Singolare la scelta da parte del magazine Time che ogni fine anno mette in copertina il personaggio dell’anno.

Nella foto campeggia un computer e sotto la scritta “You”: l’avvento e la diffusione di social networks come YouTube, Facebook, MySpace stanno facendo in modo che il contributo di un singolo individuo possa raggiungere un numero enorme di persone.
Pensate anche a quanti account sono stati creati:
io personalmente penso di essermi iscritto ad un buon 70% dei servizi che sono stati lanciati (escludendo molti cloni mediocri) e non solo, li ho pure usati, caricato materiale, scritto contenuti e segnalazioni.

La domanda che si pone il Times è cosa questo esperimento, il decantato Web2.0, diventerà.
Quello che mi chiedo io è se il giocattolo riuscirà ad evitare la disgregazione dei percorsi alternativi, il miraggio della pubblicità, la concentrazione su alcuni canali preferenziali e il controllo da parte dei grandi gruppi mediatici.

Il pericolo è che si crei un nuovo mondo digitale, che riproduca i modelli di quello attuale, ritornando ad una fruizione passiva, perdendo quella carica innovativa che sta portando: la possibilità di ognuno di portare il proprio contributo e la propria voce.

Certo, una voce in mezzo ad un milione di voci può rischiare di perdersi, aumentando solo il rumore di fondo, e passare inosservata: ma quale alternativa abbiamo al silenzio?

Urgono lezioni private di buddismo zen…

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