Vorrei una donna al comando

La giornata internazionale della donna non è un giorno di festa ma un giorno in cui fare un bilancio di come e se sta cambiando la condizione della donna nel mondo.

Per curiosità sono andato a vedermi la pagina su Wikipedia, per scoprire che nella versione italiana si parla di leggende urbane, falsi storici accertati in merito all’incendio della fabbrica in cui morirono 140 donne, vittime di un incendio.
Non entro nel merito della polemica, ma cercare di sminuire il significato di questa ricorrenza in questo modo, additandolo come “un falso storico accertato che fu elaborato dalla stampa comunista ai tempi della guerra fredda”, rappresenta un modo schifoso di negare le lotte che hanno dovuto affrontare le donne nell’ultimo secolo.
Potrebbe anche essere vero che la genesi di questa giornata non è quell’evento: lo è comunque ogni volta che una donna ha dovuto abortire in condizioni disumane prima dell’istituzione della legge 194, ogni volta che nel mondo viene praticata l’infibulazione, ogni volta che una ragazza viene scartata sul lavoro, discriminata o ricattata, per il semplice fatto che potrebbe rimanere incinta, ogni volta che qualcuno violenta una donna, sia fisicamente ma anche solo con qualche commento sessista.

Ripensando alla storia dell’umanità, alle società dove le donne contavano ed avevano un notevole peso, sento sempre più necessaria la presenza di più donne impegnate nell’amministrare il nostro paese, non come forma di rispetto di genere, di quote rosa.
Alzate la voce, denunciate le discriminazioni, riprendete il vostro ruolo di creatrici del mondo. Ne guadagneremo tutti.

3 comments on “Vorrei una donna al comando

  1. Roberta MilanoNo Gravatar marzo 8, 2008 11:01 am

    Grazie per l’attenzione ma sarebbe più bello se usassi il NOI e non il VOI. Il lavoro da fare non è solo nostro. Credo che il passaggio fondamentale sia di tipo culturale e questo non risparmia il genere maschile, anzi. Riconoscere la differenza come valore e come risorsa, non ricercare l’uguaglianza attraverso l’omologazione. E siamo ancora tanto (ma tanto) lontani.

  2. CristianNo Gravatar marzo 8, 2008 11:24 am

    In parte sono d’accordo, sarebbe più bello usare il noi: il mio appunto finale era una esortazione alle donne a partecipare di più alla vita Politica (con la maiuscola) delle nostre città, riconoscendone i valori che solo loro possono portare e che un uomo difficilmente è in grado di incarnare.

    Spesso le donne si impegnano in azioni che sentono più concrete e in grado di avere risultati visibili in un tempo più breve come associazioni e volontariato.
    Sono poche le donne che si impegnano nell’azione politica, attività che spesso abbandonano quando formano una famiglia, lasciando campo aperto agli uomini che dominano la scena.

    Quasi sempre,”riconoscere la differenza come valore e come risorsa” risulta nella pratica politica solo un modo di dire, che al massimo si può materializzare nella candidatura di alcune donne in ruoli marginali.

  3. Roberta MilanoNo Gravatar marzo 8, 2008 11:40 am

    Hai centrato perfettamente quello che sento. Io ho abbandanato parecchi anni fa la vita politica perchè non amavo la dissertazione fine a se stessa, le riunioni interminabili e inconcludenti, i tatticismi logoranti e la competitività sfrenata. Amo, invece, le dissertazioni, le riunioni, i tatticismi e la competitività ma diversamente declinate. Con l’esperienza (e purtroppo gli anni) ho imparato a pormi obiettivi raggiungibili. Tendo ad evitare i conflitti, se non per “legittima difesa” (procreazione assistita, attacco alla 194, ….) Le mie energie le dedico, ora, a cose che posso modificare. Spero, però, molto nelle future generazioni di donne e di uomini.

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