Supporto

Su invito del Resto della pesaresità ho inserito il banner per il restauro di Epik, glorioso pezzo di aerosol art in pieno centro a Pesaro.

Lo faccio più per parlare di quel periodo e di elevare il concetto che molte persone hanno di quel tipo di arte.

Io vedo l’arte realizzata con gli spray come metafora dei nostri tempi, qualcosa che esiste per un certo periodo poi scompare, dove un’opera verrà sovrapposta da un’altra e un’altra ancora, come tanti manifesti pubblicitari.
Solo che invece di pubblicizzare mastro lindo o la coca cola metto tutto me stesso concentrato in un getto di colore.

Rimane comunque il fatto che a Pesaro c’erano (e alcuni ci sono ancora) grandissimi artisti della bomboletta: i DSP!

If you enjoyed this post, please consider to leave a comment or subscribe to the feed and get future articles delivered to your feed reader.

Comments

Sai. Il dibattito è nato proprio dal fatto che l’areosol nasce per morire, ogni pezzo nasce per morire. Però il discorso di Epik! è un poco diverso. Se prendi Wild Style o Sky’s the limit, allora comprendi ciò che voglio dire. Mi spiego.
La DSP nasce come fenomeno autoctono, senza contatti con il movimento italiano, e ciò ha permesso loro di raggiungere quello stile inconfondibile. Probabilmente dei ragazzini, quali erano allora, se guidati da altri che già erano più avanti, non sarebbero stati capaci di sviluppare quello stile così fortemente caratteristico. Questo è il punto: c’è stato un momento, a cavallo tra la fine degli anni ‘80e l’inizio degli anni ‘90, in cui Pesaro è stata New York. Qualunque obiezione a questo fatto è stupida perché è ovvia, perché è logico che Pesaro non è New York. Ma sto parlando di spirito. Ciò che voglio dire è che lo spirito del pioniere che ho visto negli sguardi delle Anime Profonde, l’ho visto soltanto nei Beastie Boys o nei Public Enemy. Per capirci.

Lascia un commento

(obbligatorio)

(obbligatorio)