Twitmob, flashmob sulla rete
Non so se l’ha già pensato qualcuno. A me è venuto in mente, mentre facevo colazione e mi rodeva il fatto che abitando a Cattolica non posso partecipare ad eventi più o meno interessanti che succedono solitamente nelle grandi città, Milano e Roma in primis, e ad esempio alla Twitterbeer di Bologna.
Ho associato due elementi: Twitter e le flashmob, cioè quelle aggregazioni di persone che “si riunisce all’improvviso in uno spazio pubblico, mette in pratica un’azione insolita generalmente per un breve periodo di tempo per poi successivamente disperdersi” (fonte Wikipedia).
La possibilità offerta da Twitter di aggiungere nei messaggi dei link permette di veicolare in maniera quasi istantanea un numero molto elevato di persone su un sito internet, un post, un evento live che sta succedendo dalla rete.
Certo, dipende dal numero di persone che seguono su Twitter quello che scrivete, ma essendo uno strumento che permette di essere sempre “always connected” (a proposito quando riparte il servizio sms??), si trasforma nel canale ideale per veicolare informazione.
Ad esempio, il terremoto avvenuto ieri a Città del Messico è stato riportato per primo da Robert Scoble che non ha fatto altro che raccogliere i messaggi su Twitter di chi aveva segnalato le scosse.
Nota a margine.
Da oltre un mese sempre più siti stanno utilizzando Twitter come una sorta di aggregatore, o meglio, creano degli utenti Twitter che non sono altro che dei feed RSS: tu lo aggiungi ai tuoi friends e invece di guardare nel tuo aggregatore, ricevi gli aggiornamenti nel flusso di Twitter.
Non dico certo una novità.
Ma se tutto finisce lì dentro, il rischio di sovraccarico di informazione è altissimo: se uniamo chiacchiere, fuffa, link, rss nel nostro messenger, quando troveremo un minuto senza interruzioni per fare qualcosa di produttivo?
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