Apprendo da Punto Informatico che i funzionari di dogana americani possono, senza motivo plausibile, sequestrare i portatili dei viaggiatori, i loro dischi e altri supporti elettronici per motivi di sicurezza nazionale.
La notizia è stata diffusa dall’Association of Corporate Travel Executives, che ha diramato un allarme ai propri soci, consigliando di premunirsi, trasferendo via email in forma cifrata le informazioni riservate necessarie per il proprio viaggio di lavoro.
Grande clamore ieri quando questa notizia è stata pubblicata dal New York Times che, pur ribadendo che questi casi sono rari, c’è anche chi ha dovuto attendere un anno per vedersi restituire il portatile.
Chiariamoci, se per una persona qualunque la preoccupazione è il sequestro in sè, per chi lo usa come strumento di lavoro dove vengono conservati dati e documenti riservati, la cosa si fa molto più complicata.
Devo dedurre che se non cambia aria in America, il futuro prospettato da George Orwell e Alan Moore si sta decisamente materializzando.
Ipotizzo quindi che non andremo a suonare a breve in America. Dove quindi?

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