Non si può più attendere

Ieri a Torino in un incidente in una acciaieria è morto un ragazzo come me, di 34 anni, anche lui con due figli. (mentre scrivo arriva la notizia della morte di uno dei sei feriti gravi, che probabilmente vedremo tutti fare la stessa fine).
Mi sento fortunato, non saprei come altro esprimermi.

La tragedia di Torino alla Thyssen Krupp è un altro di quegli incidenti sul lavoro che hanno una responsabilità precisa, quel continuo rilancio al ribasso su sicurezza sul lavoro, diritti dei lavoratori, la loro precarietà e ricattabilità, tutti elementi che sono lontani dai pensieri della politica.

Quella politica indistinguibile capace di pensare solo ad aumentare fino al suo massimo di sempre (e sotto un governo di centro sinistra) le spese sugli armamenti, a cacciare gli stranieri indesiderati, visti sempre e solo come una minaccia alla nostra sicurezza.

Detto questo che non potevo tenermi dentro, una nota personale.
Potrà sembrarvi off-topic ma in fondo rimane sempre il mio blog.

Questo fine settimana sarò a Roma alla Conferenza Nazionale di Sinistra Critica, l’area congressuale di Rifondazione Comunista che deciderà la sua dipartita da un partito che non è quello che dovrebbe essere, e che in sostanza non esiste più.

In questi ultimi anni abbiamo visto il sogno del nostro partito appannarsi sempre di più, a causa di persone che puntavano solo a difendere quel posto che la politica gli aveva consegnato: abbiamo visto un partito di lotta iniziare a perdere il proprio contatto con la gente, annacquare la propria iniziativa nelle esperienze nelle maggioranze di governo locale.
Questa ultima esperienza con un secondo governo Prodi ha rappresentato in forma ancor più evidente che Rifondazione Comunista è stata incapace di fare quello che si proponeva: ora confluirà in una nuova compagine politica, insieme a Comunisti Italiani, Verdi e transfughi dei DS, che altro non sarà che una spalla per il partito democratico, da cui non potrà mai realmente affrancarsi, per il rischio di perdere quei privilegi che la burocratizzazione di questi partiti non può e non vuole rischiare di perdere.

Sinistra Critica, questo il nome attuale di un progetto in creazione: a determinare la necessità di un partito anticapitalista e rivoluzionario è ovviamente il grado di distruttività del capitalismo globale oltre il livello di degenerazione politica e morale cui è giunta la sinistra storica.
Ma non sarà un partito che avrà sedi, circoli riunioni che ruoteranno attorno esclusivamente alla politica istituzionale, azione che rappresentava la quasi totalità dell’azione di Rifondazione Comunista.

Non si tratta perciò di formare un nuovo partitino: io l’ho capito in questi anni in cui sono passato dall’attivismo senza bandiera, dal folgorante ed entusiasmante periodo che possiamo identificare con i Social Forum, all’ingresso in un circolo politico, quello di Rifondazione di Cattolica che nel 2004 mi ha chiesto di propormi come candidato alle elezioni provinciali in cui Rifondazione si presentava nella compagine di centrosinistra.

Proprio il motivo di quella candidatura rappresentava un tentativo di rottura: la federazione riminese voleva imporre un proprio nome sulla lista locale, un nome che non avrebbe avuto niente da ridire sulle scelte della maggioranza di cui si andava a far parte.
Sia io che il compagno di Misano che siamo stati eletti, entrambi dell’area di Sinistra Critica, abbiamo invece cercato di mantenerci sempre critici sulle scelte che si andavano a compiere, votando spesso negativamente motivando coerentemente le nostre scelte.
Poi il piano dei Rifiuti ha posto uno spartiacque tra chi difendeva la scelta dell’ampliamento dell’inceneritore e chi invece proponeva una scelta radicalmente diversa: prima abbiamo avuto come compagni di strada quelli che andranno insieme a Rifondazione a creare la “cosa rossa”, poi le logiche di opportunità politica hanno fatto cedere questi due partiti.
Noi siamo stati prima bersagliati dalle pressioni interne al partito, che minacciavano la nostra cacciata, e poi Rifondazione è stata considerata fuori dalla maggioranza.
Da quel giorno se non altro sono diminuiti i mal di fegato: chi mi conosce sa che non parlo per eufemismi quando parlo di quei primi due anni e di come la politica sia diventata qualcosa di meno interessante per me, a causa di questa esperienza.

La politica non si può esaurire all’interno dei palazzi comunali, provinciali e in Parlamento: in quelle aule mancano i cittadini perché la politica in questi anni ha fatto credere che basta andare a votare e poi “ci pensiamo noi”, a tal punto che ora non possiamo più scegliere nemmeno i nomi di chi poi andrà a rappresentarci.

Vivere la politica istituzionale da dentro, significa comprendere quanto poco contino ormai i bisogni dei cittadini (è peggio di quello che potete pensare) e di come questi centri di potere, siano diventati come delle piccole aziende a cui i cittadini è concesso di aggiustare i numeri della composizione del CDA.

La politica deve tornare nelle scuole, nei luoghi di lavoro, bisogna costringere i sindacati a tornare i diritti di tutti i lavoratori e non solo a difendere i privilegi di alcuni o mettendo una generazione di lavoratori contro l’altra.

Sinistra Critica non nasce dall’alto, ma da diversi mesi si sta cercando insieme a tanti movimenti di costruire insieme un percorso condiviso, perché quelle parole che usiamo abbiano un significato anche per chi oggi ha sedici anni e non sa cosa significhino realmente parole come anticapitalismo, femminismo, ambientalismo, l’essere militanti, e non ultima comunismo.
Quello che sarà Sinistra Critica, o il nome che questo progetto assumerà, è l’unica cosa che oggi mi spinge ad interessarmi di politica: il resto non credo abbia più il diritto di chiamarsi con questo nome.

[intervista a Cannavò]

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