Sono a casa, almeno fino al 15 di gennaio, pare..questioni burocratiche non permettono di rinnovarmi il contratto di lavoro, probabilmente come succede per tanti precari che lavorano con la pubblica amministrazione. Si chiama “esercizio provvisorio”, cioè quanto un bilancio, non approvato entro la fine dell’anno non permette di assegnare risorse per più di un dodicesimo dell’anno precedente. Quindi niente contratti di lavoro per i tempi determinati.
Un contratto tramite agenzia interinale (ho già fatto quasi tre anni di lavoro in questo modo) sarà forse necessario: probabilmente finchè i tempi tecnici permetteranno di siglare un contratto normale, certamente non più lungo di sei mesi.
Tanto oramai i finanziamenti li fanno a chiunque, basta che compri.

Le prospettive per il futuro, dove lavoro ora, sono difficili da capire: le decisioni sono in mano a diverse persone, da un lato c’è il bilancio, dall’altro il blocco delle assunzioni. E i precari nel mezzo, a fare invece un lavoro normale.
Prospettive, come si dice, “di carriera”, limitate: a loro serve un tecnico hardware e software che si occupi dei sistemi operativi. Punto. Ci sono comunque molti aspetti interessanti che affrontiamo, dal wireless, a diversi altri ambiti nel software e nelle infrastrutture di rete.
Sempre che il Comune non decida di esternalizzare il servizio.

Proprio in questi due giorni mi sono beccato tre punzecchiature: prima qualcuno mi ha fatto notare che probabilmente tutto il tempo che passo online per scrivere articoli non vale la candela. Mmmh. Poi un amico mi ha detto “ma quand’è che tutte queste conoscenze in ambito internet le metti a frutto per un pò di bizness?”. E due.
Un’ora fa ho ricevuto una telefonata per una offerta di lavoro: niente di particolare, un lavoro comunque di responsabilità tecnica in una piccola azienda. Per ora mi sono preso tempo per pensarci, ma probabilmente, conoscendomi, non richiamerò.

Intanto è ripartita la ricerca per una alternativa all’appartamento in cui abito. Non so se potrò rimanere qui dove abito ora, quindi ci muoviamo per tempo.
Va a finire che devo ricominciare a fare anche il pizzaiolo, altro che Barcamp.
p.s. volevo mettere una immagine in questo post, ma oggi la rete sembra andare come una 56k e mi sono stancato di aspettare. Oggi non mi gira..

2 pensieri su “Mente locale di un precario con la luna storta

  1. Il pizzaiolo non mi pare male come alternativa.. certo, potresti inventare la pizza “Hack” o magari una pizza 2.0.
    Il mio pizzaiolo di fiducia, Alessandro, e’ un po’ come il parrucchiere e il ginecologo: persone alle quali racconti la tua vita fin nei minimi dettagli, cose che magari a mio marito non direi mai.
    Correggo: cose che non ho mai detto.

    Non posso capire la situazione bene, non mi tocca, quindi da egoista non mi metto nei panni di chi la vive, ma ne sono costernata; una delle ragioni per le quali me ne sono andata dall’Italia e’ anche la questione lavoro.

    (e anche questo commento andra’ a finire in spam.. usi Askimet, nevvero?)

  2. Sì, Akismet ha purtroppo dei buchi non indifferenti e soprattutto non impara dai propri errori.

    Ho fatto il pizzaiolo dall’età di 14 anni non ancora compiuti, facendo la stagione estiva e i weekend nel periodo invernale per tanti, tanti anni.
    L’anno scorso ho smesso per poter finalmente avere un pò di tempo in più da passare con la famiglia e per ogni altra cosa che fino ad ora non avevo mai fatto, come permettermi di dire “sabato e domenica andiamo a trovare x a milano…”.

    Della mia situazione non c’è molto da capire..penso sia una situazione simile a tante altre e tutto sommato mi ritengo molto fortunato.
    Mia moglie che è di madre olandese mi ha fatto notare più volte la differenza tra Italia e Olanda, che per quanto stia regredendo, è veramente lontana in termini di trattamento economico e costo della vita.
    Un amico emigrante mi ha detto: “lavoro cinque giorni alla settimana, oppure dei periodi ne lavoro tre, scelgo io quando, ma non mi pesa economicamente. soprattutto ho tempo per vivere, senza preoccuparmi di dover lavorare per avere un pò di vita.”.

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