Gare (clandestine) di banalità

Oggi il Resto del Carlino, nell’edizione locale di Rimini, mette in prima pagina e ben in evidenza negli strilloni fuori delle edicole, la notizia della “folle corsa della nostra gioventù bruciata“.

Prendendo il caffé stamattina ho dato uno sguardo a questo articolo, e come immaginavo parlava proprio di un video che avevo visto almeno diversi mesi fa, facendo alcune ricerche sui video caricati che contenevano la parola “cattolica”, il paese dove vivo.
Quella volta riscontrai che il video, caricato nel mese di marzo, era sì un video girato a Cattolica, si riconosce nel video girato con un cellulare solo l’insegna di un supermercato e il parcheggio di fronte alla scuola di mia figlia, ma l’accento di quelli a bordo della vettura dimostra evidentemente che non si tratta di ragazzi di queste parti.

Non che questa zona sia immune dalla follia di correre ad alta velocità per le vie del paese, anzi, ma mettere in prima pagina un video vecchio di mesi solo perché a livello nazionale si continua a parlare di questo “fenomeno dei video messi su internet”, sembra veramente la necessità di colmare i vuoti di chi non sa cosa scrivere, per riempire quella pagina ogni giorno, senza occuparsi dei veri problemi.

Parlare di “video choc”, di “video dell’assurdo” (che proprietà di linguaggio!) invece che di scempio del territorio, cemetificazione che ormai si è spinta fin dentro il mare, rifiuti, è chiaramente più semplice: ma non preoccupatevi, basta un bel consiglio aperto in cui i cittadini in realtà non possono dire niente, per mettersi a posto la coscienza.

Quando in un consiglio provinciale parlai, in proposito della sicurezza stradale, della necessità di porre maggiori controlli per un utilizzo corretto del casco, mi hanno guardato tutti come un alieno: non so da voi ma qui va di moda tenere questa scodella minuscola mezza slacciata sulla nuca, magari con un berretto a visiera per non scompigliarsi i capelli.
Siamo subito pronti a piangere e a parlare di curva assassina, incrocio killer, senza mai ricordarsi di chiedersi dove sono quei genitori che dovrebbero insegnare ai figli come tenersi cara la pelle ed invece comprano ai figli delle belle auto con tanti cavalli.

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