Un sindaco piccolo piccolo
Il sindaco di Cattolica nel suo discorso del 25 aprile, così come nella cartolina che ha fatto arrivare a casa, parla di “25 aprile, festa della libertà”.
Io pretendo che un Sindaco usi le parole correttamente e che porti rispetto per uno dei pilastri del paese dove vivo: il 25 aprile si chiamava, si chiama e si chiamerà “Festa della Liberazione”, la festa che celebra la Resistenza Italiana, il giorno in cui ricordiamo che è sempre possibile alzarsi contro i tiranni, anche con il sacrificio della vita.
Avevamo vent’anni e oltre il ponte
oltre il ponte ch’è in mano nemica
vedevam l’altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte.
Tutto il male avevamo di fronte
tutto il bene avevamo nel cuore
a vent’anni la vita è oltre il ponte
oltre il fuoco comincia l’amore.
Il testo di questa canzone è di Italo Calvino, che ne “Il sentiero dei nidi di ragno” scrisse:
C’è che noi nella storia siamo dalla parte del riscatto, loro dall’altra. Da noi, niente va perduto, nessun gesto, nessuno sparo, pur uguale al loro, m’intendi? uguale al loro, va perduto, tutto servirà se non a liberare noi a liberare i nostri figli, a costruire un’umanità senza più rabbia, serena, in cui si possa non essere cattivi.
L’altra è la parte dei gesti perduti, degli inutili furori, perduti e inutili anche se vincessero, perché non fanno storia, non servono a liberare ma a ripetere e perdurare quel furore e quell’odio, finché dopo altri venti o cento o mille anni si tornerebbe così, noi e loro, a combattere con lo stesso odio anonimo negli occhi e pur sempre, forse senza saperlo, noi per redimercene, loro per restare schiavi.Questo è il significato della lotta, il significato vero, totale, al di là dei vari significati ufficiali. Una spinta di riscatto umano, elementare, anonimo, da tutte le nostre umiliazioni: per l’operaio dal suo sfruttamento, per il contadino dalla sua ignoranza, per per il piccolo borghese dalle sue inibizioni, per il paria dalla sua corruzione.
Io credo che il nostro lavoro sia questo, utilizzare anche la nostra miseria umana, utilizzarla contro se stessa, per la nostra redenzione, così come i fascisti utilizzano la miseria per perpetuare la miseria, e l’uomo contro l’uomo.
Se questo sindaco piccolo piccolo, oltretutto raggiunto da un avviso di garanzia, che in Consiglio Comunale ha sbarrato ogni strada alla possibilità di indire un referendum contro la privatizzazione delle farmacie comunali, vuole una festa della libertà si scelga un altro giorno del calendario, magari d’accordo con l’altra parte che sta a destra.
Il 25 aprile deve rimanere quello che è stato, che è oggi. Non può diventare altro.
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