oggetto proprio le persone, alle quali poi vengono collegati tutti gli altri elementi siano essi foto, video, eventi, relazioni….
Chissà però quanti hanno mai riflettuto sulla quantità di dati personali che diventano ogni giorno pubblici, e per certi versi di proprietà di Facebook.

Ci sarebbe modo di andare anche più in profondità, ma c’è una bimba che mi strattona da cinque minuti..

9 comments on “Facebook e la socialità generalista

  1. Dario SalvelliNo Gravatar marzo 4, 2009 11:07 pm

    Ecco, lei, almeno per una 10 di anni non farla iscrivere a Facebook! ;)

    Bel post comunque, sono d'accordo con te: probabilmente basta la connessione tra le persone per fare un SN di successo? Visto che non si è mai evoluto veramente per molto tempo è stato così anche per MySpace.

  2. Nicola D'AgostinoNo Gravatar marzo 5, 2009 12:17 pm

    La chiave del successo e della presa sulle diverse fasce e tipologie di utenti è proprio quel termine che usi parlando di Twitter e FriendFeed: "interessante".
    Facebook è un servizio che attira (e vince su molti altri) per una socializzazione fine a sè stessa mentre altri hanno meccanismi più complessi, spesso legati a "contenuti" (Flickr, Delicious), scopi (LinkedIn) attività (Dopplr, Upcoming) e presenze online (il blog, il tumblr, Google Reader) risultando quindi meno immediati e comprensibili, con barriere d'ingresso decisamente più forti.

    nda

  3. kOoLiNuSNo Gravatar marzo 5, 2009 1:26 pm

    con "ho perso mia moglie ?" mi hai fatto morire dal ridere ….

    "ma però", pero' .. non si dice :-P

    Infine hai centrato esattamente il nocciolo della questione … una volta un'amico mi ha chiesto "ma io come faccio ad interagire con il tuo blog?" … e ho pensato a come il meccanismo del commento al post può essere {è} limitante … invece il flusso di "emozioni" su faccialibro è incentrato su di me, e ciascun tassello e' commentabile e "ripubblicabile" …

    Vedremo presto, cmq, se questo modello relazionale crolla sotto una massa di utenti e contenuti generati in crescita esponenziale da mesi !

  4. cristiancontiNo Gravatar marzo 5, 2009 8:58 pm

    Il mio post era molto all'acqua di rose, ma c'è una cosa che non ho detto, e per molti sarà una ovvietà ma non è così.
    Facebook è il primo social network in cui non solo ci si mette letteralmente e materialmente la faccia ma anche nome e cognome, tanto che gli account fittizi se scoperti vengono cancellati.
    Pur essendo uno di quelli che vuole che l'anonimato in rete rimanga tale, anche per permettere quella bellissima esperienza di personalità multiple e vivere in rete anche per quello che non si è o che si vorrebbe essere (a proposito, qualcuno ha più sentito parlare di Second Life? ;) ), ritengo che il fatto di dire "questo sono io, ma veramente io" sia stato dirompente, e sarebbe interessante studiarne gli aspetti psicologici e sociologici.

  5. abel23No Gravatar marzo 6, 2009 8:14 am

    Odio facebook!

  6. cristiancontiNo Gravatar marzo 9, 2009 9:24 am

    Cory Doctorow a Milano ha detto: "Facebook è la pornografia del sociale. Si nutre di se stesso e di quantità, più che di qualità. Queste cose perdono di senso quando il tuo boss che non sopporti ti chiede di essere tuo amico.
    E no, non è una buona cosa essere amici di tutti: ci sono anche brutte persone, in giro. Un conto è essere amichevoli, un conto essere amici. Bisogna essere amichevoli e gentili con tutti, ma amici no”.

    Da Wittgenstein

  7. Nicola D'AgostinoNo Gravatar marzo 9, 2009 6:18 pm

    Ma quello _non_ sei tu. Con la scelta di cosa condividere, quanto, cosa scrivere… c'è una selezione ed una scelta sul come presentarsi, consciamente o meno.

    nda

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