Warhol a Parma

Andy Warhol in mostra a ParmaDi ritorno da una scappatella con Monica e Sara (Sofia a casa con la nonna) alle cinque terre liguri, abbiamo fatto una fermata nei dintorni di Parma per visitare la mostra delle opere della factory di Andy Warhol alla Fondazione Magnani Rocca.

Innanzitutto una nota per quando riguarda le indicazioni stradali, talmente assenti che se non fosse per i suggerimenti dello “human network” neanche il tomtom più aggiornato avrebbe trovato il posto.

La Fondazione.
E’ un luogo stupendo, a parte il bar ristorante che ha prezzi spropositati, quindi munitevi di pranzo al sacco.

La mostra. Prezzo 8 euro per adulto, 6 per il ridotto e si può così entrare: rimandiamo la visita delle opere della mostra permanente e iniziamo subito il percorso di Warhol.
La luce fucsia che ne illumina la prima sala rende perfettamente lo stacco con le classiche opere di santi e crocifissioni: tra le oltre 150 opere esposte troviamo una serie di foto di Warhol con altri personaggi che hanno visitato la Factory, quadri, stampe, pubblicazioni.
Non posso commentare sulla sezione video che per motivi di tempo, e per la presenza di Sara, non ho potuto visionare.
Le opere presenti sono abbastanza interessanti soprattutto la serie dei ritratti di personaggi celebri, tra cui un Lenin su fondo nero del 1987, molto intenso.
La mostra permanente della Fondazione presenta infine una serie di opere che non potranno che impreziosire la vostra visita, se avrete voglia di addentrarvi nella provincia parmense.

Il fattaccio. All’ingresso è ben indicato che è vietato portare all’interno macchine fotografiche e videocamere. Io, che le avevo con me, non ci penso nemmeno a lasciargliele lì, e me le tengo in borsa. Mia moglie ad un certo punto vuole scattare una foto col cellulare, Sara davanti ad un classico barattolo di Campbell’s.
Come un fulmine arriva una addetta del museo che gli chiede di cancellare la foto, come da disposizioni del museo: mia moglie acconsente ma un errore fa sì che la foto sia rimasta in memoria.
Io intanto replico all’addetta che questa disposizione è completamente in disaccordo con la filosofia dell’autore, che affermava che il valore dell’artista era basato anche sulla quantità e sulla circolazione delle sue opere, e che fosse vivo oggi, in un’epoca di gadget elettronici, internet e creative commons, non avrebbe mai permesso un divieto del genere sulle sue opere.
Parole sprecate.
In compenso durante il percorso si è controllati a vista come dei criminali in procinto di colpire, una sensazione che nei musei all’estero non si avverte.

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